La quiete prima della tempesta (di neve)

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Pier Maria Bocchi dice che Lo scapolo è il film da salvare oggi in TV.
Su Rete4 alle ore 04:45.

Nello stesso giorno, il 12 aprile, partono negli Usa la terza stagione di Killing Eve e la prima della nuova serie in cui è coinvolta Phoebe Waller-Bridge: Run . Quando arriveranno da noi? Nell'attesa, riproponiamo la recensione della seconda stagione della serie incentrata sul rapporto di odio-amore tra Villanelle e Eve Polastri.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

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Emanuela Martini

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News


13 Dicembre 2019

La quiete prima della tempesta (di neve)

Fuori(le)Serie #024

I giganti dello streaming si preparano al tour de force natalizio e si prendono una settimana di relativa pausa, con poche novità e molte serie riproposte dopo il rinnovo dei diritti di distribuzione. Una buona scusa per recuperare piccole perle perse per strada, come One Mississippi, il thriller Breathe o i supereroi un po' scemi di The Tick. Oltretutto c'è spazio anche per qualche novità, con il brillante Ramy ("se vuoi dimostrare veramente la tua devozione a Dio, devi lavarti tra le dita dei piedi"), la fantascienza di The Expanse o gli inglesi in costume che fanno cose da inglesi in costume di The White Princess.

 

AMAZON PRIME VIDEO

The Expanse (Usa, 2015) - Quarta stagione dal 13/10/2019
Dai signori, Mark Fergus e Hawk Ostby, che hanno contribuito a scrivere Iron Man e (soprattutto) I figli degli uomini, ecco l'adattamento dell'omonima saga cartacea di fantascienza pura, fra le migliori pubblicate nell'ultimo decennio, firmata con il nom de plume James S. A. Corey dal collettivo binario composto da Daniel Abraham e Ty Franck. The Expanse è una trasposizione da battaglia, prodotta in principio con i (relativamente) pochi soldi del canale tematico Syfy, sulle cui frequenze è durata tre stagioni prima di essere presa ad accettate e passare su Amazon. È da battaglia perché si ispira a un ciclo di romanzi di hard sci-fi, sottogenere che si concentra sulla costruzione architettonica e sociale di mondi fantascientifici, nuovi universi possibili, tentativi di predizione del futuro o allegorie del presente, in cui l'ambientazione e il contesto contano quasi più dei personaggi. Difficile, con un budget ridotto, dare giustizia a certe visioni. Fergus e Ostby, sceneggiatori dal pelo lungo, hanno aggirato le difficoltà concentrando le energie, nelle prime due stagioni, sulle indagini del detective Miller, nativo della fascia principale degli asteroidi fra Marte e Giove, di stanza a Cerere e a cui viene assegnato il caso della scomparsa di una giovane figlia di Mazinga, sparizione potenzialmente collegata a un complotto politico che ha radici nelle tensioni fra il governo della Terra, quello della Repubblica congressuale marziana e i ribelli dell'Alleanza dei pianeti esterni. 

The Tick (Usa, 2016) - se lo avete perso!
La cosa più interessante di The Tick, letteralmente “La Zecca”, è che non ha assolutamente nulla di nuovo e/o particolare all'interno di un genere, quello dei supereroi brillanti, che nell'ultimo decennio ha furoreggiato sul piccolo e sul grande schermo. La storia è molto fedele all'omonimo fumetto, d'altronde è stata adattata per la tv dallo stesso autore, Ben Edlund, e sembra presa di peso da uno shonen manga (quelli che hanno come esplicito riferimento i maschietti adolescenti) scritto con spirito da Golden Age americana, quando Superman, The Spirit e Topolino regnavano sovrani. Racconta la storia di un mondo in cui supereroi e supercattivi esistono e sono la normalità, anche se sono assenti da quando il genio del male The Terror è stato apparentemente sconfitto dai buoni. Non è dello stesso avviso il grigio travet Arthur, rimasto orfano di padre a causa di The Terror e convinto che il supercattivo sia ancora in giro e pronto a fare il suo rientro in società. Proprio per questo si mette a indagare per i fatti suoi e fa la conoscenza di The Tick, supereroe virtualmente invincibile, inguaribilmente positivo e altrettanto amnesico. I due nuovi superamici rubano un supercostume da superfalena ai supernemici, e quando Arthur lo indossa viene ufficialmente assunto come superspalla di The Tick. 

One Mississippi (Usa, 2016) - se lo avete perso!
One Mississippi è una di quelle serie che piacciono di più alla critica rispetto al pubblico. Vale a dire che al pubblico di nicchia a cui si è rivolta (Amazon l'ha cassata dopo due stagioni) è piaciuta molto, mentre alla critica è piaciuta moltissimo. One Mississippi nasce e si sviluppa attorno alla figura di Tig Notaro, sia protagonista indiscussa delle serie (che si ispira alla sua vita) sia creatrice e sceneggiatrice della stessa insieme a Diablo Cody. Nella prima stagione seguiamo le vicende più agre che dolci della conduttrice radiofonica Tig Bavaro, che si è appena rimessa da una doppia mastectomia e da una brutta infezione quando viene contattata dalla famiglia con la notizia che la madre è in fin di vita in seguito a una caduta accidentale. Tig torna nella piccola cittadina del Mississippi dove è cresciuta e dove decide di rimanere, insieme al fratello Remy e al patrigno Bill, per elaborare il lutto. La seconda stagione segue la lenta e difficoltosa rinascita, specialmente romantica, dei personaggi principali, ribadendo le doti principali della serie: una commedia di osservazione che non rinuncia a raccontare il tragico della vita, senza mai cadere nella disperazione. 

