Addio e grazie per tutte le news #027

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Gianni Amelio racconta I nuovi mostri e riflette sull'Italia e sulla commedia all'italiana. Rileggete la locandina del 2005, il film è in streaming su RaiPlay.

Il 3 dicembre arrivano su Prime Video le prime 5 stagioni di questa serie Marvel. Curiosi? Scoprite di che parla nella nostra recensione.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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News


26 Novembre 2018

Addio e grazie per tutte le news #027

Addio a Nicolas Roeg
Il quale, umile come è stato per tutta la durata della sua carriera nel cinema, se n'è andato quasi in concomitanza con Bernardo Bertolucci, lasciando al collega più celebre e celebrato gli onori della cronaca. Ed è successo molte volte, che il nome di Nicolas Roeg non brillasse quanto brillava la sua fotografia prima e la sua regia in seguito – l'inglese ha debuttato dietro la macchina da presa solo nel 1970 con il super cult Sadismo. Sarà che Roeg è nato, a livello professionale, alla base della piramide sociale cinematografica: le sue prime esperienze con la celluloide le fa durante il servizio militare come proiezionista improvvisato e autodidatta. Da lì nasce la passione, e una volta tornato in abiti civili trova un lavoro come duplicatore e archivista in uno studio (qui imparerà a montare), quindi ottiene impiego come assistente operatore e via via, un piolo alla volta nella scala della gavetta, fino a essere abbracciato da Roger Corman che lo lancia come direttore della fotografia. Lavorerà con Truffaut, Schlesinger e Richard Lester prima di debuttare, freschissimo 42enne, dietro la macchina da presa come regista. Da lì ha spiccato il balzo per incidere il suo nome sulle tavole sacre del cinema anni '70. Bastano Sadismo, L'uomo che cadde sulla terra e A Venezia... un dicembre rosso shocking per farne un regista essenziale. Nicolas Roeg ha colto con raffinatezza estetica e ritmica lo spirito allucinato degli anni '70, ed è stato il cantore indiretto di quel decennio come John McTiernan lo è stato dei tamarrissimi anni '80 (vedere Predator alle 21.05 su Rai 4 per conferma). Il paragone va ovviamente fatto al netto delle esplosioni. 

Come si paga la voce di Julie Andrews? Un tanto al decibel?
Julie Andrews
è un tesoro dello spettacolo internazionale, sin dai suoi esordi da bambina prodigio come minuscola solista nei teatri di vaudeville inglesi, passando in rigoroso ordine cronologico per Broadway, Mary Poppins, Tutti insieme appassionatamente, la rinascita cinematografica insieme al secondo marito Blake Edwards, i libri per bambini, la televisione, i meme di Tutti insieme appassionatamente, i doppiaggi. E in quanto tesoro, specialmente parlando della sua voce, va valutato adeguatamente. Come quando, alla fine degli anni '90, perde gran parte della sua estensione a causa di un chirurgo maldestro che fa danni durante un'operazione di routine: il tribunale ha valutato le corde vocali di Dama Andrews 20 milioni di dollari. E ci mancherebbe. Pensate dunque a James Wan quando gli hanno detto che Andrews era disponibile a doppiare un personaggio in Aquaman. Il momento più incredibile della sua carriera da regista. Anche più assurdo di quando lo hanno avvisato che aveva svoltato per sempre grazie a Saw – L'enigmista. È come se i produttori di Io & Marley (alle 23.05 su Studio Universal) avessero detto al regista David Frankel: ascolta, ti dispiace se facciamo parlare il cane? Peter O'Toole dice che è interessato a prestare la voce al nostro film.

Al Pacino torna a fare Shakespeare, che Bill sia d'accordo o meno
Era già successo una manciata di anni fa, nel 2004, quando Al Pacino aveva preso da parte quel branzino essiccato di Michael Radford e gli aveva detto qualcosa tipo: tu tieni a bada le comparse parlanti, che io debbo recitare il Bardo. Il risultato è stato Il mercante di Venezia, un film tratto da Shakespeare in cui recita anche Joseph Fiennes – ma come? – e in cui Pacino vince, come sempre, la gara di intensità. Perché non importa sia uno spacciatore cubano, uno sbirro, un allenatore di football o un vendicativo mercante ebreo: Alfredo Pacino dev'essere il più intenso di tutti. In Intrigo internazionale (alle 23 su La 7) avrebbe interpretato l'aereo che spara a Cary Grant e sarebbe stato di certo il più intenso. Se poi lo si porta a teatro, Al diventa come un bambino amish che assaggia lo zucchero per la prima volta; ne sono testimonianza filmata Riccardo III e Wilde Salomé, due film che oggi aiutano gli psicoterapeuti a trattare con attori traumatizzati. Auguri a Radford, dunque, che deve aver passato un ottimo pomeriggio di lexotan quando il suo agente l'ha chiamato per dirgli che Pacino aveva chiesto di lui per una trasposizione cinematografica di Re Lear. Dramma scespiriano in cui succedono un gran numero di cose, tutte molto intense. 

In breve:
In una lunga e interessante intervista all'egiziano Mohamed Karim, stella dello spettacolo mediorientale che sta cercando sbocchi a Hollywood, gli fanno la giusta domanda sull'ultimo film inglese che ha girato, l'action thriller A Score to Settle. Ovvero: com'è stato lavorare con Nicolas Cage? La risposta è un diplomatico ed entusiasta resoconto della sua esperienza sul set. Chiaramente dettato da un ufficio stampa che non voleva che la risposta fosse, più sinceramente: come Icaro, le mie ali sono state bruciate per aver cercato di avvicinarmi troppo al sole. 

Alla prima statistica disponibile, il Re leone di Jon Favreau batte gli Avengers. Il primo teaser trailer del reboot in live action, se per live action si può intendere un film senza esseri umani sullo schermo, del classico animato Disney ha raccolto quasi 225 milioni di visualizzazioni in 24 ore. Una mezza dozzina di milioni in più rispetto al primo trailer di Infinity War. Nando Martellone avrebbe qualcosa di coerente da dire su questa notizia.

Il contributo video di oggi è stupendo perché, innanzitutto, c'è Bob Dylan. Ma non solo: c'è Bob Dylan che deve sponsorizzare il suo whiskey, Heaven's Door. E dal momento che Bob Dylan non è Bill Murray in Lost in Translation, può non andare in Giappone e fermarsi a New York, in una delle decine di talk show serali che si registrano in città. In questo caso è Jimmy Fallon, ma siccome Bob Dylan è Bob Dylan, quello che è arrivato con qualche giorno di ritardo alla consegna del suo Nobel, può anche permettersi di fare pubblicità al suo whiskey senza dire una parola. Signori e signori: Bob Dylan, muto, al circo mentre sorseggia il suo whiskey ascoltando Gymnopédie No.1 di Erik Satie.

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