Addio e grazie per tutte le news #142

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Pier Maria Bocchi dice che Saxofone è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 19:05.

Somnia di Mike Flanagan è in streaming su AmazonPrime

È tempo di spie. Su Film Tv n° 46, in occasione dell'uscita della seconda stagione di Jack Ryan , esploriamo il mondo delle spie e dello spionaggio nelle serie tv. In questa sezione allora torniamo a una delle spie più famose della storia del cinema.

Negli ultimi anni, il panorama televisivo si è popolato di protagoniste complesse: una serialità femminista?

Torna con una seconda stagione la prima serie originale di Prime Video, prequel dei film incentrati su Jason Bourne. Dal primo novembre è in streaming, mentre qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

Callisto Cosulich salvava, in una rubrica su FilmTv, visioni e ricordi che prendevano spesso la forma di bellissime storie. Qui ci racconta di Taking Off di Forman e di come quella scena, anzi LA scena, in cui tutti fumano marijuana, gli diede qualche problemino quando decise di inserire il film in una rassegna sulla New Hollywood per la Rai.

La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

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Alice Cucchetti

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News


13 Giugno 2019

Addio e grazie per tutte le news #142

L'amaro calice
Si mettano a letto i bambini, che è arrivato il momento di guardarsi in faccia e parlare di cose scabrose e diseducative. C'è uno spettro umano che si muove fra l'imperfezione assoluta, diciamo Adinolfi, e la perfezione cristallina, uno fra Tom Hanks e Hugh Jackman. Il primo estremo non ha bisogno di aiuti esterni e trova motivazioni nei fondamentalismi e nel riversare le proprie ansie stracciando le gonadi altrui; il secondo estremo vive avvolto in un'aura angelica di sorrisi sinceri e dallo smalto luccicante. Tutta l'umanità che sta in mezzo ha bisogno dell'aiuto di sostanze psicolettiche per attraversare indenne una vita parzialmente insoddisfatta e a tratti faticosa. O, in una frase attribuita a Humphrey Bogart e che probabilmente ha pronunciato dopo un mezzo tramezzino con l'ovetto e due americani particolarmente generosi: “Diffido di tutti i bastardi che non bevono. La gente che non beve ha paura di rivelare se stessa”. Lo sa anche Thomas Vinterberg, uno che per una vita ha lavorato al fianco di Lars von Trier, con il quale ha fondato Dogma 95. Erano anni che il regista danese, Premio della giuria a Cannes nel 1998 per Festen, desiderava il progetto giusto per raccontare l'alcolismo funzionale di chi ci tiene a sopravvivere realisticamente alla vita. Ha recuperato anche Tobias Lindholm, lo sceneggiatore di alcuni dei suoi migliori lavori post Dogma (Il sospetto e La comune). Ed è riuscito persino a coinvolgere Mads Mikkelsen, che ha proprio la faccia di quello che non importa quanto bravo e famoso è diventato: un favore a un amico non si nega mai. I tre hanno, in questi giorni, inaugurato le riprese – tra Copenhagen e la Svezia, con un budget di 4,5 milioni di euro – di Druk, film ispirato a una teoria tanto balzana quanto, tutto sommato, comprensibile. Un gruppo di insegnanti di scuola superiore si fa ispirare dal seguente concetto pseudo-scientifico: un modesto livello di intossicazione alcolica è in grado di aiutare la mente umana ad aprirsi al mondo che le sta intorno. I professori decidono di fare un uso imprevisto del loro acume e della loro cultura universitaria: giustificare l'alcolismo diurno. Facile che qualcuno deragli abbastanza clamorosamente. Mentre, d'altra parte, la speranza è che Vinterberg & co. rimangano sui binari e rispettino le aspettative di follia per uno dei progetti d'autore più bizzarri annunciati quest'anno. 

