Schermo familiare #012

facebook_0.png
twitter.png
Instagram.png
Oggi Free
Dario Stefanoni dice che La scimitarra del saraceno è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 06:30.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

scelta da
Simone Arcagni

cinerama
9311
servizi
3784
cineteca
3199
opinionisti
2198
locandine
1090
serialminds
1009
scanners
513

News


2 Giugno 2020

Schermo familiare #012

Il mondo è un po' più in fiamme del solito, ma dai bastioni dei nostri divani abbiamo due piccole certezze: il nuovo catalogo aggiornato di MUBI, da cui abbiamo estratto quel capolavoro di The Grandmaster, e una Locura diffusa.

 

The Grandmaster (MUBI)
Questo film è il modo migliore per provare ad allargare gli orizzonti del figlioa* (o del genitore) che, come forma di principio religioso, ha deciso di posare gli occhi esclusivamente sui film di menare. Non che si sia niente di male. Anzi. Al prossimo che fa lo snob sull'argomento scagliategli in fronte la seguente citazione di Werner Herzog, che sulla carta d'identità c'ha scritto occhi: furbetti e professione: Grande Autore. Dice Herzog: “Per me uno come Jean-Luc Godard è come denaro contraffatto se comparato a un buon film di kung-fu”. E sapete qual è un buon film di kung-fu? Non The Grandmaster. Che l'ultima fatica – letteralmente: i suoi film, da 32 anni a questa parte, sono tutte ragguardevoli odissee produttive – di Wong Kar-wai è anche un buon film di kung-fu, ma non soprattutto. The Grandmaster è soprattutto l'ennesima stazione nel viaggio cinematografico di Wong sul treno del melodramma: da As Tears Goes By a Un bacio romantico, passando per Days of Being Wild, Hong Kong Express, Angeli perduti, Happy Together, In the Mood for Love e 2046. Un percorso non netto, ma costantemente vitale, che ha visto Wong sviscerare l'essenza, l'iconografia e il linguaggio del mélo, stilizzandolo fino a renderlo qualcosa di altro e unico. The Grandmaster, per esempio, è la storia (lungo quattro decenni a partire dagli anni '30) del celebre maestro di arti marziali Ip Man, lo stesso che diede i primi rudimenti di kung fu a Bruce Lee, e sempre lo stesso a cui negli ultimi vent'anni sono stati dedicati una bizzarra quantità di film. È la storia dei suoi combattimenti e delle sue rivalità, ma è anche quella della sua filosofia – di vita e di arte (che sia marziale non importa, allargate anche voi i vostri orizzonti) – e del suo percorso per giungere a dare un significato alla vita, alla lotta e all'amore.

 

Selah and the Spades (Prime Video)
C'è un collegio in Pennsylvania presso il quale in nome del bene comune – leggi: indulgere nei vizi più gettonati in età tardo adolescenziale senza essere sgamati dall'ordine costituito delle gerarchie scolastiche – gli studenti si sono diligentemente suddivisi in cinque fazioni, ognuna con una diversa funzione. Ci sono i secchioni cocchi dei professori che si rivendono esami e appunti, ci sono gli allibratori degli sport d'istituto, ci sono gli organizzatori di party illegali, ci sono quelli del corpo diplomatico che mantengono i rapporti con la dirigenza scolastica, e ci sono gli Spades (le picche) che sarebbero i fornitori di sostanze illegali. In questo microcosmo liceale esiste una regola fondamentale che viene prima di tutte le altre: non si fa la spia, che nella criminalità organizzata non c'è posto per l'infamia. Selah Summers è a capo degli Spades ed è anche all'ultimo anno di liceo. La sua preoccupazione principale è quella di trovare un degno successore che la sostituisca ai vertici della fazione. Selah punta gli occhi su Paloma, studentessa appena trasferitasi nell'istituto e che si dimostra sin da subito sveglia, ambiziosa e disponibile ad agghindare compromessi di dubbia moralità, come incastrare con fotografie compromettenti la leader di un'altra fazione che si era dimostrata ostile ai vertici degli Spades. Se solo Paloma sapesse la fine che ha fatto l'ultima erede individuata da Selah... È raro trovare un film d'esordio che vada a toccare uno dei mostri sacri del cinema popolare americano, il film che esplora il microcosmo della High School. Ed è ancora più raro che suddetto film d'esordio, a John Hughes preferisca gli esempi più eccentrici del genere, come Schegge di follia o Mean Girls. Valido per intrattenersi insieme al figliame senza che la stupidità vi prosciughi la zucca del suo sale.

