Addio e grazie per tutte le news #029

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Emanuele Sacchi dice che Quando la moglie è in vacanza è il film da salvare oggi in TV.
Su Paramount Channel alle ore 07:40.

Era atteso per il 2021 il remake live action di Akira , ma la produzione è stata fermata dal momento che il regista Taika Waikiki ha invece firmato per dirigere il quarto Thor . Il cult di Katsuhiro Otomo era del 1988, ma era ambientato nel 2019. E non è la prima volta che se ne annunciava un remake.

Film Tv di questa settimana è un numero speciale che raccoglie le classifiche dei migliori film del decennio 2010-2019. Quello che vi proponiamo è uno dei tanti film citati: Tsai Ming-liang è decisamente uno dei massimi registi contemporanei. Buona lettura.

Il 14 luglio 1969 usciva Easy Rider , cult generazionale e pietra miliare del cinema.

Possiamo riciclare i buoni propositi che Roy Menarini aveva fatto per il cinema del 2017 ancora oggi? Probabilmente sì.

La 14esima stagione è annunciata a settembre negli Usa, mentre la 13esima parte il 19 luglio su Fox in prima visione assoluta. Particolarmente longeva e molto politicamente scorretta, ritorniamo sulla 12esima stagione di C'è sempre il sole a Philadelphia , nell'attesa.

La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

scelta da
Simone Arcagni

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News


29 Novembre 2018

Addio e grazie per tutte le news #029

La si nota di più se partecipa al remake di West Side Story, decisamente
Anche se in effetti, Rita Moreno, non avrebbe nessun bisogno di essere notata. La diva portoricana – che sta per compiere 87 anni e li porta meglio di quanto il 90% dei freelance sedentari portino i loro 40: potrebbe serenamente essere la prossima Captain America (Civil War lo danno alle 21.20 su Rai 2) – è una fra i pochi artisti a vantare il titolo di EGOT: non un'abbreviazione per ego tracimante, bensì la sigla che indica coloro che hanno vinto Emmy, Grammy, Oscar e Tony. La O di EGOT, Moreno se l'era portata a casa nel 1961 come Miglior attrice non protagonista grazie alla sua interpretazione di Anita in West Side Story. Constatata la forma smagliante dell'attrice, ballerina e cantante, Spielberg l'aveva immediatamente tenuta in conto per partecipare al remake del musical che fu diretto da Robert Wise e Jerome Robbins, le cui riprese inizieranno l'estate prossima. Moreno, che ha un passato insieme a Marlon Brando all'apice della sua vis polemica e che quindi tendenzialmente non ha paura di nulla, all'inizio aveva puzzato Spielberg dichiarandosi non interessata. Oggi, vivaddio, ha cambiato idea ed è stata ufficialmente scritturata per un ruolo inedito rispetto all'originale: sarà Valentina, che sostituirà (e amplierà) il personaggio di Doc, il proprietario  del negozio in cui lavora il protagonista Tony.

Ho fatto due etti e mezzo, lascio?
Fare la spesa insieme alla dirigenza Netflix dev'essere la sensazione migliore di sempre, da re del mondo. Tipo andare in Macedonia con un budget di 200 euro e fare il sultano offrendo shottini di Rakjia a destra e a manca. Entri al supermercato delle serie Tv e dei film insieme a Giovanni e Mario Netflix e li osservi andare di scaffale in scaffale mettendo nel carrello TUTTO. Poi arrivano al banchetto degli originali e il commesso comincia a proporre: abbiamo una versione in live action di Cowboy Bebop scritta dal tizio di Thor: The Dark World e Thor: Ragnarok, aggiungo? Aggiunga, aggiunga. E ci posso mettere dentro anche un gran numero di serie animate tratte dall'opera di Roald Dahl, ho fatto La fabbrica di cioccolato, Il grande ascensore di cristallo, Il GGG, Matilda, Gli Sporcelli, La magica medicina, Boy, In solitario. Diario di volo, Il coccodrillo enorme, Io, la giraffa e il pellicano, I Minipin, Il dito magico, Agura Trat, Sporche bestie, Un gioco da ragazzi e altre storie e Rhyme Stew, lascio? Lasci, lasci. Avrei anche il sequel di The Tourist (alle 21.10 su Rai Movie) ambientato a Vibo Valentia e diretto da Enzo G. Castellari, ma sempre con Johnny Depp, vado? Non vadi dottore, non esageriamo. 

«Se la mucca fa mu, allora il merlo deve fare per forza me»
Un mondo senza Rocky Balboa: può veramente esistere? Un personaggio che esiste dal 1976 ed è apparso in sette (molto presto otto) film, ha vinto un Oscar, ha messo fine alla Guerra fredda facendo commuovere ed erompere in una standing ovation Gorbachev con il suo forbito eloquio, ha salvato Sylvester Stallone da una carriera nel porno soft underground. Senza Rocky non c'è «Adrianaaaaaa», niente Tarta e Ruga, niente irresistibili barzellette come quella del titolo, niente Hulk Hogan e Labbra Tonanti, niente Mr. T e «I pity the fool», niente storia d'amore fra Paulie e il robottino Emilio, niente Dolph Lundgren che ti spiezza in due. Eppure, almeno stando a un video girato male sul set di Creed II, pare proprio che Stallone abbia deciso di appendere definitivamente i guantoni di Rocky al chiodo, passando una volta per tutte il testimone della saga a Michael B. Jordan e al suo Adonis Creed, figlio di Apollo che non si chiama Apelle. Dopo più di 40 anni di onorato servizio, non vedremo più Rocky Balboa sul grande schermo. E pare assurdo, perché il buon senso l'avrebbe visto ritirato serenamente alla fine di Rocky V, ma la testardaggine di Stallone ha regalato al personaggio altri tre film, fra cui Rocky Balboa, il più bello della serie insieme dopo il primo. Come se Clint Eastwood avesse deciso di ritirarsi dopo Changeling (su Iris alle 21) per il trauma di aver lavorato insieme ad Angelina Jolie, privandoci di Gran Torino. Evviva la mancanza di buon senso.

In breve:
Se n'è andato davvero troppo presto, aveva 57 anni e da poco più di un anno gli era stata diagnosticata una sclerosi laterale amiotrofica, Stephen Hillenburg, il creatore di SpongeBob. Una delle poche serie animate che continueranno a piacere a tutti nei secoli dei secoli. E se per caso non è così, sappi che ti sbagli. Un particolare ringraziamento va dato a Hillenburg per aver trasformato, nel primo film per il cinema di SpongeBob, David Hasselhoff in un motoscafo umano. Una delle immagini più belle, poetiche e allo stesso tempo disturbanti nella storia dell'animazione.

È stato comunicato il programma del Sundance Film Festival per l'edizione 2019. Tanti giovani virgulti registici si raccoglieranno sotto la neve dello Utah per fare a gara a chi è più hipster e politicamente corretto. Premio garantito per il film che userà l'allegoria più ficcante per descrivere l'America di Trump.

È uscito il trailer definitivo di Se la strada potesse parlare, il nuovo film di Barry Jenkins, già premio Oscar per Moonlight. Tra i commenti più interessanti sul trailer c'è quello del collega Edgar Wright, che non ha sottolineato né il montaggio, né la colonna sonora, né l'idea di direzione degli attori che si può intuire dalle prime immagini; ha, bensì, particolarmente apprezzato il design di interni. I dettagli che ai non addetti ai lavori sfuggono.

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