Addio e grazie per tutte le news #145

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Mauro Gervasini dice che Il massacro di Fort Apache è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 11:45.

Tom à la ferme di Xavier Dolan è in streaming su PrimeVideo

Uncut Gems è tra i dieci migliori film invisibili dell'anno e ha ottenuto svariati premi anche se è stato escluso dalla corsa agli Oscar 2020. Sarà disponibile dal 31 gennaio su Netflix, ma intanto recuperiamo un altro invisibile dei fratelli Safdie, con la recensione di Ilaria Feole.

Cominciano i festeggiamenti per i cent'anni di Federico Fellini. Prossimamente sulla rivista, qui con una locandina di Emanuela Martini.

Non tutti i collaboratori di FilmTv sono entusiasti di Watchmen .

The New Pope arriva su Sky Atlantic il 10 gennaio, come anticipato nel n° 53. È il seguito, sempre di Paolo Sorrentino, di The Young Pope, di cui vi riproponiamo qui la recensione.

La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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News


18 Giugno 2019

Addio e grazie per tutte le news #145

Sarebbe stata una sorpresa il contrario
Jim Jarmusch
è ancora costretto, più o meno di malavoglia, a fare pubbliche relazioni per spingere I morti non muoiono. Fra le tante domande che gli hanno posto, oltre a tutte quelle su Bill Murray e sul suo rapporto con la telefonia fissa e mobile, c'è stata anche quella sui film più belli degli ultimi anni. Sarebbe stato chiaramente incredibile sentirgli dare una risposta tipo Iron Man 2 o L'ultimo ultras di Stefano Calvagna; ma Jarmusch è stato prevedibile nella sua eccentricità, e ha deciso di rimanere coerente con il suo ruolo di sindacalista dei registi bizzarri e scapigliati, facendo mettere a verbale la seguente dichiarazione: “Oh. La cosa migliore nel cinema americano degli ultimi dieci anni, probabilmente, o almeno per me, è Twin Peaks – Il ritorno, che è un film di 18 ore incomprensibile e che funziona come un sogno nel senso più bello e avventuroso del termine. Quello è un capolavoro. Perché non danno a David Lynch tutti i soldi di cui ha bisogno e basta? Perché non si può finanziare come si deve Terry Gilliam? Hanno bisogno di soldi per fare qualcosa: dateglieli e basta! Non capisco”. Non ci si faccia fuorviare dal fatto che la terza stagione di Twin Peaks sia stata giustamente messa in onda (da Showtime) come una serie Tv in 18 puntate: Lynch, effettivamente, ha scritto la sceneggiatura del progetto come se fosse un lunghissimo, unico film, lavorando poi in fase di montaggio per dividere i vari episodi alla stregua di capitoli di un gigantesco DVD. Per quanto riguarda l'accorato appello: caro Jim, teoricamente Lynch ha il via libera per proseguire con Twin Peaks e sta solo prendendo tempo in attesa dell'ispirazione. Mentre Gilliam è riuscito, dopo vent'anni di pene, a completare una versione del suo Don Chisciotte. Quindi, insomma, un po' di speranza c'è ancora.

Si stava peggio quando si stava peggio: il prequel di Hunger Games
È piuttosto comprensibile. Hai scritto una trilogia di romanzi sci-fi distopici young adult che ha rielaborato un tot di stimoli (Battle Royale su tutti) e non si è inventata nulla, ma è stata tradotta in 51 lingue e ha venduto più o meno 65 milioni di copie. Dai romanzi è stata tratta una tetralogia di adattamenti cinematografici che ha raggranellato tre miliardi di dollari. Le tue opzioni sono: sbatterti tantissimo per inventarti qualcosa d'altro rischiando un altisonante fallimento e il sempiterno scherno dei buzzurri sull'internet; o fare una rowlingata, ampliando a dismisura l'universo narrativo che hai creato e che tanta fortuna ti ha portato, incontrando in ogni caso il sempiterno scherno dei buzzurri sull'internet. Da quello non si scampa. La creatrice degli Hunger Games Suzanne Collins ha optato, dopo qualche anno di meritato riposo, per la seconda opzione, annunciando l'inizio della stesura di un romanzo prequel della saga, con tanto di data di pubblicazione (maggio 2020) già fissata: “Con questo libro vorrei esplorare lo stato di natura di hobbesiana memoria, chi siamo e quello che percepiamo necessario per la nostra sopravvivenza. Il periodo di ricostruzione che c'è stato dopo la guerra, durato dieci anni e a cui i personaggi dell'universo Hunger Games si riferiscono come i Giorni oscuri – quando lo stato di Panem stava lottando per rimettersi in sesto: quel contesto fornisce un terreno fertile ai protagonisti per porsi quelle domande, in tal modo definendo il loro punto di vista sull'umanità”. Suona complicato. Ma ci pensano i dirigenti di Lionsgate, il distributore che all'epoca vinse la lotteria Hunger Games, a rendere tutto più prosaico per bocca del presidente Joe Drake, che con le pupille bizzarramente a forma di dollaro ha dichiarato: “In quanto orgogliosa casa dei quattro film Hunger Games, non stiamo nella pelle per la pubblicazione del prossimo libro di Suzanne. Stiamo comunicando con lei lungo tutto il processo di scrittura del romanzo e non vediamo l'ora di continuare a lavorare con lei per l'adattamento cinematografico”. Contando che il prequel sarà ambientato 64 anni prima degli eventi narrati in Hunger Games, quantomeno non disturberanno la povera Jennifer Lawrence; la quale non sarà costretta a mostrare entusiasmo solo per contratto com'è successo negli ultimi tre film sugli X-Men.  

Ricapitolando. In I nuovi mostri (su RaiMovie alle 21.10), tra autostoppiste morte ammazzate per evitare di essere molestate, pornobambine, cantanti sfruttate, moglie sequestrate nell'indifferenza generale, vecchie madri sbattute senza troppe cerimonie in ospizio e una hostess fessa che diventa complice di terrori, finisce che le donne fanno la figura barbina anche al netto del tono grottesco del film. In L'acchiappadenti (su Paramount Channel alle 21.10) – un film che, ricordiamo, ha avuto un sequel – è sembrato simpatico far indossare a Dwayne Johnson un tutù e fargli interpretare la fatina dei denti. Nel primo Transformers (su Italia 1 21.20) Megan Fox sarebbe la protagonista femminile, ma Michael Bay, alla costruzione di una personalità credibile, ha preferito gli short di jeans mentre è appoggiata al cofano della macchina di Shia LaBeouf. In questa valle di lacrime, spunta abbastanza puntualmente il trailer per la terza stagione di GLOW: donne wrestler che non solo se le danno di santa ragione sul ring, ma poi hanno anche facoltà di parola e, attenzione, una personalità approfondita e per niente bidimensionale. Son cose eh.

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