Breathe (India, 2018) - se lo avete perso!
Spinta dal successo di Inside Edge, prima serie indiana prodotta da Amazon e candidata agli Emmy come miglior drama, Prime Video torna nel subcontinente più famoso del mondo per finanziare Breathe, una storia che (senza spoiler infami) stava benissimo vestita da miniserie in otto puntate, ma che ha fatto abbastanza successo da essere confermata per una seconda stagione che, provare a vedere la prima per credere, non è ben chiaro dove andrà a parare. Breathe ha il raro dono di essere un thriller asciutto (pur screziato di melodramma) e poco ambiguo, che fila dritto come un fuso verso la sua risoluzione. È il racconto di un babbo, Danny, che scopre non solo che al figlioletto Josh e ai suoi polmoni malfunzionanti restano cinque mesi di vita, ma anche che è solamente il quarto nella lista d'attesa per il trapianto d'organi. Disperato, Danny prende la scelta più logica per un papà in una serie tv di tensione: decide di far fuori tutti quelli che sulla lista per il trapianto sono davanti a Josh, tentando di far passare le ammazzatine per incidenti. Nel frattempo, il giovane detective alcolizzato e corrotto Kabir, con una vita privata abbastanza scarsa e qualche problema anche al lavoro, viene assegnato ai primi due omicidi compiuti da Danny e comincia a unire i puntini, scoprendo che una delle prossime vittime potrebbe essere l'ex moglie Ria. Tensione. 

Un extraño enemigo (Messico, 2018) - se lo avete perso!
È ormai passato più di qualche anno da quando il velo è stato strappato e la narrativa degli Stati Uniti d'America come intonsi e puri difensori della democrazia e della libertà, tipo Superman, si è infranta contro l'evidenza di alcune delle più grosse e subdole porcate che il Novecento ricordi, smascherando una certa dose di ipocrisia e bigottismo fondamentalista anche agli occhi di molti americani. Fra le mostruosità più dannose a lungo termine, e in compartecipazione con i padri putativi europei e i colleghi dell'URSS, c'è la destabilizzazione dell'intero continente americano a sud del Texas. A partire dal Messico, in cui per un decennio si è combattuta la Guerra sucia (la guerra sporca) interna tra il Partido Revolucionario Institucional (PRI), al potere e finanziato dagli americani, contro i dissidenti della sinistra studentesca. Conflitto culminato il 2 ottobre 1968 con il massacro di Tlatelolco, che a dieci giorni dall'inizio delle Olimpiadi di Città del Messico ha lasciato a terra, morti, più di 300 manifestanti. Un extraño enemigo racconta le tensioni del paese in quegli anni dal punto di vista dell'ambizioso comandante Fernando Barrientos, capo della Dirección Federal de Seguridad (i servizi segreti messicani) e ispirato alla figura storica di Fernando Gutiérrez Barrios, famigerato uomo nell'ombra del PRI, per anni a capo dell'intelligence del paese. 

Lore (Usa, 2017) - se lo avete perso!
Ecco un'altra serie, al pari di The Tick e One Mississippi, che è stata ingloriosamente segata dai tipi di Amazon; i quali, bisogna ammetterlo, sono coerenti con la loro religione delle leggi di mercato e non fanno sconti: una serie può essere bellona (One Mississippi), bellina (The Tick) o così così (Lore) che a noi frega poco, se non fa gli ascolti che ci siamo proposti la cancelliamo. Lore è un'antologia horror, trasposizione televisiva dell'omonimo podcast creato da Aaron Mahnke, che si è occupato anche della versione per il piccolo schermo. L'idea è quella di raccontare, puntata per puntata e alternando materiale apparentemente documentario a scene chiaramente ricostruite, l'origine di alcune delle storie dell'orrore più radicate nell'immaginario popolare. Lore è la serie tv che nella vita vera sarebbe un falò nel bosco fra adulti che si raccontano le storie di paura con una torcia puntata sotto il mento. L'intrattenimento è assicurato, così come qualche spavento qua e là tipo quando quell'antipatico del tuo amico ferroviere si mette a raccontare che è andato in pensione con pieni diritti a 42 anni; ma è un divertimento di cui rimarrà ben poca traccia in memoria. 

