Dove tutto (lo streaming) è concesso

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Sergio M. Grmek Germani dice che La lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:30.

Dal 1° aprile sbarca su Netflix una delle comedy più stratificate e divertenti degli anni dieci: dal Dan Harmon che poi creerà Rick & Morty, la vicenda di sette outsider diversissimi che stringono amicizia formando un gruppo di studio nella scalcagnata università pubblica di Greendale. Qui vi riproponiamo la recensione della quinta stagione, che ne ripercorre la faticosa e altalenante vicenda produttiva.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«Lui adesso vive ad Atlantide / con un cappello pieno di ricordi / ha la faccia di uno che ha capito / e anche un principio di tristezza in fondo all'anima / nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata / e a volte ritiene di essere un eroe. (Francesco De Gregori - Atlantide)»

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Matteo Bailo

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News


20 Marzo 2020

Dove tutto (lo streaming) è concesso

Fuori(le)Serie #038

Settimana di streaming intensa, con l'arrivo della terza stagione di Westworld che invita al recupero delle due precedenti, densissime annate. Con il tempo che rimane potete godervi le incredibili storie vere che arrivano dagli Stati Uniti (Self Made, Tiger King) e dall'Inghilterra (The English Game) o le incredibili storie fantasy che arrivano dall'Olanda (Lettera al re).

 

NOW TV

Westworld (Usa, 2016) - Terza stagione dal 15/03/2020
Nel 1973, l'anno in cui Michael Crichton scrisse e diresse Il mondo dei robot, pensavano che a quelle cose lì – un parco a tema Far West in cui tutti i personaggi sono androidi che interagiscono con gli ospiti o, se sono Yul Brinner, li prendono a pistolettate – ci saremo arrivati nel 2000. In realtà nel 2000 pensavamo che il mondo sarebbe finito perché i computer erano troppo stupidi per sapere in che millennio stavamo, figurarsi quanto indietro eravamo con gli androidi indistinguibili dagli umani che prendono coscienza di loro stessi e vanno a conquistarsi il loro posto come specie dominante. Nel 2000 eravamo talmente indietro che mancavano ancora 16 anni al momento in cui qualcuno avrebbe avuto i mezzi e la pazienza per realizzare una serie tv che prendesse l'affascinante soggetto di Crichton e ne sviscerasse le tematiche più profonde, stavolta ambientandole verso il 2060. Perché c'è una strada semplice che è quella di dire “Toh, questi androidi hanno preso coscienza e si stanno ribellando”, fare esplodere cose e quindi passare a ritirare l'assegno. Poi c'è la strada complessa, ma piena di belle soddisfazioni, che è quella di seguire passo passo il percorso verso l'autoconsapevolezza che gli androidi (gli host) intraprendono guidati dalla loro Eva (Dolores/Evan Rachel Wood), patrocinati in semi-contumacia da uno dei loro creatori (Arnold, poi Bernard/Jeffrey Wright) e sotto l'attento, ambiguo sguardo dell'altro loro dio (Robert/Anthony Hopkins). Il lungo percorso di presa di coscienza della prima stagione aveva lasciato il posto al piano di fuga dal parco + vendetta nei confronti del genere umano della seconda. Siccome inizia una terza stagione, avete intuito bene: gli androidi sono usciti dal parco, sono fra noi e sembra che Aaron Paul, umano reduce di guerra che ha un brutto rapporto con la prassi darwiniana che regola la sua futuristica società, sia interessato a dare loro una mano. 

 

NETFLIX

Califfato (Svezia, 2020) - dal 18/03/2020
Soffermiamoci un attimo su quanto sia complicato scegliere di raccontare, con opere di fiction, argomenti altamente scivolosi e vigliaccamente sfaccettati come il terrorismo. È come passeggiare nel quartiere dei Padroni di cani incivili, dove a ogni angolo si rischia di pestare qualcosa di indesiderato e sgradevole. Vuoi giocare ai buoni e ai cattivi nettamente distinti e far invecchiare la tua serie bene come i western in cui i terribili selvaggi “pellerossa” rovinavano la vita ai poveri coloni bianchi? L'hai pestata. Vuoi essere diverso dagli americani e raccontare il terrorismo dal punto di vista delle persone che decidono di usarlo come arma infame? Se non stai attento alle sfumature, l'hai pestata di nuovo. Il regista svedese Goran Kapetanović, però, se la sente ancora più calda di così, e in Califfato ci aggiunge anche la velenosità del patriarcato. La storia è quella di un variegato e casuale consorzio di donne – una madre che non se la passa troppo bene, una studentessa musulmana in fase di aperta tensione con la famiglia e una poliziotta – che insieme tentano di sventare un attacco terroristico dell'ISIS in Svezia. 

