Addio e grazie per tutte le news #052

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Giulio Sangiorgio dice che Una questione privata è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 23:35.

Film Tv di questa settimana è un numero speciale che raccoglie le classifiche dei migliori film del decennio 2010-2019. Quello che vi proponiamo è uno dei tanti film citati: Tsai Ming-liang è decisamente uno dei massimi registi contemporanei. Buona lettura.

Il 14 luglio 1969 usciva Easy Rider , cult generazionale e pietra miliare del cinema.

Possiamo riciclare i buoni propositi che Roy Menarini aveva fatto per il cinema del 2017 ancora oggi? Probabilmente sì.

Tra gli Incontri Ravvicinati della prossima edizione della Festa del Cinema di Roma (17-27 ottobre) c'è quello con Olivier Assayas, che parlerà della Nouvelle Vague e dell’esperienza come critico nei Cahiers du Cinéma. Riproponiamo la locandina di uno dei suoi film recenti da noi più amati, Sils Maria .

La 14esima stagione è annunciata a settembre negli Usa, mentre la 13esima parte il 19 luglio su Fox in prima visione assoluta. Particolarmente longeva e molto politicamente scorretta, ritorniamo sulla 12esima stagione di C'è sempre il sole a Philadelphia , nell'attesa.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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News


9 Gennaio 2019

Addio e grazie per tutte le news #052

William James Murray, futuro primo presidente del mondo
Nella vita esistono solo due tipi di persone: quelli che dicono che nella vita esistono solo due tipi di persone e quelli che no. La prima categoria si divide a sua volta in due opzioni: le persone che preferirebbero festeggiare il Golden Globe appena vinto con un brunch domenicale in piedi alla presenza della famiglia e degli amici più intimi, e quelle che finiscono alla festa giusta, in cui Bill “Ricomincio da capo-inculafantasmi” Murray [cit.] ti versa della vodka in testa. Mahershala Ali, bravo bello e fortunello, fa parte della seconda categoria e domenica notte ha festeggiato la statuetta vinta per Green Book insieme al regista e sceneggiatore Peter Farrelly (in una mano il premio per la Miglior sceneggiatura, nell'altra quello per la Miglior commedia o musical, nella terza un Amaro del capo) e al resto del cast principale del film, Viggo Mortensen e Linda Cardellini, a una festa esclusiva che, per una volta, non si è rivelata il solito coacervo di boria, psicofarmaci ed entusiasti saluti ipocriti. Tutto merito di Bill Murray che, sbronzo come un cacciucco, è andato a interrompere un'intervista alla compagnia di Green Book per portare i suoi sentiti omaggi e brindare alla vittoria. Finendo con l'inondare di vodka Ali. Bill Murray è il supereroe che questo mondo non si merita. Dovrebbe convincersi anche a entrare nel cast del prossimo Expendables (I mercenari 2 è su Italia 1 alle 21.25).

Ricchi premi e cotillon
La riffa dei premi cinematografici è in fibrillazione. Innanzitutto sono state annunciate le nomination ai BAFTA Awards, le statuine regalate dalla British Academy of Film and Television Arts. Arrivati alla 70esima edizione, i BAFTA mantengono il loro primato di premio europeo (extra Festival del cinema) più ambito, dal momento che condividono con gli Academy Awards più o meno i due terzi dei votanti. Negli ultimi vent'anni o giù di lì, la metà dei film che si è aggiudicata la statuetta londinese come Miglior film ha poi vinto anche il corrispettivo Oscar. Quest'anno a farla da padrone nelle nomination è stato Yorgos Lanthimos con La favorita, 12 candidature, seguito da Roma e A Star is Born. Poi ci sono i riconoscimenti specifici delle varie corporazioni americane, che oltreoceano sono il più prestigioso esempio del premio da Impiegato dell'anno, con una statuina placcata al posto della foto incorniciata in mezzobusto con sorriso tirato. Adam McKay, Bo Burnham e Peter Farrelly hanno tutti fatto la doppietta, candidati come sono sia al premio dell'associazione registi, sia a quello consegnato dal sindacato sceneggiatori. Bradley Cooper sorpassa tutti a destra spernacchiando, aggiungendo anche una terza nomination come Miglior regista esordiente per A Star is Born. Alfonso Cuarón se la ride con fare paterno, dall'alto della sua tripletta con candidatura anche come miglior direttore della fotografia (al suo debutto nel lungometraggio cinematografico in questo ruolo) per Roma