 

7 ore per farti innamorare (Prime Video)
C'è Giampaolo Morelli travestito dalla liceale nei film americani che all'inizio è un po' sfigata, poi per il ballo di fine anno si scioglie i capelli si toglie gli occhiali e diventa la ragazza più bella della contea. Giampaolo Morelli si chiama Giulio Manfredi ed è un giornalista di economia estremamente pettinato (molto male), succube della fidanzata Diana Del Bufalo e in generale protagonista di una vita remissiva. L'uomo scopre che la fidanzata lo tradisce da tempo con il suo caporedattore: in un colpo solo saltano matrimonio e posto di lavoro. Giulio si arrangia a scrivere per una rivista online diretta da Vincenzo Salemme, Macho Man, che tratta di economia tanto quanto Il Sole24Ore tratta di epilazione intima maschile; vince una rubrica fissa sulle tecniche di seduzione maschili, compilata seguendo le lezioni della professoressa Serena Rossi, che insegna teoria e tecnica dell'approccio stereotipico a una classe di bruttarelli insicuri. Chi indovina come finisce non vince niente, ché basta guardare una qualsiasi commedia romantica degli ultimi vent'anni (diciamo da Notting Hill in avanti) per avere la certezza matematica che l'epilogo sarà quello. Nell'esordio alla regia di Giampaolo Morelli – tratto dall'omonimo romanzo scritto dal regista stesso – c'è tutto, sembra Fiorello quando faceva l'imitazione di Gianni Minà: c'è Hitch - Lui sì che capisce le donne, c'è tutta la rom-com inglese possibile – manca solo la dichiarazione d'amore scritta su svariati cartelli, ma c'è almeno un altro Grande Gesto®, ci sono Sex and the City e Contrariò de Bergerac, e c'è pure un tocco di neomelodico. È tutto allestito bene, con Morelli che rispetta la grammatica di genere, dirige con pulizia classica (anonima), scrive con una certa brillantezza e cura il dettaglio – su tutti, quello dei personaggi di contorno. Piuttosto, 7 ore per farti innamorare è utile all'educazione famigliare perché rappresenta un test sul campo e concreto di quel concetto che in Boris, la serie, viene riassunto nel termine Locura e spiegato come “Il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillettes”. E siamo tutti felici.

 

Captain Fantastic (RaiPlay)
Attenzione. Non facciamo solamente quelli che si annusano la lanugine del proprio ombelico e fanno le facce di quando morsichi un bergamotto aspro forte dell'Aspromonte. Che noi avremo anche la Locura come dirottatrice di film; ma in America combattono contro qualcosa di ancora più grande: il film da Sundance. Un'etichetta su cui si sarebbe potuto benissimo leggere “un film di Wes Anderson fatto da qualcuno che non è Wes Anderson” se non fosse che è un titolo troppo lungo. I film da Sundance sono commedie venate di dramma con famiglie sui generis (=gente non allineata sugli stereotipi della casa con giardino in periferia) che intraprendono un percorso forzato e impossibile di normalizzazione, scoprendo che una vita vissuta seguendo le norme sociali ma a modo loro è meglio della briglia sciolta. In sostanza è gente stramba e disfunzionale, vestita in maniera buffa e dalla condotta tutta matta, che si muove solo se in sottofondo suona una chitarrina e che viene convinta dai casi vita che probabilmente è meglio allinearsi a tutti gli altri, che c'è un limite all'essere eccentrici. Nel caso di Captain Fantastic la storia è quella del perfetto Viggo Mortensen, padre di sei giovani virgulti cresciuti ed educati in mezzo alla natura, lontani il giusto dai compromessi della società. Ecco: il film da Sundance ci ricorda, con stile colorato e musichine allettanti, che non si può fare quella vita lì. Dopo il suicidio della moglie, Viggo Mortensen carica armi, bagagli e famiglia sul furgone e parte alla volta del Nuovo Messico per assistere al funerale della donna. I figli sperimenteranno di prima mano il cosiddetto consesso civile da cui il padre li aveva estratti. Seguono svariate, ilari incomprensioni, momenti di dramma famigliare, l'epifania del compromesso necessario, la morte dell'ideologia, la felice vittoria della norma.
 

