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La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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News


17 Settembre 2018

Quando Jake Gyllenhaal realizzò per caso il sogno di Barry Jenkins

Il primo esempio dei poteri taumaturgici di Jake Gyllenhaal era stato portato da Jamie Lee Curtis, che qualche tempo fa aveva rivelato di aver accettato di ritornare nel suo iconico ruolo di Halloween per il reboot diretto da David Gordon Green solamente grazie all'intercessione del collega. A confermare la magia del Gyllenhaal ci pensa il regista Barry Jenkins, premio Oscar per la sceneggiatura non originale di Moonlight, che ha svelato il bizzarro percorso che ha permesso al suo nuovo film, Se la strada potesse parlare, di ottenere il via libera.

La storia parte da lontano, nel 2013, quando Jenkins era ancora distante dagli Oscar e dai peana di Moonlight. All'epoca il regista lavorava già per poter, un giorno, realizzare il film dei suoi sogni: l'adattamento per il grande schermo di Se la strada potesse parlare, il capolavoro letterario pubblicato da James Baldwin nel 1974, romanzo potentissimo che racconta come mai prima le storie degli afroamericani di Harlem. Jenkins aveva già pronta una prima stesura per la trasposizione, ma gli mancava l'elemento più importante: la concessione dei diritti sul libro, rilasciata da una fondazione che cura l'eredità letteraria di Baldwin e che notoriamente si è sempre rivelata complicata da convincere. 

Entra in scena Gyllenhaal, descritto da Jenkins come un grandissimo fan di James Baldwin. Prima che il regista (all'epoca poco sconosciuto) si informasse sui diritti di Se la strada potesse parlare, Gyllenhaal era stato in contatto con la fondazione per un altro progetto. E sono stati proprio l'interesse di Gyllenhaal e la sua celebrità fuori scala a spalancare le porte, in maniera del tutto incidentale, del sogno di Barry Jenkins e a portare dalla sua parte la donna che si occupa del fondo Baldwin: «Mi disse al telefono: 'Non vogliamo più essere quel tipo di fondazione che presta ascolto solo alle persone famose'. E io all'epoca non ero nessuno. Quindi mi rivelò: 'Dunque, quando è arrivato il tuo pacco con la sceneggiatura dell'adattamento, ci siamo detti che tanto valeva dare ascolto a un tizio di nome Barry Jenkins'. Ed eccoci qui».

Quindi, ricapitolando: Jake Gyllenhaal, con la sola imposizione della luce riflessa della sua fama, ha permesso a uno degli autori contemporanei più interessanti di ottenere i diritti sul libro che gli permettesse di realizzare l'adattamento dei suoi sogni. Dice Jenkins: «L'eredità di Baldwin è talmente ricca, profonda e giustificatamente importante che invece di cercare di vendere alla fondazione il soggetto per la mia idea di adattamento e tentare di convincerli, ho deciso semplicemente di consegnare loro la sceneggiatura. Era chiaro che volevo essere il più possibile fedele al romanzo. Non posso parlare a nome della sorella di Baldwin, Gloria Karefa-Smart, ma so che ha visto il mio primo film, Medicine for Melancholy, e che ha visto qualche assonanza con il lavoro del fratello».

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