Dalla carta alle stelle

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Dario Stefanoni dice che La scimitarra del saraceno è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 06:30.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Quando chiesero a Marx cos’è la dittatura del proletariato rispose: ”la Comune di Parigi, perché ha abolito l’esercito e la polizia”. Poi vennero i Soviet e Solidarnosc. Questo è il movimento. Non nacquero per caso. (C.L.R. James)»

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News


29 Maggio 2020

Dalla carta alle stelle

Fuori(le)Serie #048

Steve Carell è stato promosso, da direttore generale di una filiale della Dunder Mifflin a generale (e basta) a capo della Space Force; a dargli manforte in questa settimana di streaming anche il treno post apocalittico di Snowpiercer, le botte sudcoreane di Rugal e un Central Park animato.

 

NETFLIX

 

Rugal (Corea del Sud, 2020) - dal 24/05/2020 
Come in ogni thriller d'azione che si rispetti, anche in Rugal c'è un poliziotto superpiù pluri-decorato, una testa calda che agisce d'impulso usando metodi rischiosi, sa distinguere perfettamente il bene dal male e non tollera quando la burocrazia e la corruzione si mettono di traverso sulla strada della giustizia. È proprio uno di quelli incorruttibili e testardi che potrebbe stare particolarmente sulle balle a un'organizzazione tipo la Argos, gente che con metodi che vanno dal “cattivo di Bond” al “così malvagio che per fortuna non credi in nessun dio” si è comprata la società coreana e adesso si appresta a invadere pacificamente e legalmente le istituzioni. I tentacoli di Argos arrivano fino al poliziotto superpiù e lo puniscono per aver platealmente tentato di smascherare l'elefante nella stanza: gli uccidono l'amata moglie, gli cavano gli occhi lasciandolo per morto e, giusto per essere sicuri, lo incastrano per l'omicidio della sposa. Poliziotto superpiù sopravvive, cieco e con le spalle al muro. Interviene un signore in giacca e cravatta dai modi molto decisi: è il commissario capo della polizia, che di nascosto sta finanziando Rugal, un'organizzazione sotterranea che cerca di frenare l'avanzata di Argos. Al poliziotto reduce propongono la seguente: ti impiantiamo un paio di occhi finti e una potente intelligenza artificiale. Non solo ti ridaremo la vista, ma diventerai una specie di arma al nostro servizio e se butta bene potrai anche vendicare tua moglie. Rugal, la serie, è proprio fatta della stessa arroganza con cui erano fatti gli action muscolari anni '80 in America. Nel primo episodio c'è persino il training montage, quel genere di intermezzo inventato da Stallone per Rocky e che mentre il protagonista si allena trasforma il film (o la serie in questo caso) in un video musicale. Solo che in Rugal ogni episodio dura come un lungometraggio, e oltre all'azione c'è altrettanto spazio anche per il melodramma, per la fantascienza, per il gangster movie e per il noir. Un calderone appassionante, per gli amanti del genere. O meglio: dei generi.

Dynasty (Usa, 2017) - Terza stagione dal 24/05/2020 
Facciamo un ragionamento rapido. All'inizio degli anni '80 Rete 4 era controllata da Mondadori che, strani tempi, non era ancora di proprietà di Berlusconi. La breve esistenza di una Rete 4 anti Silvio ha avuto il suo apice quando l'emittente ha acquisito i diritti italiani di trasmissione della soap opera Dynasty, all'esplicito scopo di contrastare il monopolio (in quel genere di programma) detenuto dal sacripante Dallas, trasmesso da Canale 5. Quali che siano i retroscena della programmazione italiana, resta che gli spettatori originali di Dynasty oggi dovrebbero più o meno avere tra i 60 e 120 anni. E come glielo impari Netflix a una signora di 115 anni? Non osi, giustamente. Ma anche lei ti direbbe di no, che ha cose più importanti a cui pensare tipo che sono dieci anni che un tizio incappucciato armato di falce la insegue ovunque e la fissa senza dire niente. Dunque ne consegue che il reboot di Dynasty, voluto nel 2017 dal canale CW, dovrebbe attrarre le nuove generazioni e recuperare i più giovani fra le vecchie generazioni che guardavano l'originale, giusto? Ma perché? La tv è cambiata, ed è cambiata in meglio. Perché riproporre di nuovo (non tale e quale, ma quasi) per la nostalgia di sette spettatori l'epopea di sfighe del ricco clan dei Carrington, le faide famigliari, i grandi cliffhanger, le contese con i Colby, tutto come se fosse ancora il 1981? Con quei soldi regalavate a ogni fan di Dynasty ancora vivo un cofanetto in DVD di tutte le stagioni della serie originale, e vi avanzavano anche soldi per produrre un'altra soap opera. Ma almeno originale. Orsù.