Addio a Sylvia Miles
Quanto bravi, talentuosi e carismatici si deve essere per ottenere due candidature agli Oscar grazie ad altrettanti ruoli che, in totale, ammonteranno si e no a un quarto d'ora di girato? Bisogna essere bravi, talentuosi, carismatici e fuori di testa almeno tanto quanto Sylvia Miles, ed è un'impresa davvero eroica. L'attrice e donna che sapeva vivere come si deve, è scomparsa ieri a 94 anni – questo l'ammontare anagrafico dato per buono, in realtà esistono svariate versioni sulla sua data di nascita – nel suo appartamento di New York. Miles fa il suo ingresso al cinema con la stessa filosofia che adotta nella vita: entro sbattendo la porta e mi assicuro che tutti sappiano che sono qui. Al suo quinto film ottiene in Un uomo da marciapiede il ruolo di Cass, la ricca signora che seduce Jon Voight senza conoscere la professione poco raccomandabile del giovane. Le basta stare in scena per meno di cinque minuti per ottenere la sua prima nomination agli Oscar come Miglior attrice non protagonista. Forte del riconoscimento, passa gli anni '60 e '70 a lavorare con gente del calibro di Paul Morrissey e Andy Warhol (Calore), Michael Winner (Sentinel), Dennis Hopper (Fuga da Hollywood), Guy Hamilton (Delitto sotto il sole), Tobe Hooper (Il tunnel dell'orrore) e Michael Apted (Prognosi riservata). Nel 1975 regala un'altra fiammata di classe. Il film è Marlowe, il poliziotto privato, diretto da Dick Richards. L'attenzione dovrebbe essere tutta per la stupenda cattiva a sorpresa Charlotte Rampling e soprattutto per Robert Mitchum, dolente, fascinoso e ironico nel suo ritratto di uno dei personaggi letterari più amati e conosciuti del '900. Ma nonostante la bravura di Mitchum – e i tentativi di un giovane Sylvester Stallone di disturbare la visione con una ragguardevole apparizione da gavetta – è Miles a rubare la scena nei panni di Jessie Florian, ex cantante di night club caduta in rovina, vedova, ambigua e con una smodata passione per il bourbon. Il ruolo, ancora una volta tanto breve quanto incisivo, le regala la seconda candidatura agli Oscar. Miles conclude i suoi anni sulla cresta dell'onda con grande coerenza, dando lustro alla decadenza di Oliver Stone in Wall Street. Il suo ultimo ruolo in assoluto, peraltro, è stata una piccola partecipazione nel 2010 nel sequel Wall Street – Il denaro non dorme mai. Miles verrà anche ricordata per l'esplosiva personalità che accompagnava il suo talento d'attrice. Dice Michael Musto, giornalista e amico personale dell'attrice: “La sua famiglia erano i suoi amici newyorchesi. È stata una delle prime celebrità che ho intervistato, erano gli anni '70, e ho scoperto una persona carismatica e ambiziosa. Entrava allo Studio 54 in cerca di regista e semplicemente diceva loro “Scritturami”. Era molto orgogliosa delle sue due nomination agli Oscar”. E apparentemente era anche molto protettiva nei confronti della sua arte, tanto che si racconta ancora con gioia di quella volta che ha rovesciato un piatto di pasta in testa al critico John Simon come ringraziamento per una recensione particolarmente negativa. 

Le segnalazioni cinetelevisive di oggi hanno – è una scelta consapevole – un tasso pericolosamente alto di ignoranza. Tutti i pugni di ferro in L'uomo con i pugni di ferro (su Italia 1 alle 23.40), tutte le catastrofi in 2012 (su TV8 alle 21.30) e tutte le katane, quasi cinquanta, in 47 ronin (su Italia 1 alle 21.20), infatti, bastano a malapena per pareggiare lo slancio motivazionale e i buoni sentimenti con cui il trailer di Frozen II, lui e il suo carico di archi in crescendo, promette di ricoprire la vostra giornata. 

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