Grande Giove, che streaming!

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Pier Maria Bocchi dice che Hollywood Ending è il film da salvare oggi in TV.
Su Premium Cinema 2 alle ore 21:15.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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News


8 Novembre 2019

Grande Giove, che streaming!

Fuori(le)Serie #019

La testa (e altri organi) sono ancora fermi alla prima parte dell'ultima stagione di BoJack Horseman uscita solo due settimane fa, ma è già il momento di riprendere i sensi: c'è un lancio di Apple Tv Plus a cui badare con Dickinson, See e The Morning Show, senza scordare la quarta stagione di Rick and Morty e la seconda di Jack Ryan.

 

NETFLIX

The End of the F***ing World (Gb, 2017) - Seconda stagione dal 05/11/2019
Tratto da una striscia a fumetti – opera poi raccolta in un volume che l'autore Charles Forsman ha pubblicato nel 2013 – che non ha bisogno degli asterischi per nascondere la parola Fucking, la serie creata dall'inglese Jonathan Entwistle si avventura nella sua seconda stagione dopo un debutto sorprendentemente di successo, spinto da un pubblico (quello britannico) ben abituato ai titoli che parlano di adolescenze tribolate, da Skins a Misfits passando per This Is England, senza rinunciare alla qualità della racconto e senza cadere nella trappola dell'autocensura. The End of the F***ing World aveva già assimilato, nella prima stagione, la sua bizzarra premessa – un 17enne convinto di essere uno psicopatico che, per realizzare il proprio destino, decide di ammazzare una coetanea – evolvendosi in un percorso di formazione in coppia, messo in scena con un'energia abbastanza travolgente e una colonna sonora ammiccante e curata. Enwistle e soci hanno avuto quasi due anni per realizzare questa seconda stagione e capire come svolgere i nodi lasciati irrisolti.

Little Things (India, 2016) - Terza stagione dal 09/11/2019
Fosse un essere umano, Netflix sarebbe una di quelle persone terrorizzate dall'horror vacui e dalla solitudine, che girano a mille sprizzando energia da anfetamina e non sono strutturalmente in grado di fermarsi un secondo e guardarsi intorno. Netflix deve riempire i buchi e le pause con qualsiasi cosa, non ci deve essere né un minuto di pausa né un centimetro di spazio. Tutto per evitare di pensare a Disney+. Tutto. Anche Little Things, una sit-com indiana del 2016 che racconta la vita quotidiana di Dhruv e Kavya, giovane coppia che convive (senza essere sposata) a Mumbai. I litigi, le discussioni, le paranoie innescate dai social, il traffico di Mumbai, le conversazioni sugli ex, e piccole grandi riflessioni superficiali sulla vita di coppia e in generale sul futuro di una generazione di 30enni che ha fatto del lamento ironico il suo genere preferito. Anche nel subcontinente indiano.

Rick and Morty (Usa, 2016) - Quarta stagione dal 10/11/2019
Statisticamente i nonni di persone adolescenti, ovvero quei vecchini che si aggirano attorno ai settanta, dividono le loro giornate fra le seguenti attività: lettura dei necrologi “per vedere se c'è qualcuno che conosco”, supervisione dei cantieri, elegia del lamento, borbottio indistinto, bianchetto al bar dei cinesi per caricare la briscola a cinque, ciabatta felpata in giro per la casa. Ma Rick Sanchez è sempre stato artista a sé, anche prima di diventare (involontariamente) nonno, e con la terza età ha optato per una carriera da versione cirrotica di Doc Brown. Inoltre, piuttosto di lasciare il nipote 14enne Morty alla sua brufolosa adolescenza standard, Rick ha deciso di trasformarlo in un fido (e sacrificabile) Sancho Panza nel corso delle sue douglasadamesche zingarate extra dimensionali. Rick and Morty rimane la cosa animata per adulti che maggiormente si avvicina alla perfezione narrativa (stiamo a vedere cosa succede al lento incedere della sua trama orizzontale) e stilistica. Dan Harmon e il geniale animatore-doppiatore Justin Roiland riprendono le fila delle rutilanti avventure fantascientifiche di nonno e nipote, in cui parodia, space opera, hard sci-fi e filosofia si fondono in una cornice di romantico cinismo per raccontare le storie dell'uomo al contempo più vicino alla divinità (Rick è sostanzialmente onnipotente e ubiquo grazie alla scienza) e più lontano dalla grazia.