Snowpiercer (Usa, 2020) - dal 25/05/2020 
Dall'omonimo film che potete trovare su Prime Video – ma forse più dal graphic novel francese del 1982 Le Transperceneige da cui entrambi sono tratti – arriva la serie originale Netflix che dimostra come i giganti dello streaming possono serenamente convivere fianco a fianco senza mettersi troppo i bastoni fra le ruote che tanto, di torta, ce n'è per tutti; dove per tutti si intendono Netflix e Amazon e nessun altro. A tal proposito, con questa consapevolezza possiamo gettarci a capofitto su Snowpiercer, che come i più sapranno racconta di un treno a moto perpetuo – lungo ben mille e una carrozza – fatto costruire dal misterioso magnate Wilford. Lo Snowpiercer raccoglie i resti dell'umanità sopravvissuta all'improvvisa glaciazione calata sulla Terra quando gli esseri umani hanno provato a far regredire artificialmente le conseguenze del riscaldamento globale; proprio quello che, pensa un po', da abbondanti anni a questa parte sappiamo essere nostra responsabilità. Bravissimi. I ricchi, per premiarsi dell'ottimo lavoro fatto con il pianeta, si sono comprati i biglietti per le carrozze migliori (in testa treno) e se la spassano, serviti e riveriti. I profughi, che sono saliti di forza alla partenza del convoglio, occupano le carrozze di coda e si fanno chiamare fondai. Da tempo progettano una rivoluzione, divisi tra una fazione a cui prudono le mani (la maggioranza), una che vorrebbe aspettare il momento giusto (il nostro protagonista Andre) e chi non vorrebbe farsi macellare dalle guardie armate che proteggono i vagoni davanti ma è consapevole che i fondai non possono più sopportare queste condizioni di vita. I piani vengono interrotti quando Jennifer Connelly, il capo del treno sotto le mentite spoglie della donna più bella nella storia dell'umanità, requisisce Andre – che nella vita precedente era un detective della omicidi – per fargli scoprire l'identità di un potenziale assassino seriale che colpisce in terza classe. Tolte le premesse, l'architettura dell'ambientazione e il moto narrativo – anche se la strada è più lunga, dieci puntate da un'ora invece che solo un film, l'obiettivo è sempre la locomotiva –, in questa versione seriale non sembra rimanere molto del lungometraggio di Bong. Non c'è niente di male eh, ma era giusto per avvisare. 

