Di zombie indiani e licei sudafricani

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Simone Emiliani dice che Estasi è il film da salvare oggi in TV.
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Nello stesso giorno, il 12 aprile, partono negli Usa la terza stagione di Killing Eve e la prima della nuova serie in cui è coinvolta Phoebe Waller-Bridge: Run . Quando arriveranno da noi? Nell'attesa, riproponiamo la recensione della seconda stagione della serie incentrata sul rapporto di odio-amore tra Villanelle e Eve Polastri.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

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Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

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Rinaldo Censi

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News


22 Maggio 2020

Di zombie indiani e licei sudafricani

Fuori(le)Serie #047

Settimana di streaming internazionale, con Prime Video che si affida alla sicurezza americana di Homecoming e Little Fires Everywhere, mentre Netflix si sbizzarrisce in un giro del mondo tra non morti indiani (Betaal) e liceali messicani (Control Z) o sudafricani (Blood and Water).

 

PRIME VIDEO

 

Homecoming (Usa, 2018) - Seconda stagione dal 22/05/2020
La cosa bella della prima stagione di Homecoming è che era proprio valida. Tratta da un podcast scritto da Eli Horowitz e Micah Bloomberg – e che in regime d'autarchia si sarebbe chiamato radiodramma in sei parti interpretato da Catherine Keener, David Schwimmer e Oscar Isaac – la serie era un thriller psicologico con stile da vendere, con il creatore e regista di Mr. Robot Sam Esmail che si divertiva un sacco a rimpastare Hitchcock, Coppola, Pakula e Kubrick per raccontare i misteri misteriosi complottistici dietro la clinica Homecoming, un posto che in teoria dovrebbe aiutare i reduci di guerra a superare le loro sindromi da stress post-traumatico e tornare alla vita civile, ma dove in realtà succedono faccende losche su cui sorvoleremo perché gli spoiler non sono carini sulle macchine, figuriamoci sulle serie. Il problema della prima stagione di Homecoming, invece, è lo stesso di Big Little Lies: era una miniserie fatta e finita, e le seconde stagioni delle miniserie, perbacco, non esistono. Tanto che sia Julia Roberts – dall'alto di una che ha accettato perfino Ocean's Twelve e non ha mai rifiutato sequel per gli spot Calzedonia – sia Sam Esmail, che pure c'aveva un sacco di buon tempo dal momento che Mr. Robot è finita, hanno deciso di tirare pacco a questa seconda stagione di una miniserie che esiste invece di non esistere. I due sono stati sostituiti rispettivamente da Janelle Monae (a cui si uniscono anche Chris Cooper e Joan Cusack) in un ruolo leggermente più adrenalinico di quello di sciura delle sfumature della Roberts; e dal meno blasonato regista Kyle Patrick Alvarez, già autore al cinema di Effetto Lucifero, mentre sul piccolo schermo ha diretto 4 episodi di Tredici.

Little Fires Everywhere (Usa, 2020) - dal 22/05/2020
I primi momenti di Little Fires Everywhere, “piccoli fuochi dappertutto”, sono dedicati a un incendio che non fa nemmeno tanto finta di essere piccolo mentre si mangia la casa di Reese Whiterspoon, detta Elena. Fulmine indietro e torniamo nei rampanti anni '90, quelli dei telefoni incorporati nelle macchine. Elena ha un marito, Pacey di Dawson's Creek, che è un avvocato ed è anche un uomo insensatamente (sospettosamente) ragionevole. Insieme hanno quattro figli, ormai adolescenti, che sono la ragione per cui la donna ha accantonato una promettente carriera da giornalista. Ma Elena non rimpiange niente e ama i suoi figli, anche se per vendetta li ha battezzati come i membri della peggior boy band di sempre: Lexie, Trip, Moody e Izzy. Vivono tutti insieme a Shaker Heights, in Ohio, l'intonsa materializzazione del sogno suburbano americano. Niente di più sensato che a macchiare con un po' di colore i bianchi bianchissimi di Shaker Heights sia Kerry Washington (Mia), artista vagabonda e madre single della 15enne Pearl che arriva in città e affitta una casa di proprietà della famiglia perfetta di Elena. Le coetanee Izzy e Pearl, entrambe in piena fase di ribellione, ci mettono poco a legare e a diventare migliori amiche del cuore per sempre. Costringendo le rispettive madri a instaurare un rapporto che non ci tenevano molto a creare: Mia è scontrosa, misteriosa, moralista, ma anche operosa e in grado di cambiare idea; mentre Elena ha la spocchia detestabile di chi va in giro con il badge del Buon Cittadino appuntato al petto.

 

 

NETFLIX

 

Il colore delle magnolie (Usa, 2020) - dal 19/05/2020
Qua non siamo tanto dalle parti delle magnolie in cui piovono rane del cielo e Tom Cruise tutto intenso che fa discorsi motivazionali fasciato in un panciotto di pelle. Siamo più dalle parti delle magnolie di Fiori d'acciaio, donne del sud tratte da un dramma teatrale che si sostengono e spettegolano, non necessariamente in quest'ordine. A quanto pare, gli ultimi anni sono stati buoni per le magnolie, che si sono addolcite nel titolo di questo telefilm che è la tazza da tè perfetta per tutt* quell* che trovano rassicurante e stimolante quella combinazione lì di storie tutte al femminile, accenti del Sud degli Stati Uniti e in generale un'atmosfera di cordiale ospitalità, canottiere sudate e grandi guerre civili per mantenere viva la tradizione della schiavitù. Il colore delle magnolie è ambientata nella Carolina del Sud ed è una serie tratta da un ciclo di libri rosa firmati da Sherryl Woods – gran sultana: autrice di più di 110 romanzi, di cui un decimo appartengono alla serie di Sweet Magnolias. Si deduce che la serie tv è tratta da una lunga serie di libri dal fatto che il primo episodio introduce qualcosa come quindici storie diverse, tutte da seguire nel corso della stagione. Le vicende ruotano attorno a tre donne che, oltrepassati i trenta, continuano a tenere fede alla promessa liceale di essere migliori amiche del cuore forever and ever. Al momento stanno affrontando una scocciatura notevole: il marito di una delle tre ha tradito la moglie con la sorella minore di Britney Spears e ci è scappato anche l'ingravidamento accidentale! Son cose.