8Mile (Netflix)
A proposito di faccende che nascono come forma di protesta, quindi di eccentricità, e guadagnano consenso fino a venire riconosciute dalla società come istanze popolari, per poi finire a contare tutti i soldi necessari a restare negli innocui binari della norma: vi ricordate l'hip hop? È quella forma d'arte nata nel Bronx degli anni '70, un'espressione musicale e bella al sangue e, agli esordi, appannaggio della gioventù nera e latina della New York dell'epoca. Inaugurato come colonna sonora spontanea e improvvisata dei block parties – feste di quartiere in cui intere comunità si riversano in strada a far festa bloccando interi isolati – com'è che 50 anni dopo, nel 2019, l'hip hop è finito sul palco degli Oscar, con tanto di contumelie censurate per venire incontro al perbenismo della trasmissione televisiva? Si festeggiava l'età da patente (americana) dell'Academy Award ricevuto da Eminem per Lose Yourself, pezzo di punta nella colonna sonora di 8Mile e prima composizione rap a portarsi a casa, era il 2003, l'Oscar per la Miglior canzone. 8Mile è uno dei tanti monumenti all'abilità hollywoodiana di tradurre nel proprio linguaggio, sdentato e appetibile a tutti, il dialetto delle controculture, integrandole, sterilizzandole e assorbendole con la promessa di successi e denari. È la storia, ispirata alla parabola dello stesso Eminem, di un giovane operaio di Detroit, proveniente da una famiglia difficile e con un enorme talento per il rap. A redimere la banalità di un racconto da sogno americano come se ne sono visti a centinaia nella storia del cinema – dalle stalle alle stelle con la sola imposizione del merito e della forza di volontà contro ogni sfiga e ogni ostacolo – ci sono l'intensità del protagonista assoluto, Eminem, e il sapiente mestiere dell'uomo dietro la macchina da presa, il Curtis Hanson premio Oscar per la sceneggiatura di L.A. Confidential.

 

How I Met Your Mother (Netflix)
Il miglior metro di giudizio sulla popolarità di una serie tv è la risposta a una semplice domanda: quanta gente ha fatto incazzare con il suo ultimo episodio? Per conferma chiedere ai fan di Lost e Game of Thrones. Per quanto riguarda la categoria sitcom, il premio di finale di serie più odiato di sempre se lo prende orgogliosamente How I Met Your Mother – e c'è ancora qualche passato distributore italiano che insiste a chiamarla E alla fine arriva mamma!, teneri. Ideata dai due bistecconi Craig Thomas e Carter Bays a partire dall'idea più basilare possibile (“raccontiamo di quando eravamo giovani a New York e passavamo le serate a smaltarci il fegato al pub”), How I Met Your Mother ha sempre avuto tutte le specifiche tecniche delle sitcom memorabili – personaggi divisi per macro aree stereotipiche (quello romantico, quello sciupafemmine, quella canadese) per dare la chance a più spettatori possibili di immedesimarsi in loro, martellamento di situazioni ricorrenti per creare il tormentone, creazione di un vernacolo comico che (proprio come in un gruppo di amici veri) è più divertente per chi ha familiarità con la serie. Il valore aggiunto di How I Met Your Mother è stata la scelta, a posteriori coraggiosa visto l'atterraggio insicuro del finale di serie, di aggiungere alle classiche premesse strutturali da sitcom anche una trama orizzontale e una cornice che sono state sviluppate per tutte e nove le stagioni. Gli spettatori hanno investito più emozioni seguendo nel tempo le evoluzioni dei perniciosi tentativi di Ted il sentimentale alla ricerca della donna giusta da sposare, spalleggiato da una coorte di amici abbastanza incestuosa, seppur adorabile e leale. E gli stessi spettatori si sono adirati quando hanno scoperto che la serie non finiva come voleva loro. Eh, la vita.

