Addio e grazie per tutte le news #032

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Pier Maria Bocchi dice che Goodbye & Amen è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:35.

Il debutto di George Cukor in televisione. Ad opera di Claudio G. Fava.

Uno dei film più amati di Albertone, uno dei suoi personaggi più indimenticabili. La locandina è di Emanuela Martini.

Il 28 febbraio comincia in prima assoluta su Joi la terza stagione di una serie che abbiamo molto amato. Dove eravamo rimasti?

Il vincitore della Berlinale69 è Nadav Lapid, nostra vecchia conoscenza, con il film Synonymes . Vi ricordate quando presentammo Policeman su FilmtVOD?

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

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Pedro Armocida

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News


4 Dicembre 2018

Addio e grazie per tutte le news #032

I quaderni sciovinisti
C'erano una volta i Cahiers du cinéma, quella rivista fondata nel 1951 da André Bazin e che vantava fra i suoi collaboratori gente tipo Jean Cocteau, Éric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, François Truffaut e Robert Bresson. Insomma, la storia del cinema. Negli anni '50 e '60 hanno segnato il passo della critica cinematografica, creando il genere giornalistico-letterario che oggi conosciamo, sdoganando come autori da riconoscere e ammirare registi del calibro di Hitchcock, Lang, Howard Hawks, Rossellini e Mizoguchi, tra gli altri. Ma quando hai un ombelico così bello, è davvero difficile non restare a guardarselo tutto il giorno. Poi quando ti stufi di guardarlo c'è sempre tanta stupenda lanugine da raccogliere e conservare. Il che porta a un Momento statistica: Imdb dice che, finora, nel 2018 sono usciti in sala 13.013 film, alcuni molto belli, tanti davvero brutti, ma comunque si parla di tredicimilatredici film. In gergo tecnico-cabalistico si dice: una brenta e mezzo di cinema. Quale singolarità statistica permette a una classifica dei migliori film dell'anno di essere composta al 40% di opere francesi? Metti che su tredicimilatredici film, ottimisticamente 300 siano franzosi. Fa il 2,3% sul totale. Che poi i cugini abbiano 4 film abbastanza belli da finire in una plausibile classifica del meglio di fine anno, è un'altra storia. Sono bravi e lo sappiamo. Ma quanto sono odiosi. Sono sciovinismi del genere che fanno venire voglia alla gente di andare al cinema a vedere La mummia con Tom Cruise (alle 21.20 su Canale 5). O i gingilli di Fassbender in Shame (apriti Cielo alle 21.20), anche se per quelli non c'è bisogno di avere scuse. 

La storia segreta di Jackie Chan
Che poi non è proprio così segreta, visto che l'autobiografia in questione (Never Grow Up) è stata pubblicata dalle sue parti nel 2015. Ma noi orridi musi bianchi non ci siamo mai impegnati troppo per capire cosa volessero dire tutti quei disegnini complicati, e dall'alto del nostro paternalismo culturale e delle nostre lingue semplici da gestire – con meritevoli eccezioni, sto guardando proprio te finnico, orrida sciarada agglutinante satura di inutili declinazioni – abbiamo aspettato che qualcuno, in questo caso un giornalista di Singapore, ci imboccasse con una comoda traduzione inglese. E quindi siamo riusciti a scoprire che tutti quei caratteri messi in fila raccontavano le prodezze di Jackie Chan quando era ancora una giovane stella appena sbocciata del cinema hongkonghese e andava in giro a fare il Lapo Elkann cantonese. Orologi di lusso, una macchina nuova al giorno, alcol, donnine, maltrattamenti su minori: l'elenco al completo delle cafonate che fanno i bifolchi arricchiti quando i soldi danno alla testa. E pensare che Jackie adesso è una figura santificata a metà tra Nonno Libero e Tom Hanks, ma con in più i calci volanti. Sarebbe come se dal nulla ci rivelassero che nella prima bozza, le Tartarughe Ninja – a proposito di splendide cafonate, la versione prodotta da Michael Bay è su Tv 8 alle 21.25 – erano celiache e dovevano sbattersi un sacco per cercare una pizza al kamut nella New York di fine anni '80. 

Che fine ha fatto Sam Raimi?
Io me lo immaginavo chiuso in casa da dieci anni a smoccolare contro Columbia Pictures, che al suo Spider-Man 4 aveva preferito un reboot della saga (perché?) diretto da Marc Webb (sul serio?) con protagonista Andrew Garfield (sembra uno scherzo poco simpa anche a sei anni di distanza). Ma poi qualcuno mi ha fatto notare che Sam si era alzato dal divano per mettere il timbro di origine controllata sulla serie Tv Ash vs. Evil Dead e per dirigere James Franco in Il grande e potente Oz. Ok. Ma per il resto, poco o niente. E si sente la mancanza di Sam Raimi. Abbastanza da accogliere con eccessivo entusiasmo la notizia che tornerà a produrre un lungometraggio horror. Certo, qualche anno fa ha supervisionato alla realizzazione del remake de La casa diretto dal guercio uruguagio Fede Álvarez, quindi c'è sempre il rischio che non ne venga fuori nulla di buono. Ma stavolta Raimi ha preso in mano un testo di tutto rispetto, il romanzo Shrine scritto dall'inglese James Herbert nel 1983, e l'ha consegnato all'esperto sceneggiatore Evan Spiliotopoulos, che ne farà il suo esordio dietro la macchina da presa. E anche se dovesse andare male, chissà mai che dopo aver visto l'ennesima schifezza da lui prodotta a Raimi non venga voglia di rimettersi dietro la macchina da presa.

In breve:
Charlie Kaufman
è stato irretito da Netflix per adattare in lungometraggio il romanzo I'm Thinking of Ending Things del giovane canadese Iain Reid, e questo si sapeva. La novità è che lo sceneggiatore più bravo che c'è (e nemmeno come regista va tanto peggio) ha scelto la sua protagonista, ovvero il personaggio che sta pensando di farla finita. Si tratta di Brie Larson, che dopo la gavetta nella commedia, l'Oscar con Room e il riconoscimento intergalattico come protagonista di un film Marvel (Captain Marvel), proverà anche l'esperienza da psicanalisi di un set di Kaufman. 

Ormai Stephen King non fa nemmeno più in tempo a scriverli i suoi romanzi, che già sono diventati film o serie Tv. Il suo penultimo libro, il giallo The Outsider, King l'ha pubblicato giusto alla fine di maggio di quest'anno. E oggi è già pronto per diventare una serie HBO prodotta da Jason Bateman e con protagonista Ben Mendelsohn.

Il contributo video di oggi è un tassativo. Letteralmente un tassa obbligatoria da pagare per tutte le volte che qualcuno ha fatto intuire che si stava meglio quando si stava peggio. Dobbiamo espiare imparando a memoria il trailer di Amici come prima, ovvero il ritorno di fiamma tra Massimo Boldi e Christian De Sica. Che sembra quello che sarebbe stato Mrs Doubtfire se solo Robin Williams fosse nato a Frosinone e si fosse fatto le ossa sui set di Yuppies e I ragazzi della 3ª C invece che su quello di Mork & Mindy

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