 

Feel Good (Gb, 2020) - dal 19/03/2020
Mae Martin è una comica canadese che ha 33 anni ma ne dimostra al massimo 14 e mezzo. Da qualche anno si è trasferita nel Regno Unito, ha ottenuto del meritato successo con i suoi spettacoli di stand-up e adesso ha la bella possibilità come showrunner di una serie tutta sua. Siccome le hanno dato da fare una stagione di 6 episodi da 24 minuti l'uno, come minutaggio praticamente la prima scena di The Irishman, Martin ha fatto l'unica scelta plausibile e si è messa a raccontare la cosa che conosce meglio, o comunque (si spera) con cui ha più famigliarità: se stessa. La protagonista di Feel Good è una comica che arranca, squattrinata, sconclusionata, ex tossica, ma con tutta la foga di vivere possibile. Durante uno stand-up che non riscontra particolare apprezzamento fra il pubblico, le uniche risate arrivano da una donna (George) che, dopo una rapida conoscenza e un rapido montaggio musicato, diventa la ragazza di Mae. Da una parte il passato tormentato della donna che sogna di avere successo come comica, maldestramente rivelato in una chiamata su Skype dalla mamma (Lisa Kudrow che parla come se fosse stata colpita in testa da un dizionario); dall'altra George, che per amore esce dalla sua norma eterosessuale e soprattutto si mette in casa una che fa stand-up. Auguri. 

 

Lettera al re (Olanda, 2020) - dal 20/03/2020
Ogni settimana che passa il catalogo Netflix sembra sempre di più la lista della spesa di un surrealista fuori controllo. Ho fatto due chili di pomelli alla mela e due etti e mezzo di racconto di formazione fantasy medievale olandese, lascio? Lasci pure. Lettera al re è la prima trasposizione televisiva – la terza in generale, dopo quella teatrale del 2007 e quella cinematografica uscita l'anno successivo – del romanzo per ragazzi olandese più celebre del '900. Che non so se sia un titolo di merito, fatto sta che l'omonimo libro pubblicato nel 1962 da Tonke Dragt (tradotto nel resto d'Europa a partire dal '65) ha venduto più di un milione di copie ed è stato nominato come il miglior romanzo olandese per ragazzi degli ultimi 50 anni. La storia è quella del 16enne aspirante cavaliere Tiuri – interpretato da Amir Wilson, recentemente visto in Queste oscure materie – che oltre a dover fare i conti con i suoi di problemi (tipo avere 16 anni ed essere senza internet), si ritrova pure ad assistere il morente Cavaliere nero con lo scudo bianco. Il quale, poco prima di spirare, gli affida un compito essenziale: consegnare una lettera al saggio Unauwen, signore del regno a Ovest. Tiuri accetta, perché è quello che fanno gli aspiranti cavalieri, e si trova incastrato in una vicenda decisamente più grande di lui. Ora non solo gli tocca di sopravvivere all'adolescenza, ma è anche abbastanza costretto a salvare l'intero reame da una minaccia minacciosa. 