Jeffrey Epstein: Soldi, potere e perversione (Usa, 2020) - dal 27/05/2020 
Una volta funzionava semplice, che i ricchi e potenti erano tali per diritto divino e si accoppiavano fra ricchi e potenti perpetuando la loro ricchezza e potenza finché qualche altro ricco e potente non arrivava dicendo “Stamattina mi sono svegliato con il desiderio di essere più ricco e potente, tu mi stai antipatico: facciamo la guerra”. Poi i poveri e impotenti hanno scoperto che solo la prima apposizione era vera, hanno deciso di tagliare qualche testa e si è cominciato a parlare di democrazia moderna. E cos'è cambiato? È cambiato che ricco e potente ci puoi diventare, oltre che nascerci. È cambiato che prima potevi puntare il dito contro un sistema ben definito e quindi smontabile, mentre oggi ci sono molte più sfumature. Prendi Jeffrey Epstein, che è nato negli anni '50 da una mamma casalinga e da un papà giardiniere comunale, è cresciuto in un appartamento normale, ha ricevuto la sua istruzione in scuole pubbliche regolari. Nessun folle privilegio. Poi, verso i trenta e dopo una carriera universitaria interrotta un paio di volte, Epstein ha cominciato a guadagnarsi da vivere insegnando matematica in un esclusivo istituto privato. Ha conosciuto il genitore di un'alunna, è entrato alla corte dei ricchi e potenti e si è fatto ricco e potente. E impunito. Per anni Epstein ha sfruttato le sue entrature e i suoi soldi (ottenuti insegnando a quelli più ricchi di lui le scappatoie utili a pagare meno tasse) come copertura per il suo hobby: la prostituzione minorile. Per decenni Epstein ha fatto cose raccapriccianti – filmando, usando come arma di ricatto, vendendo e ricevendo prestazioni sessuali di ragazze minorenni – nel completo disinteresse dell'opinione pubblica, coperto dalle amicizie importanti (Trump compreso) che aveva coltivato nel corso di anni e anni nel business della finanza. Poi, l'anno scorso, Epstein è stato arrestato. Non era la prima volta, ma è stata quella decisiva: l'uomo si è (apparentemente) suicidato nella propria cella pochi giorni dopo essere finito in prigione. Questa docuserie in quattro puntate, basata sull'omonimo libro reportage pubblicato da James Patterson, John Connolly e Tim Malloy nel 2016, non punta tanto sulle teorie complottiste che si potrebbero celare dietro la misteriosa morte, quanto sul disastro umano lasciato da Epstein; sulle vittime dei suoi deliri se non di onnipotenza, quanto meno di superiorità. 

Dorohedoro (Giappone, 2020) - dal 28/05/2020 
C'è a chi piace pensare che la magia, se esiste, sia quella posata ed elegante di Harry Potter. Poi ci sono i giapponesi. Nella loro versione, gli stregoni non stanno nascosti in un castello nella brughiera, bensì vivono in un mondo parallelo e passano dalla nostra parte solamente se devono allenarsi. Il posto preferito dagli stregoni per i loro esperimenti è la periferia di una città che si chiama Hole e in cui tutto sommato non si respira una gran bella aria. Sarà che gli allenamenti degli stregoni prevedono ignari passanti che vengono trasformati in bestie più o meno casuali. Fra le vittime degli antipatici maghi c'è anche Cayman, che però ha fatto una fine diversa dagli altri. È stato trasformato in un gigante con una testa da iguana, immune alla magia e senza nessun ricordo della sua vita prima dell'incidente. L'obiettivo di Cayman è ritrovare lo stregone che lo ha ridotto così, e magari anche scoprire cos'è l'essere che vive dentro di lui, con cui non può comunicare, ma che sembra ricordare l'identità del colpevole. Ad aiutare l'enorme rettile antropomorfo è la cuoca Nikaido, tanto brava a preparare ravioli alla piastra quanto a prendere a calci volanti sui denti gli stregoni. E questa, amici, è solo la premessa della serie animata Dorohedoro. La realtà è che in dodici episodi succede tutto e il contrario di tutto, a dimostrazione che ai giapponesi vengono fuori anime esaltanti anche quando la fanno fuori da ogni vaso possibile.  

Space Force (Usa, 2020) - dal 29/05/2020 
Stavolta la menzione su Donald Trump sarà meno di passaggio. Anche perché Space Force – comedy creata in tutta fretta da Greg Daniels e Steve Carell (sembra passato così poco tempo da quando l'hanno annunciata) e attesa con la bava alla bocca da tutti i (molti) fan di The Office – non avrebbe senso di esistere senza un presidente così poco presidenziale (e così facilmente perculabile) in carica. La serie, quantomeno. Perché l'omonima branca delle forze armate americane, che ha il compito di difendere lo spazio, esiste sì da pochi mesi come entità indipendente e per iniziativa di Trump, ma è stato un reparto speciale dell'areonautica per quasi 40 anni, e nei primi anni 2000 era il progetto preferito di un altro Donald, il Rumsfeld che è stato Segretario della difesa durante le presidenze Bush (figlio). Dunque il presidente arancia non si è inventato nulla, eppure si è preso il merito per l'iniziativa di allocare un certo numero di risorse e poter avere (credo testuali parole) “i fucili per fare pew pew anche nello spazio profondo wiiii”. E tanto è bastato a Daniels e Carell – Trump che si immagina di addestrare gli Stormtrooper americani – come spunto per una serie comica che non sarebbe potuta esistere in nessun altro spaziotempo, legata com'è alla cronaca burocratica americana. Come verrà ricordata Space Force (la serie) e se sopravviverà alla parentesi trumpiana, non è dato sapere. Nel frattempo possiamo limitarci a godere dei duetti fra Steve Carell, che qui interpreta il generale a capo della nuova e inedita forza armata, e John Malkovich, scienziato matto a capo del progetto e cenno d'amore al dottor Stranamore. 