 

AMAZON PRIME VIDEO

Jack Ryan (Usa, 2018) - Seconda stagione dal 01/11/2019
Nel magico mondo muscolare di Tom Clancy, ovvero la lunga serie di romanzi che insieme formano un universo narrativo omogeneo, il buon Jack Ryan è già in vetta, Presidente degli Stati Uniti d'America come rappresentante del partito repubblicano. Qui, nella serie Amazon creata dai laureati in Lost Carlton Cuse e Graham Roland, la versione cartacea del personaggio viene messa da parte per raccontare i suoi primi anni alla CIA, ex marine traumatizzato dalla sua esperienza in Afghanistan e ora apparentemente al sicuro come analista finanziario impiegato dall'agenzia di spionaggio, lontano dall'azione ma comunque in grado di monitorare movimenti di denaro sospetti fatti da potenziali nuove cellule terroristiche. Però, non scherziamo. Stiamo parlando di una serie su Jack Ryan prodotta da Michael Bay. Le cose esplodono, spesso e volentieri, dal momento che Ryan si trova costretto a tornare in prima linea a combattere i cattivi. Che, ed è uno dei tanti aspetti positivi della serie, hanno una personalità, hanno delle motivazioni e costringono lo spettatore a fare uno sforzo di empatia.

The Catch (Usa, 2016) - dal 04/11/2019
Sulla carta – e solo sulla carta: The Catch è stata cassata dopo sole due stagioni – l'idea funzionava benissimo, un soggetto perfetto per un racconto seriale perché capace di unire senza spigoli una trama orizzontale con la struttura verticale tipica delle serie procedurali. Alice Vaughan è un'investigatrice privata di Los Angeles. Da una parte deve badare al suo lavoro quotidiano, a pagare le bollette e a mantenere in bolla una carriera traballante; dall'altra, scopre improvvisamente di essere stata frodata dal fidanzato Benjamin Jones, uomo dai mille segreti che con il passare del tempo e delle indagini si rivelerà sempre più losco e invischiato in attività criminali che vanno ben al di là dell'area urbana di Los Angeles. Alice è costretta a continuare con i suoi piccoli casi, senza abbandonare la pista del grande caso, quello importante, la missione che manda avanti la trama verticale e che unisce i popoli di ogni etnia, estrazione e cultura: farla pagare al proprio ex. 

 

APPLE TV+

Dickinson (Usa, 2019) - dal 01/11/2019
Emily Dickinson è considerata, avendone ben donde, come uno dei maggiori autori moderni di poesia. E non è ancora chiaro se faccia o meno parte delle caratteristiche richieste dal lavoro, ma come tanti altri superbi lirici, anche Dickinson ha avuto una vita, peraltro stroncata prematuramente (a 55 anni) da una nefrite, non particolarmente ricca di gioie e soddisfazioni. Senza contare che il successo e l'ammirazione per i suoi scritti sono stati in larghissima parte postumi. La sceneggiatrice Alena Smith, cresciuta alla scuola di Aaron Sorkin (The Newsroom), ha deciso di cantare il mondo di Emily Dickinson attraverso toni e sensibilità moderni, con il preciso scopo di ricordare a tutti quanto la poetessa americana fosse in anticipo sui tempi, mettendo in scena un dramma formativo in costume raccontato con toni e mezzi narrativi contemporanei. Un approccio peculiare e non adatto a tutti, ma che sottolinea con successo quanto Dickinson fosse estranea ai suoi tempi. 

See (Usa, 2019) - dal 01/11/2019
La vista di Jason Momoa abbastanza nudo, vestito di poche pelli, sudato e un po' lercio mentre cavalca in un mondo fantasy puzzava molto di Khal Drogo e di “inganniamo questi stolti spettatori e mungiamo un altro poco Il trono di spade”. Fortunatamente See è qualcosa più di un richiamo d'amore per i fanatici di Game of Thrones ancora in fregola. È la versione del fantasy post-apocalittico di Steven Knight, uno che per il piccolo schermo ha creato Peaky Blinders e Taboo, diretta dal Francis Lawrence che ha regalato al mondo, senza che nessuno gliele chiedesse, le regie della maggior parte degli Hunger Games. Nel futuro distopico di See, il genere umano ha perso del tutto il senso della vista. La società si è adattata tornando a concentrarsi sulla caccia e sulla raccolta, abbandonandosi a spiegazioni mistiche e superstiziose sulle cause che hanno portato alla cecità collettiva. All'improvviso Jason Momoa diventa babbo di due splendidi gemelli non ciechi. Seguono grosse tensioni con tutta quella gente convinta che la maledizione della cecità sia un messaggio divino da difendere.

