Marco Bellocchio nella sua miglior rivisitazione di Lucio Battisti

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Luca Pacilio dice che Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 21:10.

Era atteso per il 2021 il remake live action di Akira , ma la produzione è stata fermata dal momento che il regista Taika Waikiki ha invece firmato per dirigere il quarto Thor . Il cult di Katsuhiro Otomo era del 1988, ma era ambientato nel 2019. E non è la prima volta che se ne annunciava un remake.

Film Tv di questa settimana è un numero speciale che raccoglie le classifiche dei migliori film del decennio 2010-2019. Quello che vi proponiamo è uno dei tanti film citati: Tsai Ming-liang è decisamente uno dei massimi registi contemporanei. Buona lettura.

Il 14 luglio 1969 usciva Easy Rider , cult generazionale e pietra miliare del cinema.

Possiamo riciclare i buoni propositi che Roy Menarini aveva fatto per il cinema del 2017 ancora oggi? Probabilmente sì.

La 14esima stagione è annunciata a settembre negli Usa, mentre la 13esima parte il 19 luglio su Fox in prima visione assoluta. Particolarmente longeva e molto politicamente scorretta, ritorniamo sulla 12esima stagione di C'è sempre il sole a Philadelphia , nell'attesa.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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News


2 Luglio 2019

Marco Bellocchio nella sua miglior rivisitazione di Lucio Battisti

Addio e grazie per tutte le news #149

L'unica cover che si può accettare di Con il nastro rosa, l'ultima perla regalata dal connubio artistico fra Lucio Battisti e Mogol, l'ha scritta e interpretata Marco Bellocchio sotto forma di performance artistica intitolata Con i sette Nastri d'Argento. Il regista, sceneggiatore, produttore e accademico piacentino, che a novembre scavallerà con brio da Olio Cuore i suoi primi 80 anni, ha dominato senza mezzi termini la 73esima edizione dei Nastri d'Argento, il premio che viene assegnato sin dal 1946 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani (SNGCI). La cerimonia si è svolta il 29 giugno nella cornice del Teatro Antico di Taormina, in una serata condotta da Anna Ferzetti che verrà trasmessa sulla Rai il prossimo 8 luglio. Il traditore – storia del pentito di mafia Tommaso Buscetta, presentata con successo (ma senza vittorie) in concorso a Cannes e già vincitrice del Globo d'Oro (il premio assegnato dalla stampa straniera che lavora in Italia) – si è portato a casa sette delle statuette principali, vincendo il Nastro come miglior film, regia, sceneggiatura (scritta da Bellocchio con Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo e Francesco La Licata), colonna sonora (Nicola Piovani), montaggio, attore protagonista (Pierfrancesco Favino) e attori solo nominalmente non protagonisti (Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane, immensi nei panni rispettivamente del pentito Totuccio Contorno e del cassiere di Cosa Nostra Pippo Calò). Gli altri, pochi, premi rimasti sono andati ad Anna Foglietta (miglior protagonista in Un giorno all'improvviso), Marina Confalone (miglior non protagonista in Il vizio della speranza). I Nastri d'Argento, poi, dedicano uno spazio apposito per le commedie, unica categoria in cui Bellocchio non poteva inserirsi con il suo film. Paola Cortellesi è stata giudicata miglior attrice in un film commedia per il suo ruolo in Ma cosa ci dice il cervello, mentre come controparte maschile è stato premiato Stefano Fresi, grazie alle sue interpretazioni in C'è tempo, L'uomo che comprò la luna e proprio al fianco di Cortellesi in Ma cosa ci dice il cervello. Una delle sorprese più interessanti della serata arriva giusto dalla categoria pensata per il miglior film commedia, per la quale è stato premiato Bangla, esordio al lungometraggio come regista, sceneggiatore e attore del giovane Phaim Bhuiyan. Il quale, abbastanza curiosamente, non era candidato al premio come miglior regista esordiente, assegnato ex aequo a Leonardo D'Agostini (Il campione) e Valerio Mastandrea (Ride). Fra le altre statuette, quelle di cui sentirete parlare solo en passant perché importano il giusto agli addetti ai lavori, figuriamoci al pubblico, ce ne sono due molto corrette che vale la pena segnalare, assegnate al film italiano più coraggioso a livello produttivo da molti anni a questa parte. Si parla di Il primo re, mirabile fatica di Matteo Rovere che è stato premiato, al fianco di Andrea Paris, come miglior produttore; insieme a loro è stato omaggiato anche il lavoro malickiano di Daniele Ciprì, autore della splendida fotografia a luce naturale del film che gli è valsa il Nastro d'Argento nella categoria apposita.  

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