 

Self Made: Inspired by the Life of Madam C.J. Walker (Usa, 2020) - dal 20/03/2020
Kasi Lemmons è quella regista con un passato da attrice – è stata in Aule turbolente di Spike Lee, oltre ad aver interpretato Ardelia (la migliore amica di Jodie Foster) in Il silenzio degli innocenti – che nel '97 ha iniziato (con La baia di Eva) una nuova carriera come regista, il cui successo più grande è arrivato l'anno scorso con Harriet, dove la cineasta e sceneggiatrice raccontava la vera storia dell'attivista nera Harriet Tubman come se quest'ultima fosse (ed effettivamente, forse, lo è stata) un'eroina action scesa in terra per masticare gomma e prendere a calci culi bianchi razzisti. Nel suo vero e proprio esordio dietro la macchina da presa televisiva, con una miniserie in due puntate che ha per protagonista la premio Oscar Octavia Spencer, Lemmons regala lo stesso trattamento a un'altra tostissima supereroina afro-americana. La storia è quella di Madam C.J. Walker, nata (quinta di sei figli in una famiglia di schiavi da poco liberata) nel 1867 in Louisiana come Sarah Breedlove, una persona che a quasi 40 anni decide di cambiare nome e vita, cominciando a vendere un prodotto per capelli di sua invenzione e diventando milionaria. La prima donna nera a farcela senza nessun aiuto. 

 

The English Game (Gb, 2020) - dal 20/03/2020
Uno degli apici nella ragguardevole storia del ridicolo umano era stato raggiunto nel 2014, quando i satrapi di FIFA – quella federazione, internazionale e ultra-corrotta, che governa il calcio e fa ancora finta di essere un'associazione no profit – decisero di riciclare 30 milioni di euro provenienti da chissà quale bustarella (forse quella che li ha convinti a organizzare un mondiale di calcio nel deserto in estate, hashtag Qatar 2022) per finanziare un film con Gérard Depardieu, Sam Neill e Tim Roth. La grande passione, questo il titolo, raccontava 110 anni di giuoco del calcio dall'eccitante punto di vista degli eroici burocrati che fanno di tutto per rovinarlo e al contempo raggiungere il maggior profitto personale possibile. Un film talmente divertente che ha incassato 170mila euro scarsi. Oggi è la volta degli inglesi, che il giochino (nella sua versione moderna) se lo sono inventato e giustamente si sentono in diritto di avere dalla loro la versione ufficiale. Gli amici d'Albione ci tengono a raccontare di come hanno trasformato il calcio da passatempo per studenti ricchi che non volevano morire su un campo da rugby a fenomeno nazional-popolare. La storia è vera ma romanzata, ambientata negli anni '70 del 1800 (più di vent'anni dopo le Regole di Cambridge che avevano fissato i primi regolamenti condivisi per il nuovo sport) e vede protagonisti i due calciatori, un operaio di nome Fergus Suter e un gentiluomo dell'Eton College (Arthur Kinnaird), che insieme si sono prodigati per spandere il verbo del pallone. Dirige il traffico di The English Game quell'impomatato di Julian Fellowes, già premio Oscar per la sceneggiatura di Gosford Park e creatore di Downton Abbey

 

Tiger King: Murder, Mayhem and Madness (Usa, 2020) - dal 20/03/2020
Ogni anno c'è qualcuno che, giustamente, consegna i Darwin Awards. Sono quei premi che, in maniera assolutamente ufficiosa, vengono assegnati (la maggior parte delle volte postumi, sempre in contumacia) a tutte quelle persone che durante l'anno solare hanno avuto la grazia di rendere migliore il pool genetico umano "rimuovendosi da esso in modo spettacolarmente stupido". È ironico, nessuno sta discutendo di eugenetica: si tratta solo di regalare un pensiero e una carezza a gente che ha eliminato il proprio codice genetico dalla lotteria della riproduzione provocando incidenti di rara idiozia. Dal giocoliere croato che usava le bombe a mano invece delle palle, al cameraman paracadutista che si butta senza paracadute fino allo scienziato brasiliano che ha usato un accendino per illuminare un serbatoio di benzina. Vedere il film The Darwin Awards - Suicidi accidentali per menti poco evolute per credere. Nel pantheon dei Darwin Awards meritano un posto speciale quelli che si mettono in giardino un predatore di grosse dimensioni e poi finiscono maciullati. Una buona alternativa allo sbranamento e al conseguente Darwin Award in memoriam è quella che ha scelto Joe Exotic, il Re delle tigri (ed ex candidato alla presidenza nel 2016. storia vera) di questa incredibile docuserie Netflix: pagare un agente FBI sotto copertura per eliminare la sua nemica giurata Carole Baskin e finire in carcere per 22 anni. 

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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