The Morning Show (Usa, 2019) - dal 01/11/2019
Come la vendi al mondo una storia così americana? Non esistono altri paesi in cui la cultura televisiva dell'infotainment (neologismo che fonde informazione e intrattenimento) mattutino sia così sviluppata e influente. Il corrispettivo italiano sarebbe una serie che racconta la rivalità fra Giancarlo Magalli e chiunque abbia condotto Unomattina negli ultimi anni. Non un grande soggetto per una serie. Gli Stati Uniti invece prendono Steve Carell, lo mettono nel ruolo dell'anchorman più celebre della televisione e lo fanno licenziare dalla rete in seguito a una serie di accuse di molestie sessuali. Lo scandalo coinvolge (e parte da) l'ambiziosa collega di Carell, interpretata da un'ottima Jennifer Aniston, i vertici produttivi della trasmissione e i dirigenti dell'emittente, rispettivamente Mark Duplass e Billy Crudrup, e una giovane giornalista ancora ammalata di idealismo (Reese Witherspoon) che viene a sorpresa chiamata a sostituire il divo licenziato. La risposta alla domanda di cui sopra, dunque, è fare una serie – creata, a partire da un libro-reportage, da Jay Carlson, ex consulente politico di House of Cards a cui l'esperienza televisiva dev'essere piaciuta – impaccata di stelle del cinema e ben ancorata alla cronaca culturale del momento.

 

NOW TV

Ballers (Usa, 2015) - Quinta stagione dal 04/11/2019
Lo sport è uno spettacolo entusiasmante, una dimostrazione di eccellenza atletica e mentale, in alcuni casi persino una forma d'arte espressione di intuiti geniali; sembra corretto premiare chi, affinando con costanza e duro lavoro le sue doti, sacrifica la propria vita alla competizione ricoprendolo di una quantità sacrilega di danari. Il problema è che quando prendi ragazzi poco più che adolescenti e li inondi con decine di milioni di dollari, le probabilità che i suddetti soldi finiscano sprecati nelle più costose e superflue idiozie che la mente umana abbia partorito sono decisamente alte. Per questo, soprattutto negli Stati Uniti, esistono consulenti finanziari specializzati nella gestione del patrimonio degli atleti professionisti. Dwayne Johnson, uno che se ne intende personalmente sia di sport sia di spettacolo, ne interpreta uno (Spencer Strasmore, ex stella del football americano) in Ballers, una serie che è la quintessenza dell'americanismo al testosterone. Divertente, ma non per tutti. 

This Is Us (Usa, 2016) - Quarta stagione dal 05/11/2019
Da che mondo è mondo, è molto più semplice intristire un pubblico che farlo divertire. Ne sa qualcosa Dan Fogelman, sceneggiatore e produttore creato in vitro da Disney in una delle loro molteplici colture idroponiche di creativi, il quale si è fatto le ossa al cinema come co-autore o soggettista (Cars, Cars 2, Bolt, Rapunzel) e poi ha fatto il salto di qualità diventando showrunner per la tv sotto l'egida di ABC, il braccio armato televisivo di Topolino. Per i suoi primi due tentativi televisivi, Fogelman ha scelto formati e generi brillanti come la sit-com (Vicini del terzo tipo) o il fiabesco-musicale (Galavant), fallendo in entrambi i casi. Finalmente, stufo degli insuccessi, ha abbandonato il grembo materno Disney ed è passato a NBC, ma sopratutto alla tragedia. E la gente ama le tragedie. This Is Us, nonostante racconti con pudore altalenante una serie di sfighe nemmeno normali affogate in una quantità ragguardevole di lacrime, è diventata all'istante una serie di culto in America, garantendosi un rinnovo fino alla sesta stagione – quella che viene distribuita in questi giorni è la quarta – e riuscendo nell'impossibile: resuscitare la carriera di un intero carrello del bollito, sopra Milo Ventimiglia e sotto Mandy Moore.

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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