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Sergio M. Grmek Germani dice che La lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:30.

Dal 1° aprile sbarca su Netflix una delle comedy più stratificate e divertenti degli anni dieci: dal Dan Harmon che poi creerà Rick & Morty, la vicenda di sette outsider diversissimi che stringono amicizia formando un gruppo di studio nella scalcagnata università pubblica di Greendale. Qui vi riproponiamo la recensione della quinta stagione, che ne ripercorre la faticosa e altalenante vicenda produttiva.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico durante il week end! (Woody Allen)»

scelta da
Emanuela Martini

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News


17 Marzo 2020

Schermo familiare #002

Settimana numero due di divano familiare coatto, da passare in compagnia di grandi classici dell'avventura, del fantasy e della comicità. Per dimostrare a tutti i millennials che anche i boomer, tra una scelta irresponsabile per il futuro dell'umanità e l'altra, ai bei tempi sapevano spassarsela come dio comandava.

 

I predatori dell'arca perduta (Netflix)
Varrebbe la pena lanciare questo messaggio anche ci fosse una sola persona a raccoglierlo. Una vita salvata è pur sempre meglio di zero vite salvate. Perché io li ho visti gli archeologi, quelli veri. Non li trovi mica a rimbalzare tra la foresta pluviale, il completo con panciotto e papillon, l'hinterland nepalese e l'Egitto, sempre alla ricerca di idoli della fertilità, rivali odiosi o antichi tesori ebraici; al massimo inseguiti da qualche nazista più audace. Non sono mica degli Harrison Ford – e nemmeno dei Tom Selleck, quello che originariamente doveva avere la parte di Indiana Jones – armati di frusta, rivoltella e un fedora indistruttibile; e, con tutto il rispetto per le loro ex fidanzate, sicuramente non sono mai stati con una donna del calibro alcolico di Karen Allen. Gli archeologi quelli veri li trovi nella bassa mantovana, a lato di un canale, alle cinque di mattina di un sei febbraio particolarmente umido, che scavano per trovare un'altra anfora romana. Se butta bene, l'estate la passano a Rovigo a cercare prove del passaggio dei Cimbri e dell'assenza di Dio. Quindi signori e signore, se avete figli o figlie che sognano di fare quel mestiere qui: non somministrategli I predatori dell'arca perduta, ci sono già abbastanza archeologi (e paleontologi) che vogliono la testa di Steven Spielberg e George Lucas. Per tutti gli altri: è il film più bello del mondo, fate pure. 

 

Dirk Gently, agenzia di investigazione olistica (Netflix)
Dirk Gently non è il vero nome di Dirk Gently, che in realtà sarebbe Svlad Cjelli, ma è comunque un nome abbastanza azzeccato per uno strampalato tizio con lievi poteri psichici che promette di essere un detective olistico – specializzato in gatti smarriti e divorzi difficili – in grado di risolvere ogni caso sfruttando la fondamentale interconnessione fra tutte le cose, tipo cercare di addebitare (come parte dell'indagine) tre settimane alle Bahamas a una vecchietta tradita dal marito e che ha perso gatto; tanto non costituisce reato perché, come fa notare lo stesso Dirk, nessuna cliente gli ha mai effettivamente pagato le spese. Nella versione voluta da BBC America e gestita da Max Landis in due stagioni (per un totale di 18 episodi) Dirk viene coinvolto in uno strambo complotto governativo ed è aiutato da due strambi fratelli a difendersi dagli agenti che cercano di catturarlo. Un po' distante dal nobile genitore letterario, protagonista di due romanzi, Dirk Gently. Agenzia di investigazione olistica e La lunga oscura pausa caffè dell'anima, scritti da quella bella persona che è stata Douglas Adams, già autore della saga Guida galattica per autostoppisti

 

