Addio e grazie per tutte le news #093

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Giulio Sangiorgio dice che Un momento di follia è il film da salvare oggi in TV.
Su Cielo alle ore 21:15.

Quando Filippo Mazzarella incontrò David Lynch, qualche parola, del silenzio.

Julie Andrews, una voce leggendaria e una serie di ruoli iconici scolpiti nella storia del cinema, ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera a Venezia76. Riproponiamo qui la locandina di Victor Victoria .

Esattamente un anno fa esordiva su Netflix l'attesa serie creata da Matt Groening. A breve sarà disponibile la seconda stagione. Possibile competere con I Simpson e Futurama ? Dobbiamo proprio farlo?

Tra i registi che amiamo quest'anno la Mostra del cinema di Venezia ospita in concorso Olivier Assayas, con Wasp Network . Riproponiamo qui la recensione di un suo film ancora invisibile, segnalato tra gli Scanners nel 2014.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

La citazione

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News


14 Marzo 2019

Addio e grazie per tutte le news #093

Uno per me, uno per loro
Lo stereotipo li racconta così: iniziano come giovani padawan in possesso solo del loro sogno, quello di cambiare il mondo attraverso la loro arte recitativa, commuovere e toccare le folle, vincere il rispetto dei loro pari; poi interviene la vita, quella vera, e si vedono costretti a scendere a compromessi, accettare ruoli beoti affogando in assegni milionari il senso di colpa per aver tradito le loro muse Thalia e Melpomene. È una vita intensa. Ed è a quel punto che il patto viene pronunziato: uno per me, uno per loro. Un film per l'arte, uno per poter accumulare una quantità di soldi impossibile da spendere in una sola esistenza. Sono in pochi gli attori che riescono a mantenere l'equilibrio tra due bisogni agli antipodi senza sembrare ridicoli, pretestuosi, ipocriti o tutte e tre insieme. Uno di questi è Denzel Washington, che ormai ha trovato una omeostasi invidiabile. Se vuole incassare, chiama il suo agente e si fa dare il primo ruolo super cazzuto a disposizione. Il prossimo sarà in Little Things, thriller che è stato scritto e probabilmente verrà anche diretto da John Lee Hancock, nei panni dello sceriffo Deke, sbirro dal fiuto sopraffino ma dal compasso morale meno sviluppato. Quando invece vuole espiare i propri peccati contro le muse, Washington si mette dietro la macchina da presa per sviluppare progetti che scaturiscono da storie intense o da testi piuttosto impegnati. Era successo per Antwone Fisher, The Great Debaters – Il potere della parola e Barriere, tornerà a succedere per la sua prossima regia: prodotto da Michael B. Jordan, in trattative anche per il ruolo da protagonista, e scritto dallo sceneggiatore di Mudbound Virgil Williams, Journal for Jordan sarà l'adattamento cinematografico dell'omonima biografia firmata dalla giornalista Dana Cadendy, che raccoglie più di un anno di diari scritti dal marito Charles Monroe King (morto in combattimento in Iraq nel 2006), memoriale a cui nel 2009 è stato assegnato il premio Pulitzer. Peraltro l'equazione uno per me, uno per loro vale anche per lo spettatore: per ogni Journal for Jordan visto, il morale va rimesso in piedi con una cosa come School of Rock (su Spike alle 21.30) o Fast & Furious 6 (su Italia 1 alle 21.25).

Master of Kung Fu
Che decennio da sultani dev'essere stato quegli degli anni '70. Mai un secondo di noia, la gente vestita come nel sogno lisergico di uno stilista daltonico, gli psichiatri che prescrivevano ecstasy come supporto farmacologico alla terapia di coppia (storia vera). E poi i film di kung fu che arrivano in occidente e fanno scoppiare le cervella a un sacco di musi pallidi che non riescono a capire quello che stanno vedendo, colpa anche dell'ecstasy, ma ne vogliono di più e a tutti i costi. Come dare loro torto. In quel clima da “di più”, spunta nelle edicole americane e sotto l'egida Marvel (era il 1973) anche il personaggio, mezzo cinese e mezzo americano, di Shang-Chi, il Maestro del Kung-Fu. Uno che era tutto umano e senza superpoteri cosmici o mutanti o tecnologici o divinamente imposti: semplicemente si era fatto un mazzo tanto per imparare il wushu come si deve e spalancare le porte del Qi. Ora che Marvel è un feudo Disney, partecipa in prima linea alla corsa a tappe forzate verso l'inclusione e ha di conseguenza assegnato due stagisti alla raccolta delle lamentele su Twitter. Il risultato dello studio è che per sopperire a ogni antico stregone tibetano interpretato da una londinese albina, ci dovrà essere almeno un film in cui i personaggi di origine asiatica saranno interpretati e diretti da persone asiatiche. Niente di meglio dell'adattamento cinematografico delle avventure di Shang-Chi. Non ci sono ancora notizie sul cast, ma Marvel ha annunciato che il regista prescelto è il 40enne Destin Daniel Cretton, autore feticcio di Brie Larson: i due hanno collaborato in Short Term 12, Il castello di vetro e nel film al momento in fase di riprese Just Mercy, in cui Captain Marvel – che, buon per lei, non è una imparentata con Captain Fantastic (su Rai 3 alle 21.20) – reciterà al fianco dell'onnipresente Micheal B. Jordan.

Il sottile confine tra invogliare e corrompere
Sei un direttore del casting. Una grossa produzione ti assume per mettere insieme un folto numero di star e rendere potabile e vendibile il sequel di una commedia action del 2017, Come ti ammazzo il bodyguard (mamma mia). Un film né brutto né bello, che non ha fatto troppo successo ma non ha nemmeno floppato in maniera clamorosa. Il prototipo di film che sta nel mazzo. E tu devi renderlo appetibile cercando di convincere una manciata di nomi altisonanti, oltre a far tornare quelli che già c'erano nel primo capitolo, Ryan Reynolds, Samuel L. Jackson, Salma Hayek e Richard E. Grant. Innanzitutto ti metti a piangere: non ti immaginavi così la tua carriera dopo la laurea in psicologia. Dopodiché fai un paio di chiamate alla produzione e: miracolo. Il film è ambientato sulla costiera amalfitana. E non è che le altre location siano miniere di carbone al confine tra Mongolia e Cina: spiagge croate e la City londinese. È fatta, il film si vende da solo. Metti un annuncio su Bakeca.com/hollywood e in men che non si dica Reynolds, Jackson, Hayek e Grant confermano il loro ritorno, il regista Patrick Hughes si dichiara più che felice di dirigere anche il sequel, e Antonio Banderas, Frank Grillo e Morgan Freeman decidono di unirsi alla compagnia. Chi è che rifiuterebbe una vacanza pagata ad Amalfi?

L'odierno contributo video è una cosa un po' diversa dal solito. È Jonah Hill che ci ha preso talmente tanto gusto a urlare “Azione!” che a quattro mesi dal debutto in sala del suo esordio alla regia, la commedia adolescenziale dolceamara semi-autobiografica Mid90s, è tornato dietro la macchina da presa per dirigere il videoclip di Sunflower, nuovo singolo dei Vampire Weekend. Ci sono un sacco di chitarrine distorte, gusto per la psichedelia fuori tempo massimo, un trionfo di split screen e persino un cammeo di Jerry Seinfeld, che in quanto sindaco honoris causa dell'affluente quartiere di New York in cui è stato girato il video è passato sul set a controllare che tutto funzionasse al meglio. 

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