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Fra alti e bassi, fra neorealismo, critofilm e prodotti calligrafici, il rapporto tra pittura e cinema nei film italiani.

Al Sudestival, il festival lungo un inverno che si tiene tutti i fine settimana dal 10 gennaio al 13 marzo 2020 a Monopoli (Ba), anche l'omaggio a Dino Risi nell'ambito di un "laboratorio" sulla commedia all'italiana con gli studenti, organizzato in collaborazione con Film Tv, media partner della manifestazione. Come film più rappresentativo, Mauro Gervasini ha scelto Il giovedì , che era anche il preferito dal regista milanese. Riproponiamo la locandina con il commento.

Avete già scoperto le due nuove piattaforme di cui stiamo recensendo serie originali, di recente? Una di queste è StarzPlay, su cui vi suggeriamo di cercare questa commedia.

Il numero 50 di Film Tv è tutto dedicato alle donne, in uno speciale che attraversa ruoli e media diversi. Uno dei nomi femminili fondamentali per il cinema è Chantal Akerman, di cui vi riproponiamo questo inedito.

La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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News


29 Novembre 2019

Shyamalan twist

Fuori(le)Serie #022

A sorpresa, la britannica The Feed (che doveva debuttare la scorsa settimana su Prime Video) riappare in grande spolvero su StarzPlay e concorre con Servant, prodotta da M. Night per Apple TV+, per il miglior Shyamalan twist della settimana. A rimpolpare il palinsesto settimanale, una buona dose di anime vecchi (Hurricane Polimar) e nuovi (Levius e Babylon), sit-com vecchie ma neanche tanto (The Good Place) e nuove (Buon quel che vi pare) e telenovelas insuperabili, 123 puntate in olio d'oliva.

STARZPLAY

The Feed (GB, 2019) - dal 28/11/2019
“Immagina tutti gli esseri umani della Terra connessi. Tramite il pensiero, tramite le emozioni, in tempo reale. Benvenuti nel Feed, dove la nostra esperienza condivisa ora è realtà” dice la suadente vocina scelta dall'ufficio marketing di Lawrence Hatfield, l'inglese che in un futuro prossimo ha inventato una tecnologia – qualcuno tappi le orecchie a Beppe Grillo: un chip impiantato nel cervello – che permette di condividere istantaneamente e in prima persona pensieri, emozioni, immagini, suoni. Ma proprio dal di dentro, roba che vedo e sento e provo quello che qualcun altro sta vedendo o sentendo o provando. Roba che ne ascolto i pensieri. Roba che il signore che ha pubblicato il romanzo da cui è tratta questa serie, Nick Clark Windo, un giorno si è messo a sedere al suo tavolino nel suo piccolo studio, o forse da Starbucks, o magari in biblioteca e si è detto: “Adesso scrivo un romanzo distopico che parla di Facebook ma senza mai scrivere la parola Facebook. Il primo che dice Black Mirror lo picchio”. Poi succede che qualcosa va storto con il Feed e le persone cominciano ad ammazzarsi senza volerlo. E Lawrence Hartfield, che sarebbe interpretato da David Thewlis e quindi tutto va bene, continua a difendere la bontà della sua creazione e cerca a tutti i costi di risolvere la situazione.

 

NETFLIX

Broken (Usa, 2019) - dal 26/11/2019
Hai presente quando sei tutto contento, giusto? La settimana sta andando bene e la giornata ancora meglio: finisci al lavoro e a casa ti aspettano tre teglie di pizza fatta in casa appena sfornata, te l'hanno giurato e spergiurato. Poi arrivi, scopri che si è invitato a cena il cugino che si autoproclama “consumatore consapevole”, rifiuta ogni prodotto uscito dalla grande catena di distribuzione e ha portato un cespo d'insalata del suo orto da mangiare scondito. Tutto corretto, ma un po' di crimine sale. Pensa poi, a scoprire che tuo cugino è anche il documentarista che, in occasione della settimana del Black Friday, ha convinto Netflix a distribuire una serie di doc che vanno a scavare nelle idiosincrasie, nelle frodi e nelle inadempienze che caratterizzano l'operato di alcuni grandi produttori di beni di consumo. Ci sono le sigarette elettroniche che uccidono, il mobilio economico che uccide (sul serio: apparentemente in America, ogni 30 minuti c'è qualcuno che arriva in ospedale perché è finito sotto un armadio traballante), i cosmetici di bassa qualità che uccidono e la plastica, che invece sta salvando il mondo. Non è vero, è soprattutto la plastica a ucciderti. 