La storia infinita (Starzplay)
Certi figli sembrano non mostrare sufficiente ammirazione verso uno dei trionfi più importanti nella vita di tante persone: essere sopravvissuti al cattivo gusto degli anni '80. In tanti sono soccombuti. D'altronde erano gli anni di Pippo Franco e Jerry Calà, oltre a essere il decennio che ha trasformato in un film di culto – etichetta che, una volta meritata, non può essere ritirata dalle generazioni successive – La storia infinita. Che finché sei bimbinoa* o ragazza*o è tutto giusto e meraviglioso – Falkor wiiiiiii, Atreyu! Mordiroccia! Povera imperatrice bambina :( ohmamma che cattivo il lupo, aaaw quanto si amano gli gnomi <3 – ben infiocchettato com'è da quel guercio di Wolfgang Petersen grazie al più alto budget per l'epoca (25 milioni di dollari) nella storia del cinema tedesco; e magnificamente musicato da quel tre volte premio Oscar di Giorgio Moroder. Poi però cresci. E anche se la meraviglia di certe immagini iconiche e la tenerezza dei ricordi rimangono intatti, insieme ai piedi ti cresce anche l'onestà intellettuale di riconoscere come Petersen e i suoi collaboratori siano riusciti a cogliere appena di striscio la grandezza del romanzo di Michael Ende, fra le fiabe fantasy più significative e profonde del '900, riducendolo a una storia fin troppo semplice e tronca – a tal proposito, prima regola del Fight Club: mai parlare dei sequel di La storia infinita.

 

Un sacco bello (Prime Video)
Dopo aver intavolato un positivo confronto generazionale su quello che faceva sognare i ragazzi negli anni '80 grazie a La storia infinita, anche se il furbacchione che in fondo alla sala ha urlato “Sabrina Salerno!” l'abbiamo sentito tutti, è il caso di fare la stessa cosa con ciò che che, all'epoca, faceva ridere di gusto. Il 1980, infatti, è l'anno dell'esordio cinematografico – come regista e, sostanzialmente, anche come attore – di Carlo Verdone, uno che ha fatto ammazzare dalle risate una generazione con le sue macchiette comiche, ha fatto ridere amaramente quella successiva con le sue ironiche riflessioni sulla malinconia della vita e alla fine, in versione nonno Carlo, ci ha fatto tornare il gusto per una commedia all'italiana garbata e intelligente. Un sacco bello è un film in tre episodi. Non perché Verdone avesse poche idee. Anzi. Il produttore e pigmalione Sergio Leone, che l'aveva contattato personalmente per convincerlo a debuttare al cinema, voleva che il comico, regista e scrittore trentenne avesse totale carta bianca. Verdone puntò sugli innumerevoli personaggi – in Un sacco bello finirà a interpretare i tre protagonisti, il tamarro Enzo, il tenero e ingenuo Leo e l'hippie Ruggero, oltre ad altrettanti personaggi secondari – che aveva creato negli ultimi anni e portato, con successo crescente, sui palchi del cabaret romano prima e del varietà televisivo (Non stop) poi. Il risultato è un culto assoluto, una comicità che non invecchia proprio perché si fonda su di maschere scaturite dall'osservazione dei comportamenti umani. 

 

Scrubs (Prime Video)
Esiste un universo parallelo in cui la parola «Scrubs» è associata solo a una hit r'n'b tutta al femminile del 1999 o alle pratiche di esfoliazione dell'epidermide che prevengono i peli incarniti. Questo mondo è il brutto posto in cui Bill Simmons – dopo la gavetta nei team di scrittura di Friends e La tata e dopo aver creato e guidato (dal 1996 e per sei stagioni) Spin City – non ha avuto l'intuizione di raccogliere le esperienze professionali di due amici del college, i dottori Jonathan Doris e Jon Turk (i cui nomi suonano famigliari perché sì, i due protagonisti sono stati battezzati in loro onore), e trasformarle in un dramedy dall'equilibrio perfetto, più divertente della maggior parte delle sitcom, più realistica e ricercata di tanti drammi medicali. La storia è quella dell'ospedale Sacro Cuore di San DiFrangeles e delle anime che lo popolano: dagli specializzandi in medicina interna John Dorian (J.D.) ed Elliot Reid al futuro chirurgo Turk, dall'infermiera Carla all'inserviente senza nome (ma con una ragguardevole fantasia crudele); dal medico di ruolo, Dottor House ante litteram, Perry Cox (“Sono diventato medico per le stesse quattro ragioni di tutti: donne, soldi, potere e donne”) al luciferino primario Bob Kelso. Ai quali si aggiunge una varia e vasta umanità di, più o meno, passaggio: che siano macchiette usa e getta o presenze solo temporanee a cui lasciare un pezzetto di cuore. Perfetta per i genitori che stanno tentando di convincere i figli a iscriversi a medicina.

