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Pier Maria Bocchi dice che Stregata dalla luna è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Romance alle ore 21:00.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico durante il week end! (Woody Allen)»

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Emanuela Martini

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News


26 Giugno 2020

Streaming teutonico

Fuori(le)Serie #052

Si festeggia la settimana dello streaming mitteleuropeo, con due serie tedesche in uscita (Dark e Das Boot) che per una volta fanno impallidire le colleghe americane (Billions e A.P. Bio) salvate in extremis dal ripescaggio Netflix di 24.

 

NOW TV

 

Billions (Usa, 2016) - Quinta stagione dal 24/06/2020
Per lo stesso principio che fa scattare la fine dell'adolescenza nel momento in cui si cominciano ad apprezzare le verdure cotte, allo stesso modo si è certi di essere pronti per una serena mezza età nel momento in cui si comincia ad attendere con trepidazione una nuova stagione di Billions, in questo caso la prima parte della quinta, interrotta in patria dallo scoppio della pandemia. Una serena mezza età trattata in maniera ecumenica, peraltro, e bando a Raffaele Morelli e alla sindrome del cortile delle scuole medie con maschietti da una parte e femminucce dall'altra: Billions accontenta gli sciuri con le sue trame che raccontano con sorprendente accuratezza (e puntualità nell'aggiornarsi, così dicono quelli che ne sanno di più) il mondo dell'alta finanza newyorchese, pregi (pochi) e difetti, attività legali e illegali; e allo stesso tempo accomoda pure le sciure anche grazie a un plotone di personaggi femminili belligeranti e sul pezzo, oltre a un volume tale di plot twist e scene madri accompagnate da musica di tensione da far impallidire la più agghindata e pettinata delle soap opera. Al centro c'è sempre l'ambizione umana di vincere a ogni costo, di essere il migliore, di ottenere il trono il predatore alfa. Ritorniamo quindi sulle piste di Paul Giamatti, tostissimo attorney general di New York, tornato a incastrare ricchi finanzieri che non giocano secondo le regole dopo un tentativo a vuoto di farsi eleggere governatore dello stato, e del machiavellico multi-miliardario Damian Lewis, manager di un fondo speculativo che fattura più di un piccolo paese africano e affaccendato nell'ambizioso progetto di mettere in piedi una banca privata.

Das Boot (Germania, 2018) - Seconda stagione dal 26/06/2020
Esiste un universo parallelo, gli anni '80, in cui quell'adorabile guercio di Wolfgang Petersen (La storia infinita, Troy, Poseidon) è il regista di uno dei più grandi successi, di critica e pubblico, nella storia del cinema commerciale tedesco: non solo U-Boot 96 (titolo originale Das Boot) ha guadagnato 225 milioni di dollari in tutto il mondo, ma si è anche portato a casa sei nomination agli Oscar, comprese quelle per la miglior regia e la miglior sceneggiatura non originale. Nonostante Petersen non si sia mai riuscito a ripetere gli exploit, U-Boot 96 rimane effettivamente uno dei migliori film di guerra degli ultimi 40 anni: ha il pregio di rendere palpabile la noia, la tensione, la frustrazione e, perché no, anche la puzza di scorregge e umanità in lotta contro lo scorbuto che si respirano in una bara di metallo stretta e lunga in cui 50 uomini vivono e lavorano in attesa del loro momento di guerra, in attesa della caccia. L'unico a cui non è piaciuto il film è, paradossalmente, l'autore del romanzo del '73 da cui è tratto, Lothar-Günther Buchheim. Il quale si immaginava una lunga serie tv che riuscisse a sviscerare con la dovuta profondità tutto l'antimilitarismo e la tensione psicologica – come l'attesa di una morte possibile nel breve periodo logori la mente umana – espressi nel suo romanzo. L'adattamento seriale dei suoi libri, compreso il sequel di U-Boot 96 (Die Festung, pubblicato nel '95) arriva troppo tardi per dare soddisfazione a Buchheim, scomparso nel 2007, ma riesce comunque nell'ardua impresa di essere il valido sequel di un ottimo film. Das Boot riprende nove mesi dopo la fine di U-Boot 96. Il principio dell'azione è sempre il porto militare di La Rochelle, nella Francia occupata dai nazisti. Al contrario della pellicola di Petersen, però, la serie si divide seguendo le avventure di due fratelli, il radio operatore Frank che viene improvvisamente spedito in missione sul sommergibile U-612; e la sorella Simone, traduttrice per l'esercito che eredita dal fratello i suoi pericolosi rapporti con la resistenza locale.

 

NETFLIX

 

Borgen - Il potere (Danimarca, 2010) - dal 22/06/2020
Una volta ero convinto che uno sceneggiatore sa di padroneggiare davvero l'arte della sceneggiatura solo nel momento in cui scrive un film avvincente sul baseball e sulla statistica. Poi mi sono ricordato di Borgen - Il potere e di come il drammaturgo e sceneggiatore danese Adam Price sia riuscito, una decina d'anni fa, a rendere interessante la vita parlamentare danese – nel frattempo infilando una serie quasi sciamanica di previsioni politiche azzeccate. Fin qui però, a meno di non considerare la politica danese particolarmente più noiosa rispetto a quelle che si svolgono altrove, niente di male, c'erano già riusciti tanti altri colleghi. Aaron Sorkin con The West Wing, Beau Willimon con House of Cards, Sorrentino con Il divo. Il grande risultato di Price è quello di aver reso avvincente il racconto del dietro le quinte politico senza il supporto di artifici retorici, esagerazioni o stratagemmi formali. Le trenta puntate di Borgen raccontano con minuzia di dettagli il dietro le quinte del governo danese guidato da Birgitte Nyborg, la prima primo ministro donna nella storia del paese (che ha anticipato di un anno la vera prima primo ministro donna della Danimarca Helle Thorning-Schmidt). C'è tutto il pacchetto: ci sono gli intrighi, ci sono gli scandali, la gestione del governo, il complicato e controverso rapporto con la stampa. Ma c'è soprattutto l'umanità, senza orpelli e ordinaria, dell'essere umano che sta dietro al capo politico, della famiglia che la circonda e delle (poche) persone che lavorano intorno a lei. 