Levius (Giappone, 2019) - dal 28/11/2019
Alla voce curiosità inutili da sfoggiare alla prima cena a cui non vorresti partecipare per mettere un po' a disagio tutta la tavolata: il manga da cui è tratta quest'omonima serie animata è uno dei pochissimi, tra quelli editi in Giappone, che si leggono da sinistra a destra (all'occidentale insomma). La storia è quella di un diciannovesimo secolo alternativo e steampunk, in cui l'intera umanità è appena entrata nell'Era della Rinascita, nel tentativo di risorgere dalle ceneri di una guerra che ha devastato il mondo. A quanto pare, l'unica soluzione per tenere a bada il genere umano è quella di farlo sfogare con il tifo sportivo. Ma dal momento che siamo degli scimmioni imberbi e che il calcio all'epoca non era ancora stato inventato, la scelta per lo sport eletto a sfogatoio collettivo è la lotta tra umani ciberneticamente modificati che possono trasformare il proprio sangue in vapore e rendere particolarmente cruente le battaglie a colpi di arti marziali meccaniche. Il giovane Levius è fra i moderni gladiatori che mettono in palio la loro vita in cambio di fama, fortuna e la possibilità che la gente si distragga abbastanza da scordarsi di inventare la bomba atomica. 

Buon quel che vi pare (Usa, 2019) - dal 28/11/2019
Ormai ogni prodotto audiovisivo è concepito e realizzato con un target in mente. Focus group, ricerche di marketing e test screening sono solo alcune delle pratiche che servono a oliare i meccanismi dell'industria dell'intrattenimento, esattamente come il lubrificante è necessario al proctologo per la controllatina d'ordinanza alla prostata. Succede, dunque, che i dirigenti televisivi mettano in produzione spettacoli con in mente un ben preciso tipo di pubblico, all'inseguimento di ben precise tendenze. Non era mai capitato, però, di avere un sit-com avventista. Che non ha nulla di particolarmente religioso: semplicemente è stata ideata e programmata come accompagnamento verso le feste natalizie, a partire dal giorno del Ringraziamento. La storia è quella dell'eroico Matt, trascinato dall'altrettanto coraggiosa Emmy, sua fidanzata di lungo corso, da Los Angeles a Philadelphia per conoscere la di lei famiglia allargata. Un padre che chiaramente intimidisce (interpretato da Dennis Quaid), due sorelle, un fratello e i rispettivi compagni e compagna. 

La reina del sur (Usa, 2011) - Seconda stagione dal 29/11/2019
Dice: perché c'è scritto Usa qua sopra, che il titolo è in spagnolo? Perché il capitalismo ha deciso che fosse la malvagia sacripante Comcast a possedere Telemundo e a sganciare i dieci milioni di dollari necessari a finanziare (era il 2011) la seconda più costosa telenovela di sempre. Nella prima stagione, sessantatré agili episodi, gli autori si sono chiesti: cosa succede quando un'umile, povera donna messicana di nome Teresa Mendoza – una che ha come unico difetto quello di innamorarsi di uomini a cui ci piace spacciare gli stupefacenti – continua a vedersi morire i fidanzati, sparati dai cartelli della droga? La risposta, in sessantatré comode puntate, è fare la start-up di un proprio cartello e surclassare gli antipatici ammazza fidanzati al loro stesso giochino. Nasce Teresa la Messicana, regina del sud. Una parabola talmente vertiginosa, che ci sono voluti otto anni e l'intervento di Netflix per avere una seconda stagione. Solo, stavolta, molto meno intensa e di soli sessanta episodi.