 

STARZPLAY

Ramy (Usa, 2019) - dal 12/10/2019
Chissà se in USA si rendono veramente conto della fortuna che stanno vivendo in questi ultimi anni, in cui la proliferazione di produzioni televisive ha ampliato a dismisura le possibilità, incastrandosi temporalmente alla perfezione con la maturità personale e artistica di molti creativi, figli o nipoti di immigrati, che sperimentano e raccontano un nuovo modo di essere americani. Aziz Ansari, Kumail Nanjiani, Ken Jeong, Awkwafina, Ali Wong, Hasan Minhaj sono solo un piccolo campione di minoranze di seconda generazione che oggi hanno una voce importante nel mondo dello spettacolo. A loro si aggiunge Ramy Youssef, comico e sceneggiatore di origini egiziane, che all'esordio come creatore di serie, con Ramy racconta, in forma di autobiografia romanzata e situazionale, la vita di un musulmano americano nato e cresciuto nel New Jersey, esilarante e mai superficiale ricognizione sulla dissonanza cognitiva provocata dal fondersi e confondersi di diverse culture.

 

SKY GO

The Murders (Canada, 2019) - dal 12/10/2019
Avete bisogno di una serie che faccia da sottofondo mentre stirate le camicie del marito o le bluse della moglie, ma non avete voglia delle solite cafonate a stelle e strisce? La soluzione più semplice è quella di affidarsi ai gentili vicini del piano di sopra. Non la coppia di hippie che spaccia rimedi omeopatici e che sta al quarto piano. Qua parliamo dei canadesi, la versione educata di quel trip acido anglo-francese che sono gli americani. Con molta grazia, gli amici rappresentati dalla foglia d'acero propongono questo procedurale poliziesco che non ha nulla da invidiare ai corrispettivi statunitensi: protagonisti bellissimi che in una stazione di polizia non si vedranno mai, un cast il più culturalmente diversificato possibile, trame banali e semplici da seguire, una colonna sonora invadente, scrittura un tanto al chilo e recitazione sopra le righe. La storia è quella della giovane detective figlia d'arte Kate, il padre è stato un poliziotto ucciso in servizio, che appena trasferita al reparto omicidi, riesce a perdere la pistola d'ordinanza e a mettersi nei casini in tempo zero. Dopo esserci profusa in scuse sentite, come ogni buon canadese che si rispetti, Kate si rimbocca le maniche e si rimette al lavoro. Questo è lo spirito, Kate!

MacGyver (Usa, 2016) - se lo avete perso!
Il MacGyver del 1985 è rimasto nel culto per una serie di buoni motivi. Innanzitutto è stato uno show voluto e prodotto da Henry Winkler, e tutto ciò che viene da Fonzie è legge. Secondo poi, rappresentava bene gli ultimi stadi di un ottimismo ingenuo, in cui tutto va bene e anche quando non va bene non c'è problema che lo aggiustiamo con un elastico e della gomma da masticare, sentimento distrutto senza troppe cerimonie dall'espandersi di internet e dalla possibilità di essere fin troppo informati e consapevoli. In ultimo, nel suo distacco dalla realtà così teneramente fumettistico e americano, MacGyver è sempre stato perfetto per prestare il fianco a una parodia (andarsi a recuperare MacGruber come riferimento) senza malizia, ma solo piena di affetto. In tutta questa sarabanda di belle cose, un reboot aggiornato al nuovo millennio e con MacGyver trasformato in un Ethan Hunt da Mission: Impossible non ha alcun senso. Non finirete di certo per annoiarvi a guardare questo remake, succedono troppe cose e ne esplodono altrettante, ma sicuramente vi sentirete un po' più stupidi. 

 

TIMVISION

The White Princess (Gb/Usa, 2017) - dal 10/12/2019
Limitarsi a etichettare i libri che compongono la folta bibliografia di Philippa Gregory come “romanzi storici” sarebbe un eufemismo ingiusto. La romanziera britannica, ex professoressa di letteratura inglese specializzata nelle opere del 1700, è l'assoluta e indiscussa sultana dei “romanzi storici che raccontano anche quante volte andava in bagno lo stalliere dei Tudor e che fanno impazzire le sciure ingioiellate e impellicciate”. Gregory ha dedicato un ciclo di libri (fra i quali spicca quello da cui è stato adattato L'altra donna del re) alle follie cinquecentesche dei Tudor. Dopodiché è passata a raccontare, nella saga intitolata La guerra dei cugini, il '400 inglese, segnato dal conflitto fra due rami della casa regnante dei Plantageneti, i Lancaster e gli York, che prima di mettersi d'accordo e unire le dinastie tramite matrimonio, hanno passato trent'anni a farsi la guerra – quella che in seguito fu ribattezzata, da Walter Scott, delle due rose. Dai romanzi del ciclo, tutti incentrati su diverse (ma parimenti fondamentali) figure femminili dell'epoca, BBC aveva già tratto nel 2013 una miniserie, The White Queen, che raccontava la caduta e la rinascita di Elisabetta di York. The White Princess, altra miniserie in otto puntate, riprende le fila e mostra come il matrimonio tra Elisabetta ed Enrico VII fu strumentale per la fine del conflitto e per la nascita di una nuova dinastia di regnanti, i Tudor. 

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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