Blood & Water (Sud Africa, 2020) - dal 20/05/2020
Sangue e acqua nel titolo. E la mente va rapida al detto – internazionale: esiste anche in inglese, dove viene specificata la differenza di consistenza tra i due liquidi – che ci ricorda puntualmente come sangue e acqua siano diversi, nel senso che la famiglia è più importante di una sana idratazione. Insomma, come diceva Antonio Zequila ad Adriano Pappalardo: “Non ti permettere assolutamente di nominare mia madre mai più”. Il peso netto di tutte queste informazioni di dubbia utilità è che quando una serie o un film si intitolano come un modo di dire così generico, la speranza che sia roba buona è veramente vana. Di buono c'è, però, che un po' di soldi di Netflix sono andati a oliare la professionalità di un manipolo di creativi sudafricani altrimenti abituati – come tutti quelli estromessi dal bel giro di Hollywood o dei giganti dello streaming – a lavorare con un decimo del budget. La 32enne Nosipho Dumisa – che nel giro dei festival del cinema si era già fatta conoscere con il lungometraggio d'esordio Number 37, personale rivisitazione di La finestra sul cortile – decide di usare il contante per realizzare una serie a tema adolescenziale che cerca di essere universale e appetibile a ogni latitudine. Insomma, Blood & Water pare l'ennesimo racconto che ha per protagonisti una manica di liceali privilegiati e un mistero da risolvere. Parte tutto da Puleng, 16enne sveglia, piena di iniziativa e abbastanza impulsiva da architettare il suo trasferimento in una nuova (super esclusiva) scuola per avere conferma che la popolare coetanea Fikile sia la sorella di cui la famiglia ha perso misteriosamente le tracce subito dopo la nascita.

Control Z (Messico, 2020) - dal 22/05/2020
Ctrl-zeta più che una scorciatoia da tastiera per eliminare l'ultima azione compiuta su certi programmi è un grido disperato di speranza, è una richiesta alla vita: per cortesia signora vita, ho appena scalpellato quattro ore di lavoro non salvato, facciamo che premo control e Z insieme e tutto torna come prima? È più o meno la premessa di quest'altra serie adolescenziale, che stavolta ci mette un po' di pepe realistico in più. La storia parte con Sofia, che fa la narratrice della serie perché è lo stereotipo dell'adolescente fuori dai giri: veste quasi sempre quasi tutta di nero, viene apostrofata come “freak” da coetanei in camicia, non va da nessuna parte senza indossare le sue mastodontiche cuffie che le sparano nelle orecchie musica piena di rabbia e brufoli, e alle interazioni dirette con i suoi prevedibili colleghi preferisce l'attenta osservazione delle buffe gerarchie sociali che si formano a scuola attorno a lei. La tranquillità di El Colegio Nacional viene improvvisamente scossa da un hacker che decide di mettere in piazza tutti i segreti degli studenti più in vista dell'istituto. Il caos si impadronisce della scuola: scoppiano risse furibonde, i corridoi si fanno saturi di insulti spiacevoli, di sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme e masse isteriche. Nel frattempo Sofia fa amicizia con il nuovo arrivato Javier e i due decidono che sarebbe divertente sfruttare le conoscenze e le doti da osservatrice della ragazza per tentare di risolvere il mistero dell'hacker e, Control Z, far tornare la situazione com'era prima. 

Betaal (India, 2020) - dal 24/05/2020
Il presupposto è molto bello. Nell'ultimo periodo, tutti quei bambini asiatici che erano cresciuti guardando i film di Romero e apprezzando l'infinita metafora sociale dei morti viventi ivi contenuta, ora che sono adulti e fanno il cinema o la televisione si sono messi contemporaneamente a fare film o serie di zombie. È successo in Giappone con l'eccentrico e bellissimo Zombie contro zombie. È capitato in Corea con la bella fracassonata Train to Busan al cinema e con il sottovalutato Kingdom su Netflix. E oggi, vivavisnù, è arrivato anche il turno dell'India. Si parte subito con una bomba sporca piena di politica, ambientalismo, tradizioni e storia coloniale; una di quelle armi radiologiche piene di allegorie sociali che avrebbero addolcito il cuore di George Romero. Vikram Sirohi è un ufficiale del corpo di polizia anti-terrorismo (CIPD) e i piani alti gli danno uno di quegli ordini spiacevoli che ti rovinano i martedì: c'è da sgomberare un villaggio di aborigeni sito ai piedi del Monte Betaal, pensa un po' proprio dove deve passare quell'autostrada di prossima costruzione. Vikram e compagnia marziale stanno per calare il severo pugno della moderna società cosiddetta civile, quando vengono avvisati dagli abitanti del villaggio che la montagna nasconde una terribile maledizione, abbastanza terribile che sarebbe il caso di non risvegliarla. La maledizione viene puntualmente risvegliata e di fronte a Vikram e soci si presenta un battaglione della Compagnia britannica delle Indie orientali, gente morta più di 200 anni fa e zombificata dalla maledizione di Betaal.

 

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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