Quest'ottima mezza dozzina

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Matteo Marelli dice che Il minestrone è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Dal 1° aprile sbarca su Netflix una delle comedy più stratificate e divertenti degli anni dieci: dal Dan Harmon che poi creerà Rick & Morty, la vicenda di sette outsider diversissimi che stringono amicizia formando un gruppo di studio nella scalcagnata università pubblica di Greendale. Qui vi riproponiamo la recensione della quinta stagione, che ne ripercorre la faticosa e altalenante vicenda produttiva.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«Il banco di prova di un'intelligenza di prim'ordine è la capacità di tenere due idee opposte in mente nello stesso tempo e, insieme, di conservare la capacità di funzionare (Francis Scott Fitzgerald)»

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Emanuela Martini

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News


21 Febbraio 2020

Quest'ottima mezza dozzina

Fuori(le)Serie #034

Se quella dozzina là di Robert Aldrich era bella sporca, questa mezza dozzina di segnalazioni nel palinsesto dello streaming è bella e basta: c'è Al Pacino che fa il maestro jedi dei cacciatori di nazisti in Hunters, c'è Stefano Sollima che porta sul piccolo schermo il reportage sulla cocaina di Saviano (ZeroZeroZero) e volendo c'è anche da ripassare un po' di spagnolo grazie a Gentefied.

 

NETFLIX

L'universo in espansione di Ashley Garcia (Usa, 2020) - dal 17/02/2020
C'è qualcuno di un sacco bravo che si è lanciato in un parallelismo ben circostanziato tra le maschere nella commedia dell'arte e gli archetipi dei personaggi da sitcom. Un po' come quelli che la menavano tanto con i tòpoi narrativi di Avatar quando siamo tutti d'accordo che è Pocahontas nello spazio. Tornando alle sitcom: va bene che sotto sotto può esserci tutta la sostanza archetipica che vuoi, ma certe volte (anche al netto di tutta la sospensione dell'incredulità del mondo) viene davvero il nervoso a vedere certe edulcorazioni rincretinenti della realtà. La sitcom per adolescenti L'universo in espansione di Ashley Garcia – in sintesi: pensate a un remake per Disney Channel di The Big Bang Theory – riesce con grossa pervicacia a raccoglierle tutte insieme. C'è la 15enne Ashley Garcia che è la più giovane dottoressa di ricerca di sempre, ma anche l'adorabile topo di biblioteca che però se si toglie gli occhiali e scuote la chioma diventa la reginetta del ballo di fine anno tra la sorpresa generale di un popolo che, ricordiamolo, in cent'anni non ha ancora capito che Clark Kent è Superman. Ottiene un lavoro in ambito costruzione razzi per la NASA dall'altra parte del paese, in California. Un'ottima scusa per mollare la soffocante madre e andare a vivere a casa dello zio Victor, uno scapolone che allena la squadra di football del liceo locale e vive in un posticino che se non la villa di Playboy, quantomeno la dépendance, alla faccia dello stipendio da insegnante. In California Ashley ritrova una vecchia amica, la biondissima Brooke, che si prende le sue responsabilità da adolescente sgamata e popolare e mette la giovane padawan nerd sotto la sua ala protettiva per trasformarla in una macchina da baci alla francese e farle vivere la vita che si è persa mentre studiava per il dottorato.

Spectros (Brasile, 2020) - dal 20/02/2020
Spiriti dello shintoismo giapponese, i kami, evocati da negromanti brasiliani, il tutto messo in scena da quel tenero dugongo di Douglas Petrie – che in una vita precedente faceva il socio di Joss Whedon per Buffy l'ammazzavampiri e poi è finito a creare altre cose valide tipo Daredevil (la serie, non il brutto film con Ben Affleck). Chi l'avrebbe mai detto che un elenco del genere, di elementi che paiono non azzeccarci troppo tra di loro se non con l'ausilio di sostanze psicotrope, un giorno sarebbe diventato una serie. Sicuramente l'ha detto Douglas Petrie, per l'appunto. Forse in parte ispirato dalla stranezza del luogo scelto per ambientare la storia di Spectros. Siamo a San Paolo del Brasile, per la precisione nel quartiere di Liberdade. Un posto peculiare anche per gli standard della multiculturale San Paolo, visto che ospita la più grande comunità al mondo di giapponesi espatriati – record notevole, visto che riguarda un popolo non celebre per il suo spirito migratorio. Un posto ancora più peculiare, visto che prima di diventare (a partire dagli inizi del '900) il quartiere giapponese di San Paolo era conosciuto come Campo della Forca e ospitava il patibolo dove avvenivano le esecuzioni capitali di condannati e schiavi – la morte era l'unica forma di libertà possibile per uno schiavo, da qui il nome poi dato al quartiere. Al fianco della gogna c'era la chiesa di Nostra Signora della Buona Morte (consigliata da TripAdvisor per un'ultima preghiera) e più in là il Cimitero degli Afflitti, dove gli impiccati non spontanei venivano sepolti insieme ai suicidi e a chi non aveva alternative migliori. Altro che cimitero maledetto degli indiani. Sopra questa bomba a orologeria del soprannaturale vivono i cinque adolescenti protagonisti di Spectros. Che non solo sono dei giovani di origine asiatica in un paese governato da quel lunatico sessista omofobo razzista di Bolsonaro, ma devono anche fare i conti con un qualche stregone che si è messo in testa di riportare in vita i morti, che una volta riattivati hanno come unico scopo quello di cercare vendetta per gli errori che hanno commesso nel passato.  

