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Simone Emiliani dice che La notte dell'agguato è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 16:20.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

Il cast dei sequel di Avatar cresce (ve ne parliamo nella prossima newsletter, nella vostra casella di posta sabato 18 maggio). Per l'occasione vi riproponiamo un confronto critico pubblicato all'epoca dell'uscita del primo film.

Il calciomercato delle piattaforme streaming e dei canali a pagamento, dai destini sempre più intrecciati. Un'analisi di Andrea Bellavita.

La citazione

«Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo. (Arthur Schopenhauer)»

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Simone Arcagni

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News


13 Marzo 2019

Addio e grazie per tutte le news #092

Felicity di nome, ma non di fatto
A monopolizzare il reparto news della nottata americana, anche al di là della nicchia cinematografica, è la notizia che una serie di persone affluenti, una cinquantina in tutto, sono state arrestate in seguito all'indagine federale meno complicata di sempre – esiste una quantità imbarazzante di telefonate in cui si fanno nomi e cognomi e si raccontano dettagliatamente gli estremi della truffa. L'accusa? Frode e corruzione nell'ambito dell'ammissione a college prestigiosi. Si tratta, sostanzialmente, di genitori troppo ricchi, con scarsa fiducia nelle doti dei propri figli e un livello di ansia eccessivo, i quali pagavano il losco figuro William Singer, protetto dall'egida di una fittizia associazione benefica, per intrallazzare (male) con le domande e i test di ammissione per alcune delle università più rinomate ed esclusive d'America. A restare coinvolta nella complessa rete di corruzione sbagliata – negli Stati Uniti ne esiste anche una giusta: basta fare una donazione ufficiale (e come si deve) all'ateneo prescelto, e figli e nipoti avranno accesso garantito – anche Felicity Huffman, celebre per la militanza in Desperate Housewives, ma anche vincitrice di un Golden Globe e nominata a un Oscar per il suo ruolo in Transamerica. Huffman è stata arrestata – e subito rilasciata dopo aver versato una cauzione pari a 250mila dollari – per aver pagato 15mila dollari per permettere alla figlia maggiore di entrare nel programma truffaldino. Huffman ha già incassato la solidarietà e la difesa a spada tratta dell'amico David Mamet, collaboratore di lunga data del marito William H. Macy, il cui accorato peana fatto di “Il loro zelo genitoriale potrebbe aver offuscato il buonsenso” e “Verdetto: non colpevole, ma non farlo di nuovo” può anche avere basi logiche, ma non verrà accolto. Dispiace così tanto vedere i baffoni di Macy piegati in giù per la tristezza, e vedere Huffman punita così severamente per una scelta stupida ma innocua, che c'è bisogno di consolarsi vedendo cose tenere e pelose, tipo la cagnona protagonista di Belle & Sebastien: Amici per sempre (su Sky Cinema Uno alle 21.15). 

Broadway è morta, viva Broadway
Ne parliamo qui nella speranza che un giorno, si spera il più vicino possibile, quest'incidente in galleria di musical possa avere la trasposizione cinematografica che merita creando un magnifico cortocircuito crossmediatico di trash sublime. Adattamento per il grande schermo rigorosamente firmato Harmony Korine. Il prossimo autunno debutterà a Broadway Once Upon a One More Time, una commedia musicale costruita attorno a 23 canzoni di Britney Spears. E non sarà una copia – senza brutta, sarebbe complicato fare peggio – di Glitter. Non sarà uno spettacolo che racconta della cantante bambina diventata icona pop Lolita, sommersa dalla fama e dalla pressione, intrappolata in rapporti velenosi e quindi avanti con tutte le tipiche fasi della carriera da popstar anni '90. No. Sarà un ribaltamento ironico della storia di una manciata di personaggi Disney. Da Cenerentola sull'orlo di una crisi di nervi al Principe Azzurro e il suo nuovo migliore amico, l'ottavo nano. Il tutto incomprensibilmente accompagnato dalla discografia ragionata di Britney Spears. E con lo sceneggiatore che va in giro a dire cose come: “Le donne di questo spettacolo sono rimaste chiuse in questo mondo sigillato ermeticamente, quando iniziano a immergersi nelle idee moderne – la seconda e la terza ondata di femminismo – e a esplorare come le loro storie ci siano state tramandate e da dove prendiamo le nostre norme sociali. Ma è anche divertente e superdivertente”. Non capisco. E al posto di ballare la discomusic, riguardo The Social Network (su Rai 4 alle 21.10). Ma va benissimo anche Thor: Ragnarok (su Sky Cinema Action alle 21). 

Aria rarefatta sull'Annapurna
Quando Megan Ellison, erede del multimiliardario fondatore di Oracle Larry Ellison, aveva annunciato di voler cominciare a giocare con il cinematografo, a nessuno è venuta in mente la parola “mecenatismo”. Ellison padre è uno di quegli imprenditori che hanno contribuito al boom della Silicon Valley, che si sono costruiti con le proprie mani e che la beneficenza la fanno a chi ne ha davvero bisogno, mica a registi in difficoltà con i finanziamenti. Eppure, negli ultimi mesi, la società di produzione e distribuzione cinematografica fondata da Megan Ellison, Annapurna, è incappata in una memorabile serie di insuccessi al botteghino che ne potrebbero mettere in seria discussione il futuro. Sin dalla sua nascita, i principi fondanti di Annapurna sono stati: spazio e libertà agli autori, da Paul Thomas Anderson a Spike Jonze passando per David O. Russell, senza ingerenze produttive e garantendo il budget richiesto dal progetto. Le soddisfazioni e i premi non sono mancati. Anche recentemente, con le nomination e le statuette ottenute da Se la strada potesse parlare e Vice – L'uomo nell'ombra. Nonostante tutto, però, è stato stimato che i film di Barry Jenkins e Adam McKay chiuderanno in perdita netta, con un deficit totale stimato in poco meno di 30 milioni di dollari. E sono solo i due esempi più recenti ed eclatanti di un modello di produzione cinematografica che sembra, purtroppo, inattuabile. 

Eccoci, ci siamo. Nuovo materiale per i lamentosi di professione, grazie al contributo video dell'oggi. È il primo, vero e proprio trailer della versione live action di Aladdin diretta da Guy Ritchie. Noto ai più come 50 sfumature di blu dopo il primo teaser e dopo le polemiche sulla tonalità di azzurro scelta per Will Smith, il remake del classico Disney si fa notare per l'immancabile parkour, senza il quale non c'è dialogo con i giovani d'oggi, un insensato ma sempre ben accetto tocco di Bollywood e l'ontologica giustezza del tanto vituperato genio della lampada/Will Smith, che facilmente finirà con l'essere la cosa migliore del film.

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