 

AMAZON PRIME VIDEO

Hurricane Polimar (Giappone, 1974) - dal 24/11/2019
C'era una volta Rete4, prima che venisse assorbita da Fininvest e diventasse un megafono con la faccia di Emilio Fede e l'alito puzzolente. In quella Rete4 di proprietà Mondadori e diretta da Enzo Tortora, si proiettavano in prima tv italiana robe tipo Guerre stellari e Dinasty, e c'era anche spazio per i cartoni animati giapponesi! Magari non proprio capolavori, ma sicuramente c'era quantomeno un oggetto di culto assoluto. Hurricane Polimar è quello che succede quando a un giapponese viene la fissa dei supereroi occidentali e si inventa la storia di un ragazzo, Takeshi, che è solo in apparenza un bamboccione; e poi gli tocca di fare poco il pigro quando uno scienziato, giusto prima di essere assassinato da alcuni malintenzionati, gli regala un casco di sua invenzione, il polimet, che permette all'indossante di trasformarsi per esattamente 46 minuti e un secondo in un veicolo di sua scelta. Takeshi si ribella al babbo poliziotto, cambia cognome e decide di combattere il crimine facendosi assumere come assistente di un detective privato cialtrone che si fa chiamare Sherlock Holmes Jr. e va in giro con un San Bernardo pazzesco di nome Barone.

Babylon (Giappone, 2019) - dal 26/11/2019
Belli i cartoni giapponesi matti di una volta, ma non male nemmeno quelli seri d'oggidì. Questo Babylon l'ha prodotto Amazon stessa, adattandolo da una serie di graphic novel scritti da Mado Nozaki e disegnati da Zain. È tutto ambientato in un futuro molto prossimo in cui, alle porte di Tokyo, è appena stata inaugurata la città indipendente di Shiniki, fondata per risolvere il problema di sovrappopolazione della capitale giapponese e come test per l'eventuale creazione di un nuovo stato enclave. La cospirazione politica parte da lontano, dal pubblico ministero Zen Seizaki nel pieno delle indagini per tentare di collegare un gigante farmaceutico alla distribuzione dolosa di un farmaco difettoso. Seizaki non ci mette troppo a trovare il primo cadavere dell'indagine, grazie alle tracce lasciate su un documento sigillato reperito negli uffici della casa farmaceutica: un anestesista morto, apparentemente, per una overdose di anestetici e che era strettamente (e segretamente) collegato a uno degli aiutanti del segretario generale del Partito Liberale di Giustizia, il candidato principale per l'elezione a sindaco di Shiniki. Tutti questi misteri fanno venire voglia di altri misteri, via con la prossima scheda. 

Scatola nera (Italia, 2019) - dal 26/11/2019
Gaspar Noé l'aveva fatto l'anno scorso, in Climax, di chiudere nello stesso posto sperduto un gruppo di persone pericolose per la società. In quel caso erano dei ballerini che venivano drogati abbastanza male e finiva tutto a scatafascio, fra mille contorsioni e corpi che fanno cose che dei corpi non dovrebbero saper fare. A fare la scelta ancora più coraggiosa, trattando con una specie di umani financo più letale, sono il giovane regista Elia Castangia – con un'esperienza in tv dietro la macchina da presa di Love Snack, sit-com dimenticata dai più in cui Matteo Branciamore faceva cose – e lo sceneggiatore e protagonista Alessandro Betti – il comico, attore e autore, che a cercarlo su Google sale subito il “Ma sì, lui l'ho visto mille volte” – che scelgono di isolare in un remoto casolare di campagna una compagnia di attori teatrali, raccogliendo sostanzialmente tutta la sfiga, l'ipocondria, la superstizione e l'isteria del mondo in un unico posto. Tutta colpa di Tobia, di professione commediografo, che la sera prima dell'esordio del suo spettacolo, decide di radunare in mezzo al nulla i suoi attori e chiaramente ognuno di loro ha un segreto o un mistero da nascondere.