Gentefied (Usa, 2020) - dal 21/02/2020
Vai, che forse ci siamo. Arriva su Netflix una commedia che è di quelle un po' più serie rispetto alle sitcom di cui sopra; di quelle che hanno puntate da mezz'ora e una fotografia un po' meno sovraesposta e set che non sembrano fatti di cartone, per intenderci. È anche una serie che affronta con grande coraggio e altrettanta leggerezza pesata due fra i più acerrimi nemici del pubblico americano: i sottotitoli e il punto di vista (leggermente più approfondito rispetto ai soliti stereotipi rassicuranti da serie brillante) di una minoranza. I sottotitoli servono quando ai protagonisti, i tre cugini di origine messicana Erik Chris e Ana Morales, o a chiunque graviti attorno al ristorante (specialità tacos) di famiglia fondato e gestito dal nonno, venga voglia di parlare in spagnolo. Siamo a Los Angeles, una metropoli in cui il castigliano, in una forma o nell'altra, è parlato da più della metà della popolazione. Una città che, come tutte le altri grandi colleghe al mondo, si sta impegnando per sgomberare subdolamente le zone centrali più caratterizzate etnicamente e farle diventare un paradiso di gentrificazione. Uno dei metodi preferiti per lo sgombero subdolo è il caro vecchio trucco del raddoppio dell'affitto da un mese all'altro, che mette immancabilmente in ginocchio attività imprenditoriali vecchia scuola come il ristorante di tacos del nonno. Ai tre cugini l'arduo compito di salvare l'impresa di famiglia mantenendo vive le tradizioni. Produce la serie, creata da Marvin Lemus e Linda Yvette Chávez a partire dalla loro webserie del 2017 Gente-fied: The Digital Series, la sempre ottima America Ferrera.

Puerta 7 (Argentina, 2020) - dal 21/02/2020
Le barras bravas, in Argentina, esistono più o meno da quando esiste il calcio. È un termine che viene dallo slang rioplatense (lo spagnolo parlato nel bacino del Rio de la Plata fra Argentina e Uruguay) e significa letteralmente “gang feroci”. Si fossero ribattezzati “violette petalose” il disguido di lasciarle libere di agire indisturbate fino a farle diventare parte integrante non solo del calcio, ma anche della criminalità organizzata e della politica argentine – bande irreggimentate di bruti armati agli ordini del miglior offerente: jackpot – sarebbe anche parso comprensibile. Ma “gang feroci”. È un nome che sicuramente era un bel campanello d'allarme anche negli anni '20. Ma invece di essere raddrizzate sul nascere, le barras bravas sono state libere di organizzarsi a piacimento e da tempo hanno costretto i più importanti club sportivi a riconoscerle come un interlocutore semi-istituzionale, una massa critica di violenti malvissuti con cui il calcio argentino – e con esso, ribadiamo, la politica – deve scendere a compromessi piuttosto spesso. A dire la verità, questa sottocultura è ormai talmente famigliare con la norma (similmente alla nostra mafia) che Martin Zimmerman (showrunner) Adrián Caetano (regista) e Patricio Vega (sceneggiatore) hanno usato il microcosmo delle barras bravas come sfondo per la terza serie originale Netflix prodotta in Argentina. Puerta 7 è la storia di Diana, donna ambiziosa che tenta di farsi strada fra le fila dirigenziali di un importante club calcistico, con in testa l'idea di emancipare la sua squadra dalla violenza e dalla corruzione della barra brava che la rappresenta, la sostiene e, allo stesso tempo, la tiene in scacco. In parallelo, un giovane decide di unirsi a una barra brava per riscattare le sorti della disgraziata famiglia; purtroppo gli capita di debuttare in società proprio nel mezzo di una guerra fratricida fra due fazioni della gang.

 

