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Dario Stefanoni dice che La scimitarra del saraceno è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 06:30.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo. (Arthur Schopenhauer)»

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Simone Arcagni

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News


24 Luglio 2020

La serie delle serie

Fuori(le)Serie #056

C'è Basile con Lo cunto de li cunti e c'è David Simon con la serie delle serie: The Wire torna a disposizione dello streaming italiano e comanda una settimana ragguardevole di serie tv, tra adolescenti nel business dell'ecstasy (Come vendere droga online (in fretta)), humor nero vichingo (Norsemen), antologie horror (Into the Dark) e roba che più scult di così non si può (Oscuro desiderio).

 

NOW TV

 

The Wire (Usa, 2002) - dal 20/07/2020
Dite quello che volete sulla futilità delle classifiche e dei palmarès - sono tutte cose vere e su cui siamo perfettamente d'accordo; ma il banco salta nel momento in cui si comincia a parlare di The Wire. Viviamo in un mondo libero e ognuno ha facoltà di dire che non ha apprezzato The Wire, i gusti non si discutono. Ma non si discute nemmeno sul fatto che, oggettivamente, la serie di David Simon sia a tutt'oggi il punto più alto mai raggiunto dalla narrazione seriale televisiva: cinque stagioni che raccontano le molteplici storie di Baltimora come se Shakespeare, Dickens e Margaret Mead le avessero scritte per farle cantare a un rapper. Il linguaggio di Simon, ex cronista di nera della città più popolosa (e rischiosa) del Maryland, esprime una poetica che non ha lo stesso rigore accademico delle scienze umane (sociologia, antropologia, etnografia), né la supposta incorruttibilità dell'approccio non finzionale del giornalismo, riuscendo comunque ad appropriarsi con sottigliezza di alcuni di questi elementi integrandoli alla drammaturgia narrativa. La prima stagione sembra quasi normale, un poliziesco che racconta una scalcagnata squadra di sbirri non grati, parcheggiati in un seminterrato a seguire il filo delle intercettazioni per smantellare il fitto traffico di stupefacenti nelle aree povere della città. In realtà è solo il primo tassello di un racconto oceanico, che nelle stagioni successive sviscera con sguardo clinico e drammatico i diversi ambiti sociali (sindacati, religione, scuola, politica, giornalismo) e le loro storture sistemiche.

 

NETFLIX

 

Come vendere droga online (in fretta) (Germania, 2019) - Seconda stagione dal 21/07/2020
La scivolosa arte di raccontare adolescenti che vendono ecstasy riuscendo a mostrare molte sfumature - senza limitarsi a uno sciocco e superficiale bianco vs. nero - e non cadere nel banale manicheismo del droga:brutto - non droga:bello. La dramedy - gli americani, quelli che comandano  la tv, la chiamano così - creata dai tedeschi Philipp Käßbohrer e Matthias Murmann è anche abbastanza smargiassa da aggiungere ulteriore carne al fuoco, facendo di Come vendere droga online (in fretta) anche un racconto di formazione (peraltro ispirato a fatti realmente accaduti nel 2015). La storia è sempre quella di Moritz - con la complicità di Lenny e di un terzo compare che resterà innominato nel rispetto di chi non ha visto la prima stagione -, liceale super nerd che per riconquistare il cuore della fidanzata Lisa si trova, un po' vittima degli eventi e un po' preso dall'ambizione, ad apparecchiare il sito perfetto per vendere ecstasy online. È un successo abbastanza clamoroso da richiamare l'attenzione, a Rotterdam, di un grosso distributore di pasticche. La seconda stagione si apre con i soci nerd che festeggiano il loro primo milione di euro (in bitcoin) e valutano come uscire dal business senza perdere per strada arti od organi.  

Fear City: New York contro la mafia (Usa, 2020) - dal 22/07/2020
Gambino, Genovese, Lucchese, Bonanno, Colombo. Che quasi sicuramente è anche il quintetto titolare degli Stalloni italiani, la squadra di basket che partecipa al torneo delle parrocchie di New York; ma sono soprattutto i nomi delle cinque famiglie mafiose americane che, nella seconda metà degli anni '70, avevano raggiunto l'apice della loro influenza negli Stati Uniti a partire dall'epicentro della Grande Mela, grazie anche al ramificato controllo sui sindacati più potenti del paese. Questa miniserie documentario racconta in tre agili puntate - con l'ausilio sia di testimonianze dirette da entrambi i lati della barricata, sia di ricostruzioni drammatiche magistralmente kitsch - il punto di svolta nelle indagini del FBI sulle famiglie mafiose. Quando, a fine anni '70, gli agenti federali hanno cominciato a intercettare le conversazioni dei soldati di Cosa nostra, riuscendo a produrre le prove (indispensabili in tribunale) delle rigide gerarchie piramidali con cui si organizzavano internamente le famiglie.  