Margot Robbie avrà bisogno di qualche social media manager in più
Warner Bros.
e Mattel hanno raggiunto un accordo, rendendo ufficiale una delle notizie più temute dalla società contemporanea: il film in live action su Barbie si farà. Punto primo: se non mettono gli Aqua nella colonna sonora, si rischia la guerra civile. In realtà non c'è un secondo punto. Le due parti hanno concordato con entusiasmo sulla carriera da mettere a rischio in un ruolo ancora più scivoloso di quello affrontato da Bob Hoskins in Super Mario Bros. Sarà Margot Robbie a incarnare l'iconico giocattolo, creato nel 1959 dall'imprenditrice e inventrice Ruth Handler. Auguri all'attrice australiana e ai suoi collaboratori, che nei prossimi mesi saranno impegnati a rintuzzare gli attacchi via social dei benpensanti fondamentalisti, quelli che hanno letto e sottolineato e fatto le orecchie alle pagine di tutti i saggi sui danni all'emancipazione femminile fatti da Barbie. Che poi ogni tanto ci azzeccano, ché alla fine sono gli stessi che hanno boicottato Gods of Egypt (su Rai 2 alle 21.20) perché A) non è passato nemmeno al Festival di Locarno e B) è inaccettabile che Nikolaj Coster-Waldau e Gerard Butler interpretino due divinità egiziane, con tutti gli ottimi attori nordafricani che ci sono. 

L'imprevedibile Shyamalan
Tra alti e bassi(ssimi), al fin della fiera la carriera ultra ventennale di M. Night Shyamalan ha lasciato finora un segno abbastanza importante da convincere la maggior parte degli appassionati e degli addetti ai lavori a imparare a scrivere il suo nome senza l'ausilio di scorciatoie da tastiera – anche se non abbastanza da spingerli a ricordarsi che il suo vero nome è uno splendido Manoj Nelliyattu Shyamalan. E per quanto lo si possa cinematograficamente additare per la sua delirante parentesi Aronofsky ante litteram – un gorgo di cinema involuto inaugurato da Lady in the Water (ma forse anche da Signs), proseguito con E venne il giorno e culminato nell'incontro con la famiglia Smith all'apice del suo scientologismo in After Earth –, Shyamalan è sempre rimasto fedele a se stesso e al suo percorso artistico, senza scomporsi più di tanto. Con il ritorno alle tematiche e alle atmosfere che lo hanno reso celebre, l'autore indiano naturalizzato statunitense ha anche ricominciato a fare bei film. Dice: visto come funziona l'industria cinematografica oggi, Shyamalan si adeguerà e minaccerà, brandendo del foie gras, la sua oca per continuare a farle covare uova d'oro, giusto? Invece, a quanto pare, Glass sarà l'ultimo capitolo del suo personale (e dilazionato nel tempo) ciclo sui supereroi, inaugurato nel 2000 con Unbreakable e proseguito, a sorpresa, 16 anni dopo con Split. Grande gesto di rottura che sembra dire “Bimbo: io le mode le creo, non le seguo”. Un'immagine di rivalsa che ricorda quella di Fantozzi (su Iris alle 21) quando straccia a biliardo l'Onorevole Cavaliere Conte Catellani. 

Il contributo video di oggi è, come potrebbe non essere, la goccia che fa traboccare il vaso del “Evviva, è uscito un nuovo contenuto originale su Netflix”. Che come tutte le frasi del mondo, quando viene pronunciata per la duemiliardesima volta nel giro di un mese comincia a perdere di significato e forse a stancare. Ancora un po' e farà il giro, diventando sinonimo di “Toh, un altro generico film Netflix. Cosa c'è su Rai 1 stasera?”. E quando meno te lo aspetti, sbam: Un medico in famiglia torna a fare dieci milioni di audience e Netflix ne produce l'adattamento cinematografico. Stavolta si tratta di Polar, trasposizione dell'omonimo graphic novel di Víctor Santos diretta dal metallaro Jonas Åkerlund, in cui un Mads Mikkelsen in tiro e con degli strani baffi fa John Wick, ma sulla neve. 

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