AMAZON PRIME VIDEO

Hunters (Usa, 2020) - dal 21/02/2020
Se al mondo c'è una cosa che perplime più di un nuovo film di Fausto Brizzi e infastidisce più degli attori bambini a cui mettono in bocca dialoghi da saputelli sono i nazisti. Io i nazisti non li capisco. I vostri nonni c'hanno provato, giusto? E hanno fallito in grande stile, mettendo a ferro e fuoco il mondo e decimando un intero popolo. Come tutti i grandi performer, è giusto ritirarsi all'apice della parabola e appendere le camere a gas al chiodo: basta ragazzi e ragazze, è il momento di trovarsi un hobby come si deve. Non so, un terrario per le formiche per esempio. Poi puoi giocare alle SS con gli imenotteri e chiamarli Fritz e Hans o herr Himmlenotter e ridacchiare quando tirano su la zampetta rispondendo a braccio teso. E invece. Nella vita vera vanno in giro tutti pettinati, nascosti in piena vista e ripuliti quanto basta per potersi servire di quel sistema democratico che non sembrava appassionarli troppo dalle parti degli anni '30. Nei film e nelle serie, ancora peggio, non fanno altro che rispuntare fuori ogni tre per due per tentare di finire quello che avevano iniziato. Nella New York anni '70 raccontata da Hunters, che ha il marchio di qualità da produttore esecutivo del premio Oscar Jordan Peele ma è soprattutto farina del sacco dello showrunner esordiente David Weil, non solo i nazisti sono sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale, ma per svernare e leccarsi le ferite hanno scelto gli omertosi Stati Uniti piuttosto che la mite ma decisamente più defilata Argentina. La scelta ha ripagato, nel senso che un suprematista bianco in più o in meno non fa troppo la differenza per gli americani; tanto che uno dei boss dei nazisti in trasferta, Biff Simpson, al momento ricopre (in incognito) la carica di Segretario di stato, ovvero il tizio che negli Stati Uniti, fra le altre cose, svolge anche le funzioni di guardasigilli. Niente spoiler eh: siamo ancora alla prima scena della prima puntata, quando Biff viene riconosciuto in quanto gerarca nazista (nel bel mezzo di un innocuo barbecue) da un sopravvissuto all'Olocausto. Veniamo anche a conoscenza che i simpatici nazi stanno lavorando nell'ombra per costruire un Quarto Reich, come se i primi tre fossero andati bene. Entra nella storia il giovane Jonah Heidelbaum, adolescente invischiato in brutti giri ma con il cuore al posto giusto: spaccia droga perché non ha alternative migliori per prendersi cura della nonna. A togliergli il pensiero ci si mette un misterioso assassino, che gli uccide la vecchia signora Heidelbaum. Jonah giura vendetta, e per fortuna che al funerale della nonna si presenta anche Meyer Offerman (Al Pacino), vecchio amico di famiglia che promette al ragazzo di prendersi cura di lui. Dice, si prenderà cura di lui dandogli sostegno psicologico? Con una diaria che lo aiuti a sopravvivere fino al termine degli studi? Offrendogli un lavoro? No. Al Pacino prende l'orfano e lo presenta alla sua squadra di cacciatori di nazisti, quella che aveva fondato insieme a nonna Heidelbaum: un eterogeneo team di sbudella-crucchi che dà la caccia ai nuovi fautori del sogno di Hitler. Nonostante la fanta-premessa, però, non aspettatevi una serie (troppo) esagerata o sopra le righe. Hunters si prende abbastanza sul serio da farci riflettere su una domanda meno scontata del previsto: perché cacchio ci sono ancora nazisti in giro?

 

NOWTV

ZeroZeroZero (Italia/Usa/Francia, 2020) - dal 14/02/2020
Dall'omonimo romanzo inchiesta pubblicato nel 2013 da Roberto Saviano – che, ricordiamolo a scanso di equivoci, è indubitabilmente il Roberto Saviano degli scrittori italiani – arriva una di quelle serie che si merita a priori lo status di evento globale. Non tanto per il puro campanilismo di avere un'altra serie italiana (dopo i papi di Sorrentino) di interesse internazionale che presto (il 6 marzo) sarà distribuita ovunque grazie ad Amazon; quanto per l'immane sforzo produttivo – così poco italiano, sempre per citare gli amici di Boris – che dopo un intero anno di riprese sparse in tre continenti (America, Europa e Africa) e in sei lingue diverse (il dialetto calabrese fa parte del conto) si è materializzato nelle otto puntate di questa prima stagione, scritte dallo stesso Saviano in collaborazione con Leonardo Fasoli e Mauricio Katz, dirette da Stefano Sollima (anche produttore) con l'aiuto di Janus Metz (True Detective) e del talentuoso regista argentino Pablo Trapero (Il clan, Il segreto di una famiglia). La storia, in apparenza semplice da dirimere, è quella che porta il bene di consumo più diffuso al mondo direttamente dal produttore al distributore, passando per un tramite. Che noia che barba, dice, se volessi passare la serata a sentir parlare di trasporti internazionali presterei attenzione a quell'ingegnere gestionale con il feticcio per i container di mio marito. Ha ragione, signora. Ma Saviano insegna che il bene di consumo più diffuso al mondo è la cocaina, la cui produzione è controllata dai cartelli malavitosi messicani, signora mia non glieli raccomando, laddove la distribuzione è in mano alla 'ndrangheta, che a sua volta si fa recapitare la merce (nella versione romanzata di ZeroZeroZero) dai Lynwood, famiglia di armatori in possesso di una flotta mercantile ancorata a New Orleans. La serie inizia con il patriarca dei Lynwood, Edward (Gabriel Byrne), alle prese con la considerevole grana di dover coprire un ingente mancato pagamento dei calabresi. Nel frattempo, sull'Aspromonte, c'è aria di maretta nella famiglia La Piana. A completare il bingo di gatte da pelare lungo tutta la filiera della cocaina, l'esercito messicano prepara la sua unità antidroga per un'importante operazione contro i cartelli.

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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