Norsemen (Norvegia, 2016) – Terza stagione dal 22/07/2020
Anche i vichinghi nel loro piccolo non solo si incazzano - quello è sempre stato abbastanza noto - ma hanno anche le loro paranoie, le loro insicurezze, le loro idiosincrasie e soprattutto un senso dell'umorismo macabro, versione norrena e hardcore della comicità asciutta inglese. Norsemen è una serie norvegese buffa che in patria hanno visto TUTTI (seriamente, la puntata pilota è stata vista da un milione di persone: in Norvegia, in tutto, sono poco più di cinque milioni. E Don Matteo muto) e che racconta di un generico villaggio vichingo i cui abitanti, schiavi volontari in primis, sono davvero bizzarri forte. Il rapporto con la violenza è quello filologicamente corretto e sbarazzino che poteva avere un popolo di razziatori di professione nel 790 d.C. Mentre il rapporto con i problemi di tutti i giorni assomiglia a quello di una versione di Woody Allen che di lavoro non fa l'intellettuale nevrotico bensì lo stupratore di abitanti inermi di villaggi costieri in fiamme, o quello che separa le costole dalla spina dorsale del torturato quando si festeggia il raid riuscito con una bella aquila di sangue. C'è chi ha detto che Norsemen è la versione dei Monty Phyton di Game of Thrones. Pare un po' esagerato. Ma una volta superati i primi scherzi con cacca e pipì e il primo squartamento a uso ridere, il resto è tutto in discesa.  

Segni (Polonia, 2018) - dal 22/07/2020
C'è un villaggio che fa finta di essere placido e tranquillo, ma si trova da qualche parte sui Monti del Gufo; e se vieni da un posto che, dal nome, potrebbe stare in provincia di Mordor, sicuro che non sei così placido e tranquillo. Infatti succede che, sulle sponde del lago vicino al villaggio fintamente placido e tranquillo, una ragazza viene sparata a bruciapelo nel cuore e per ben due volte. Molti anni più tardi c'è Zofia - mamma della ragazza sparata, con cui aveva litigato male appena prima del fattaccio - la quale ha una serie di logorroiche teorie del complotto sull'assassinio della figlia e non vede l'ora di esporle anche al nuovo capo della polizia locale. Un certo Trela, il nuovo capo della polizia locale, che si dice sia stato declassato sui monti dalla metropoli Cracovia - sede arcivescovile e ospite dei campionati europei di pallamano del 2016 - perché non ha ancora incontrato una vodka che non valesse la pena di trincare. Un secondo e mezzo dopo il trasferimento del beone, fatalità, ricominciano gli omicidi sui Monti del Gufo - e poi c'è un pastore (di quelli religiosi) che spaccia acqua santa corretta metanfetamina, ma questa è un'altra storia. Segni è la serie che viene fuori quando un produttore sceglie uno sceneggiatore a caso sull'elenco telefonico degli sceneggiatori e gli urla al telefono che ha tempo un mese e mezzo per scrivere “una roba depressa e tutta ingobbita tipo True Detective, daje”. 

Oscuro desiderio (Messico, 2020) - dal 24/07/2020
Questo, invece, è quello che succede quando le persone che si imbarazzano anche solo a sentire la parola masturbazione sono costrette alla noia definitiva da una quarantena impronosticabile: per sfogare gli istinti repressi, aggirando le regole imposte da un prete che parla per Gesù, le persone che si imbarazzano guardano tutte quante un film su Netflix, il maleodorante thriller erotico polacco 365 giorni. Come 50 sfumature di grigio, solo un po' tanto peggio. Ma le visualizzazioni, con la stessa arroganza della lira ai tempi di Carcarlo Pravettoni, si impennano; e il mercato è rapido a soddisfare la domanda del pubblico. Tanto quanto Darío è abile a soddisfare la domanda di Alma, e la domanda di Alma è sempre “Darío, vuoi farmi all'amore?”. Ma nel frattempo la migliore amica di Alma è morta, forse di omicidio (¡Dios mío!), e sul misterioso trapasso ci sta indagando su Esteban, il cui fratello Leonardo è ossessionato dal desiderio, rigorosamente turgido e bruciante, di conoscere biblicamente Alma, la quale invece vorrebbe ripassare il Pentateuco solo con quel malandrino di Darío. Sono diciotto episodi di copulazioni laccate e depilate, fotografate come uno spot di Dolce & Gabbana, inframezzate ogni tanto da gente vestita che porta avanti la trama di un thriller soap opera scritto con i piedi. Imperdibile.

 

RAIPLAY

 

Into the Dark (Usa, 2018) - dal 20/07/2020
La Blumhouse è quel posto fondato e gestito da Jason Blum, che poi sarebbe quel signore americano che nella vita ha cominciato a produrre film con l'esordio alla regia di Noah Baumbach (Scalciando e urlando); poi ha scoperto che essere ricco era divertente tanto quanto produrre film artistici indipendenti ma in più gli permetteva di vivere in una casa con una piscina in un bowling in un cinema, quindi si è messo a produrre horror discreti con budget ridicoli che facevano incassi talmente alti da dare alla Blumhouse un margine di ricavo tra lo zafferano e il cartello di Medellin. Per la cronaca, dopo essere diventato ricchissimo Blum ha ricominciato a produrre anche film da cineforum e ha ottenuto nomination agli Oscar per Whiplash, Scappa - Get Out e BlacKkKlansman. Ma nel frattempo mantiene sempre la passione per lo spavento da cassetta. Anche televisivo, con la produzione di questa serie antologica che alla regia di ogni episodio autoconclusivo infila nomi tonici dell'horror internazionale come lo spagnolo Nacho Vigalondo, il tedesco Daniel Stamm (L'ultimo esorcismo), Patrick Lussier (storico collaboratore di Wes Craven) e la cineasta indipendente Sophia Takal (Black Christmas). Il filo rosso di Into the Dark è uno di quelli su cui ci si trova facilmente d'accordo: ogni puntata è ambientata durante una festività, e non c'è niente di più spaventoso delle feste comandate.

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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