Addio e grazie per tutte le news #071

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Sergio M. Grmek Germani dice che Gunga Din è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 05:20.

Uno dei film più amati di Albertone, uno dei suoi personaggi più indimenticabili. La locandina è di Emanuela Martini.

Il 28 febbraio comincia in prima assoluta su Joi la terza stagione di una serie che abbiamo molto amato. Dove eravamo rimasti?

Il vincitore della Berlinale69 è Nadav Lapid, nostra vecchia conoscenza, con il film Synonymes . Vi ricordate quando presentammo Policeman su FilmtVOD?

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

scelta da
Simone Arcagni

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News


7 Febbraio 2019

Addio e grazie per tutte le news #071

“Quei soldi lì li faccio con due Avatar e mezzo”
Gente che si fascia la testa preventivamente, questi del cinema. Gente che ogni anno è crisi, tutto sta per crollare, i pirati, i mutui, la Brexit, le cavallette; e alla fine ogni anno che passa si segna qualche nuovo record. Il 2017, ad esempio, è stato l'anno che ha fatto segnare il più alto numero di entrate della storia, per quanto riguarda l'Europa geografica – un campione di 37 nazioni, comprese Russia, Turchia, tutta la Scandinavia e i Balcani, oltre agli ex paesi dell'Unione Sovietica che si trovano nel continente. Nel 2018 c'è stata una lieve flessione negli ingressi, appena oltre il 3%, ma la quota totale rimane comunque superiore agli 1.25 miliardi di biglietti staccati, buoni per un incasso totale di nove miliardi di dollari e spicci. Quello che James Cameron incasserà con i sequel di Avatar in arrivo. E il tutto nonostante il periodo di chiusura forzata estiva di ogni altra attività ricreativa a causa dei mondiali di calcio. Il cinema continua ad andare forte in Russia, che insieme alla Francia rimane il mercato più florido (per numeri totali) del continente. Quelli a cui piace andare di più in sala invece sono gli irlandesi, che hanno il più alto numero (3,3) di biglietti staccati pro-capite. Gli inglesi avevano un sacco di cose brutte da dimenticare, e hanno fatto registrare i loro numeri migliori da 50 anni a questa parte. Mentre i tedeschi erano troppo impegnati a trascinare l'intera Unione per sprecare tempo con i film, facendo segnare il loro peggior risultato nell'ultima decade. A dimostrazione del fatto che siamo una specie malvagia, la versione meno depressa di This Must Be the Place (su Rete 4 alle 23.50) Bohemian Rapsody è stato il film più visto dell'anno in otto paesi, compresi Italia e Olanda. In altri sei ha prevalso Avengers: Infinity War. In altri sette, invece, ha prevalso un film indigeno. 

Neverending Simpson
I Simpson
hanno ormai l'età giusta, e provengono dalla generazione corretta, per avere il privilegio di lunghi pranzi in famiglia a sentirsi dire ogni sorta di variazione del “Alla tua età io ero/avevo già”. Se come per gli alberi calcoliamo i cerchi, i Simpson hanno raggiunto la loro trentesima stagione a cavallo fra il 2018 e il 2019. E nonostante abbia ottenuto già due anni fa il titolo di serie tv di prima serata più longeva di sempre – con i 651 episodi andati in onda finora sorpassa cariatidi del calibro di Bonanza, Dallas e il finto giovane Law & Order – il cartone creato e prodotto da Matt Groening procede, implacabile come un ghiacciaio con i suoi 8 milioni scarsi di telespettatori a episodio, verso il rinnovo per altre due stagioni, la trentunesima e la trentaduesima. Alla fine della giostra numero 32, in altrettanti anni di programmazione I Simpson arriveranno ad avere 713 episodi. Non ancora tanti quanti sono i Pokémon, ma finalmente ci saranno più episodi dei Simpson che versioni alternative di Blade Runner (su Rete 4 alle 21.25).

Più Tom Hanks per tutti
Se il cinema fosse un film, per quanto sia una premessa da mal di testa, il super cattivo sarebbe un regista molto subdolo, che ha scoperto l'arma definitiva per sedurre le masse e comandarle a piacimento: usare Tom Hanks. Se Tom Hanks interpreta qualcuno o qualcosa, quel qualcuno o qualcosa diventa immediatamente adorabile e giusta. L'ultima crociata giusta e adorabile intrapresa da Tom Hanks è quella in favore dei giornalisti. È stato Ben Bradlee in The Post, e presto potrebbe essere il capitano Jefferson Kyle Kidd, protagonista di News Of the World, adattamento cinematografico dll'omonimo bestseller di Paulette Jiles. Tom Hanks verrà catapultato ai tempi della Guerra civile americana nei panni di un anchorman ante-litteram, un mezzobusto itinerante che viaggiava lungo tutto il sud degli Stati Uniti per leggere pubblicamente e a pagamento le ultime notizie dal mondo. Oltretutto Tom Hanks accetterà 50 pezzi d'oro per accompagnare una ragazzina, resa orfana e poi cresciuta per dieci anni da una tribù indiana e quindi “salvata” dall'esercito americano, dai suoi parenti a San Antonio. Fra i due nascerà la più classica delle amicizie improbabili. In News Of the World a dirigere Tom Hanks dovrebbe essere il suo amicone Paul Greengrass: i due hanno già lavorato insieme sul set galleggiante di Captain Phillips – Attacco in mare aperto. La sceneggiatura la firmerà Luke Davies, che è bravo ad adattare libri di successo e già ci aveva ammorbato con l'inappuntabile banalissima inappuntabilità di Lion – La strada verso casa. Presumibilmente nessuna delle persone coinvolte in Dallas Buyers Club (su Rai 2 alle 21.05) sarà presente sul set. 

In breve:
Ciao ciao sequel di World War Z. O almeno, ciao ciao all'unica versione che avremmo voluto vedere, ovvero quella diretta da David Fincher. Dopo essersi sentito dire da quei pulciari di Paramount che non avrebbe ricevuto lo stesso budget speso per il primo capitolo – diretto, ricordiamo, dal fondatore della scuola di regia Stare nel mucchio Marc Forster – Fincher ha avuto svariate altre discussioni con la produzione per cercare un accordo sui fondi, senza mai trovarlo. Porca miseria, avete dato 190 (centonovanta) milioni di dollari a Marc Forster e non avete il cuore di darne 150 a Fincher? Che con quei soldi si mette a girare ogni scena 600 volte? Siete dei codardi.

Ci vuole della gran gana per fare le marchette, e farle bene, a 81 anni. Dimostra Sir Ridley Scott. Uno che secondo me, se glielo chiedete, ma proprio qualsiasi cosa, non gliene frega assolutamente nulla. Pagato dalla faraonica Turkish Airlines, Scott ha messo in piedi un corto di sei minuti, un po' James Bond e un po' lussuoso spot per la pro loco di Istanbul. Ecco a voi The Journey, tecnicamente il nuovo film di Ridley Scott.

Il vero contributo video di oggi è molto più sciocco, ma anche molto più onesto. È nettamente una pubblicità, fatta per due brand personali, un caffè e un gin, spinti rispettivamente da Hugh Jackman e Ryan Reynolds. Ma dal momento che i due signori coinvolti sono impeccabili e a loro agio con ogni tipo di linguaggio, inseriscono gli spot all'interno della leggera narrativa da social – dove i due dovrebbero essere rivali perché Reynolds è invidioso della perfezione di Jackman/Wolverine – che si sono costruiti negli ultimi tempi. Con l'unico buon motivo di continuare a lavorare sollazzandosi con spensieratezza. 

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