 

Il ragazzo invisibile (RaiPlay)
Non fate finta di esservi dimenticati del Periodo Peggiore: le scuole medie. Se non vi sovviene nulla è perché avete deciso così, e allora siete complici del demone prepuberale e contribuite a perpetuare il ciclo del male, oppure è perché avete correttamente rimosso il trauma per cercare di avere una vita adulta costruttiva. In entrambi i casi vi viene in soccorso, sorprendentemente, il cinema di genere italiano per gentile intercessione di un regista e sceneggiatore, Gabriele Salvatores, che ogni tanto (Denti, Nirvana, Quo vadis, baby?) ci prova a ricordare al pubblico nostrano che esiste qualcosa di diverso dal dramma famigliare o dalla commedia scoreggiona. Il ragazzo invisibile – insieme al suo sequel, Seconda generazione, tanto più ricco quanto più fracassone e meno introspettivo – racconta la origin story dell'amichevole supereroe di quartiere di Trieste: un ragazzino di nome Michele, che nel periodo più critico della sua crescita (la terza media) scopre di possedere un potere che finalmente lo fa sentire speciale ma che, per contrappasso, lo strappa alla vita cui era abituato. Visto ragazzi? Proprio come nei film americani (e ci sono persino i russi cattivi). Solo con una leggera sensibilità in più per quanto riguarda il sottotesto allegorico, con uno sguardo attento e affettuoso nei confronti dei piccoli protagonisti. E con il riguardo di ricordare che è vero che le medie sono il Periodo Peggiore, pieno di rabbia inespressa e incompresa che viene sfogata nella maniera sbagliata e fraintendibile per cattiveria; ma che c'è spesso un motivo concreto dietro, piccolo o grande che sia, e vale sempre la pena andarlo a scovare e aggiustarlo.

 

Leo da Vinci (RaiPlay)
Questa serie animata è il manifesto perfetto di certa eccellenza italiana, che può nascere nei luoghi più infertili e senza alcun tipo di supporto, e contemporaneamente è una matrioska di “C'era una volta”. Si potrebbe partire da “C'era una volta Leonardo da Vinci e, fisiologicamente, anche lui dovrà pur esser stato 15enne prima o dopo”, ma si andrebbe sin troppo indietro. Allora meglio cominciare da “C'era una volta il Gruppo Alcuni” per raccontare la storia di un gruppo di amici trevigiani che, all'inizio degli anni '70, fonda una compagnia teatrale dedicata agli spettacoli educativi per i più piccoli. Il progetto funziona, si espande, comincia ad allargarsi a trasmissioni televisive (Ciak Junior), editoria, musica e, soprattutto, alla creazione di cartoni animati. Prima gli Alcuni si inventano Cuccioli, che sin dal 2003 viene trasmesso in più di 40 paesi in giro per il mondo. Poi si concentrano quasi completamente sul giovane Leonardo da Vinci. Nel 2007 realizzano una versione beta della serie (Leonardo), quindi lavorano al lungometraggio Leo da Vinci - Missione Monna Lisa, e infine inaugurano la serie (ufficialmente un sequel del film) in cui il genio toscano, appena 15enne, si trasferisce a Firenze con gli amici Lisa e Lollo per andare a bottega dal maestro Verrocchio. Giunto in città, farà amicizia con Lorenzo de' Medici e la sorella Bianca, aiutandoli a combattere una congiura ordita da un misterioso signore fiorentino con l'aiuto di un gruppo di pirati.

 

- quando il divano di famiglia è pieno, non dividete gli schermi: andate a colpo sicuro seguendo questi consigli e unite il telecomando -

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