 

APPLE TV+

Servant (Usa, 2019) - dal 28/11/2019
M. Night Shyamalan è, sin dal suo esordio ufficiale come cineasta professionista nel '92, un caso più unico che raro di regista di Schrödinger, allo stesso tempo autore visionario e cialtrone senza perdono. Almeno per quanto riguarda la sua sinusoidale carriera cinematografica. In televisione, invece, al momento siamo fermi al sei politico di Wayward Pines, serie lynchiana partita forte e altrettanto rapidamente finita nel dimenticatoio. Per Servant, Shyamalan si è fatto coinvolgere in maniera maggiore, assumendo il ruolo di produttore esecutivo e dirigendo buona parte degli episodi della prima stagione. Il lavoro di fatica l'ha fatto lo showrunner Tony Basgallop, espertone di lungo corso di sceneggiature televisive, che si è scritto questa storia pazzesca in cui Leanne, una ragazza che non pare proprio totalmente a piombo, viene assunta dalla benestante Dorothy Turner e dal marito Sean come balia del neonato Jericho. Solo che Jericho è una bambola abbastanza realistica che Sean si è visto costretto ad accogliere in casa per aiutare la moglie a superare il trauma per la morte del vero Jericho, avvenuta quando il bimbo aveva solo 13 settimane. Solo che il signor Turner non sembra raccontarla troppo giusta. E, come si diceva, nemmeno Leanne ha un andazzo tanto rassicurante. E poi c'è Rupert Grint che fa il ruolo che gli riesce meglio, quello dell'amico scemo e apprensivo.

 

SKY GO

Silicon Valley (Usa, 2014) - Sesta stagione dal 25/11/2019
Se sei Mike Judge e ti sei inventato cose come Beavis & Butt-head e Idiocracy, ma anche Impiegati... male! e in misura minore King of the Hill, da te ci si aspettano una serie di cose abbastanza esagerate. Prima di tutto vorremmo qualcosa di pungente, disgustoso e di culto, visto che già gli era riuscito con quei due adorabili debosciati, cafoni e cialtroni di Beavis e Butt-head. Poi vorremmo tanto che continuasse a prevedere il futuro, anche se lo sguardo grottesco di Idiocracy aveva preconizzato l'ignoranza al potere che poi si è realizzata in Donald Trump e in tutti i suoi (ancor più) stupidi mini me sparsi in giro per il mondo. E al suo debutto nella serialità in live action, nel 2014, con Silicon Valley, Judge aveva (incredibilmente) spuntato tutte le caselle delle aspettative, raccontando con sagacia e ironia feroci il magico e terribile universo parallelo dell'industria informatica all'avanguardia che ha il suo centro in California. Nella quinta stagione, con Kumail Nanjiani (ormai troppo famoso per frequentare ancora gli amici) e T.J. Miller (ormai troppo stronzo e coinvolto in troppi scandali a sfondo sessuale per essere persona grata a Hollywood) più o meno fuori dai giochi, Judge si è dovuto arrangiare con un cast ridotto rispetto alle annate precedenti. Adesso c'è da dirimere tutti i nodi lasciati in sospeso per concludere, con la sesta e ultima stagione, una delle commedie televisive migliori dell'ultimo decennio. 

 

INFINITY

The Good Place (Usa, 2016) - dal 27/11/2019
È vero che non si può decidere. Ma in tanti, potendo, farebbero a meno di morire dopo essere stati investiti da un furgone che sponsorizza una pillola contro le disfunzioni erettili. A maggior ragione se muori così e dovresti finire in paradiso, ma vieni scambiata per un'altra Eleanor che ha lasciato il mondo terreno schiacciata da una pila di carrelli al supermercato mentre si abbassava a raccogliere una bottiglia di margarita. Anche perché, in The Good Place ancor più che nel mondo reale, conviene andare in paradiso. O meglio, nella Parte Buona. Che è, in realtà, una cittadella utopica (e con forte selezione all'entrata) progettata da Ted Danson. Meglio di così, dice, cosa si potrebbe volere? Magari che Ted Danson non fosse, sotto sotto, un demone particolarmente subdolo che ha architettato un finto paradiso per gente destinata all'inferno, punendola con la tortura psicologica di credere nella salvezza per poi essere precipitata negli abissi della dannazione eterna. Dal creatore di Parks and Recreation e Brooklyn Nine-Nine, Michael Shur, non ci si poteva aspettare niente di meno folle. Quattro stagioni, di cui l'ultima vicina alla conclusione in patria, che vanno giù come un sorso d'acqua.

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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