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Sergio M. Grmek Germani dice che La capra Penelope è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 20:20.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

Il cast dei sequel di Avatar cresce (ve ne parliamo nella prossima newsletter, nella vostra casella di posta sabato 18 maggio). Per l'occasione vi riproponiamo un confronto critico pubblicato all'epoca dell'uscita del primo film.

Il calciomercato delle piattaforme streaming e dei canali a pagamento, dai destini sempre più intrecciati. Un'analisi di Andrea Bellavita.

Lo scorso 9 maggio è morto a Seattle lo sceneggiatore Alvin Sargent, fra gli sceneggiatori più eclettici e di maggior successo nelle ultime cinque decadi di Hollywood. Suo è Paper Moon , che gli valse la prima nomination agli Oscar. Vi riproponiamo la locandina di Gianni Amelio.

Il 24 maggio arriva su Netflix una nuova serie spagnola che si chiama Alto mare (ve la segnaliamo brevemente nel numero di questa settimana). Avrà il successo di La casa di carta ?

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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8 Giugno 2018

A Bruno Dumont il Pardo d'onore 2018

Il 60enne regista francese Bruno Dumont sarà premiato con il Pardo d'onore al 71esimo Festival di Locarno – che si svolgerà dal 1° all'11 di agosto –, un riconoscimento alla carriera che onora i primi vent'anni dietro la macchina da presa dell'autore.

Dumont approfitterà del premio per presentare al pubblico l'anteprima della sua nuova miniserie Tv, Coincoin et les z'inhumains, che verrà proiettata il 4 agosto nella cornice all'aperto da 8mila posti della Piazza Grande di Locarno. La serie rappresenta il prosieguo di P'tit Quinquin, primo esperimento televisivo del regista risalente al 2014, e vede il giovane protagonista diventare un nazionalista francese. 

Dumont è nato nel nord della Francia nel 1958, debuttando solo 40enne (nel 1997) con il dramma L'età inquieta. Prima di esordire dietro la macchina da presa, l'autore transalpino ha sfruttato i suoi studi in filosofia greca e tedesca come insegnante. Dopo il primo lungometraggio, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs al 50esimo Festival di Cannes dove vinse il Premio Jean Vigo, Dumont non si è più voltato indietro, concentrandosi su un cinema personale, ostico, estremo e approfondito – tutte le sceneggiature dei suoi film sono veri e propri romanzi. Sia il suo primo che il suo secondo film L'umanità, vincitore del Gran Prix speciale della giuria a Cannes, raccontano la sua terra d'origine, le Fiandre francesi.

Con il film successivo, Twentynine Palms, Dumont si sposta in California. Ma è la sua terra a continuare a portargli fortuna quando, nel 2006, firma Flandres: il suo quarto film, il terzo ambientato nelle zone d'origine, gli vale il secondo Gran Prix speciale della giuria a Cannes. Dopo l'esperienza quasi sperimentale di Hors Satan (2011), Dumont si apre a nuovi generi e diversi tipi di esperimenti cinematografici. Con Camille Claudel 1915 racconta, tramite il talento di Juliette Binoche, la scultrice e amante di Auguste Rodin. Quindi, come detto, l'esordio televisivo di P'tit Quinquin. Poi, nel 2016, il bizzarro Ma loute, commedia slapstick in costume con giallo. L'anno successivo, Dumont si è allontanato di un altro passo dai suoi esordi, firmando Jeannette, l'enfance de Jeanne d'Arc, un musical su Giovanna d'Arco.

Il direttore artistico del Festival di Locarno Carlo Chatrian, ha sottolineato la scelta della manifestazione con le seguenti dichiarazioni: «Bruno Dumont è uno di quei registi che esemplifica il cinema del 21esimo secolo. I suoi film sono profondamente radicati nella filosofia, nella letteratura e nella tradizione cinematografica. Eppure sanno, al contempo, guardare in avanti; sono la migliore risposta a quelli che affermano che al cinema non è rimasto più nulla da scoprire».

Il primo Pardo d'onore fu assegnato dalla manifestazione svizzera nel 1989 a Ennio Morricone. Nel corso degli ultimi 30 anni, il premio alla carriera del Festival di Locarno è andato a figure del calibro di Manoel de Oliveira, Bernardo Bertolucci, Ken Loach, Jean-Luc Godard, Abbas Kiarostami, Aleksandr Sokurov, William Friedkin, Jia Zhang-ke, Leos Carax, Werner Herzog, Agnès Varda, Michael Cimino, Marco Bellocchio, Paolo Villaggio, Gian Maria Volonté. Fino ad arrivare, l'anno passato, a Jean-Marie Straub e Todd Haynes.

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