 

NOW TV

 

Cercando Alaska (Usa, 2020) - dal 29/05/2020 
Ciccio Halter, soprannome poco buffo del rachitico Miles, è un 16enne che assomiglia a Cillian Murphy prima che quest'ultimo si accorgesse di essere l'uomo più bello del mondo. Ciccio ha una passione bizzarra: impazzisce per le ultime parole delle persone famose. La sue preferite sono quelle dell'umanista francese François Rabelais: “Vado a cercare un Grande Forse”. Il feticcio per la morte sembra il biglietto da visita migliore per un adolescente che si sta trasferendo dalla Florida all'Alabama, dove comincerà a frequentare un collegio pieno di coetanei che sapranno essere spiacevoli il giusto con un ragazzo sensibile che per hobby colleziona cose fatte con la carta che si leggono. Fortunatamente, nel nuovo collegio Ciccio trova anche persone con cui risuonare. A partire dal suo compagno di stanza, il colonnello Chip, ragazzo brillante e di umili origini. Il colonnello ha anche una migliore amica, e per Miles sono guai. Si tratta di Alaska Young. Che è bellissima, eterea, cinque anni avanti rispetto a tutti i suoi coetanei, matta come una cavalla. Il timido Ciccio si innamora perdutamente, e saranno lunghe giornate di conversazioni incentrate su Simone de Beauvoir e sul senso della vita, in attesa di poter limonare durissimo. A tutti gli appassionati del genere adolescenziale: allarme tassativo. Cercando Alaska è una miniserie pettinata e ben confezionata, realizzata dai produttori di The O.C. e tratta dall'omonimo romanzo d'esordio di John Green, il gran visir dei brufolosi che ha incastrato fra le pagine di Colpa delle stelle un'intera generazione di ragazzi sognanti. Comunque sempre meglio di Moccia.

 

APPLE TV+

 

Central Park (Usa, 2020) - dal 29/05/2020
Bob's Burger, qua da noi, è solitamente derubricata come la cuginetta sfigata dei Simpson. Quella che, al ritorno da scuola, in tv la guardavi solo se dovevi distogliere lo sguardo dalla puntata dei Griffin in cui fanno a gare di vomito. Che insomma, appena dopo pranzo le gare di vomito fanno la loro impressione. In America, invece, ha avuto ben altro successo. Lo si capisce – oltre che dalle dieci stagioni già realizzate, con un'undicesima in arrivo, e un film per il cinema previsto in uscita ad aprile 2021 – dalla reazione alla notizia che Loren Bouchard, creatore e co-sviluppatore (insieme a Jim Dauterive) di Bob's Burger, aveva pronta una nuova serie animata (scritta insieme al cocco della Disney Josh Gad) intitolata Central Park e sempre prodotta da Fox. Si è scatenata un'asta rabbiosa per i diritti di distribuzione, vinta da Apple – il cui rappresentate ha battuto quelli di Netflix e Hulu in un triathlon per ricchi all'ultimo sangue: dressage, croquet e polo. Ma cos'è che rende Central Park così appetibile? Dice che è un cartone che racconta dei Tillerman, mamma babbo figlio figlia, famiglia multirazziale custode del più celebre parco pubblico di New York. Dice che la suddetta famiglia è l'ultimo baluardo che si erge fra Central Park e una vecchia palazzinara senza scrupoli (nell'originale doppiata da Stanley Tucci) che vorrebbe comprarselo e cementificarlo. Dice che in Central Park, il cartone, si canta moltissimo; abbastanza da fargli meritare il genere di commedia musicale. A quanto pare Apple vuol cominciare a propinare cartoni animati a tutti quei trenta/quarantenni liberal newyorchesi che sentono la mancanza di Broadway, chiusa per coronavirus probabilmente fino a gennaio. 

 

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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