 

Taron e la pentola magica (Disney+)
Cari ragazzi e ragazze, ma anche cari genitori giovani; voi, che quando qualcuno mette in discussione l'iconografia Disney vi aggrappate al blu-ray de Il re leone come faceva Linus con la sua coperta. Dovete sapere che c'è stato un tempo in cui l'azienda di Topolino non se la passava troppo bene. Voglio dire, erano gli anni '80. Nessuno se la passava bene a vivere negli anni '80, con tutto quel cattivo gusto in giro. Ma per Disney è stato un periodo particolarmente sofferto, tanto da meritarsi un sottocapitolo intitolato “Il fondo del barile”, un piccolo medioevo nella altrimenti gloriosa e intonsa storia del Canone. Esagerazioni da propaganda di regime. Dei quattro film prodotti in quel periodo, l'unico che si può definire malriuscito è Oliver & Company. Gli altri tre, Red e Toby - Nemiciamici, Basil l'investigatopo e Taron e la pentola magica, sono qualitativamente parlando in linea con lo standard di eccellenza animata Disney. Il problema di quel periodo lì è stato, in realtà, solo uno: gli incassi di Taron. Così inaspettatamente scarsi, meno della metà del budget, che le scritture ufficiali parlando di quell'epoca descrivono un'azienda vicina al collasso, finanziario ma anche emotivo. Altro che medioevo, si sono solo spaventati per essersi trovati a vivere per qualche anno la tragedia di essere un po' meno ricchissimi del solito. In tutta questa storia, l'unico perdente è proprio Taron e la pentola magica. E dire che cercava solo di essere diverso dal solito film Disney, a partire dalla fonte letteraria; ovvero adattando, in versione edulcorata e alleggerita, i primi due libri del ciclo Le cronache di Prydain, serie di cinque romanzi fantasy per ragazzi scritti da Lloyd Alexander e a loro volta ispirati alla mitologia gallese. Il premio ricevuto da Taron per aver provato a farla in un altro vaso è stato un'uscita in home video ritardata di dieci anni e il titolo di “film che ha quasi ammazzato la Disney”. Questo affettuoso ricordo è per te Taron, per i tuoi amici e per la tua scrofa con poteri di preveggenza. 

 

- quando il divano di famiglia è pieno, non dividete gli schermi: andate a colpo sicuro seguendo questi consigli e unite il telecomando -

Resta sempre aggiornato con le notizie più importanti della settimana, tutte le recensioni e le esclusive di Film Tv: iscriviti alla newsletter!

Le ultime news


Schermo familiare #020

28 Luglio 2020

Machete non scrive SMS, ma ha mandato una raccomandata per approvare i film enormi di questa settimana di divano: dalla trasferta giapponese di Scorsese in Silence...

La serie delle serie

24 Luglio 2020

Fuori(le)Serie #056

C'è Basile con Lo cunto de li cunti e c'è David Simon con la serie delle serie: The Wire torna a disposizione dello...

Schermo familiare #019

21 Luglio 2020

Cosa fanno un horror, un action, un melodramma, una commedia, una biografia, un'animazione e una papaya verde? Fanno lo schermo familiare di questa settimana, pieno di cose...

Le serie della tavola rotonda

17 Luglio 2020

Fuori(le)Serie #055

Oltre al prequel adolescenziale e al femminile del ciclo arturiano (Cursed), questa settimana di serie propone in menù il...

Schermo familiare #018

14 Luglio 2020

Attività cinematografiche da svolgere volentieri in famiglia: ricordare la magia creata dalla coppia Sergio Leone/Ennio Morricone (e le parodie lampo che ne cavalcavano il...

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti - Supporto tecnico
Privacy Policy