24 (Usa, 2001) - dal 24/06/2020
Con un trattamento degno di Star Wars (la dice lunga sullo status di cult della serie creata da Joel Surnow e Robert Cochran per i tipi di Fox) Netflix ha aspettato il 24 di giugno per pubblicare le otto stagioni canoniche di 24 – a cui, al di là delle mura di Netflix, si aggiungerebbero anche un film per la tv (ponte tra la sesta e la settima stagione), una miniserie sequel barra nona stagione (24: Live Another Day) e uno spinoff (24: Legacy). 24, probabilmente, è la serie che ha inventato il binge watching. Merito dell'idea di raccontare in ogni stagione e in tempo “reale” una singola giornata nella vita dell'agente dell'antiterrorismo Jack Bauer. Ogni stagione 24 episodi, ogni puntata un'ora nella ragguardevole giornata del signor Bauer, a volte alle prese con del nucleare, altre con armi batteriologiche, ogni tanto sono solo attentati, qualche volta c'è di mezzo una potenza militare straniera e ostile, quasi sempre bisogna mettere in salvo il presidente. Ordinaria amministrazione di ogni eroe americano con delle opinabili posizioni morali sulla tortura che si rispetti. E, dal punto di vista del linguaggio televisivo, thriller sopraffino pur facendo leva sul volume, più che sulla sostanza. Ché Jack Bauer avrà pure contribuito a inventare il binge watching, iscrivendosi all'elenco dei titoli che hanno fatto evolvere la fruizione della televisione contemporanea; ma dall'alto delle sue 192 puntate da 45 minuti (fanno 144 ore e sei giorni di fila se vi interessa entrare nel Guinness) si è anche inventato la fobia di essere rapiti (senza possibilità di riscatto) da una serie tv dimenticandosi di avere una vita. 

Dark (Germania, 2017) - Terza stagione dal 27/06/2020
Dark è stata, più o meno tre anni fa, la prima serie tedesca prodotta da Netflix. Nonostante, fin dal titolo, facesse presagire cose fin troppo tedesche, effettivamente la serie si è rivelata estremamente tedesca, ma nel miglior modo possibile. In piena epoca di nostalgia anni '80 ben condita di riferimenti all'iconografia pop, Dark rifiuta ogni tipo di ironia e ammiccamento preferendo la rigorosa perfezione di un impeccabile e tortuoso meccanismo narrativo sci-fi e orrorifico. Con un racconto già organizzato, prima ancora di partire, su tre stagioni – tante quante le linee temporali (1953, 1986 e 2019) inizialmente introdotte nella storia, quando tutto sembrava già complicato e nessuno osava immaginare che la seconda stagione volesse osare ancora di più (e meglio) – e quindi con le idee chiare fin dai primi episodi, la serie creata da Baran bo Odar si permette il raro lusso di scagliare lo spettatore, con poche introduzioni e senza troppi complimenti, in un vortice cupo, misterioso e intricato, fatto di paradossi spaziotemporali che popolano un universo narrativo originale, complesso e non privo di riferimenti metaforici alla realtà politica e sociale. L'altra cosa interessante e moderna di Dark è che si tratta di un prodotto talmente denso, con una mitologia così accuratamente studiata, da rifiutare la vecchia fruizione televisiva settimanale. L'intera serie, con anche la terza e conclusiva stagione, chiede di essere vista tutta di fila per evitare di doversela guardare ogni settimana ripassando l'albero genealogico spalmato su diversi piani temporali dell'intero villaggio di Winden.

 

PRIME VIDEO

 

Trigun (Giappone, 1998) - dal 22/06/2020
Siamo alla fine degli anni '90, in un periodo che insiste nell'essere poco fortunato sul fronte delle scelte estetiche. Ma l'umanità, in tutto il suo masochismo, non ne ha mai abbastanza. C'è bisogno di spremere il veleno dal corpo, di raggiungere l'apice del kitsch, lo zenit del cattivo gusto inconsapevole e da lì ripartire. Nell'inconscio collettivo junghiano della popolazione terrestre comincia a farsi strada un'idea: un western fantascientifico steampunk. Woah. Prima che quest'idea si incarnisse e diventasse quel monumento a tutto ciò che di sbagliato vi è nel cinema noto ai più come Wild Wild West (sempre bella la canzoncina però), il karma aveva permesso la nascita di un manga (poi serie animata) con le medesime premesse, ma risultati molto più soddisfacenti. Anzi, a dirla tutta Trigun è stato fra i titoli di punta (insieme a Cowboy Bebop e Neon Genesis Evangelion) di una generazione di cartoni di culto proposti in blocco, a inizio anni 2000, dalla avanguardistica programmazione di MTV. La storia, in 26 agili puntate, è quella dello strambo e tenero Vash the Stampede, tizio allampanato e conciato veramente male per essere uno che vaga per i deserti del pianeta far west Gunsmoke. È che Vash non è troppo normale di per sé: nonostante l'animo pacifista e l'indole bonaria, è conosciuto in giro per il pianeta come il tifone umanoide, e ogni luogo in cui si palesa finisce per essere raso al suolo a causa delle battaglie fra il pistolero vagabondo e i balordi che vorrebbero mettere le mani sulla taglia da 60 miliardi di doppi dollari che pende sulla sua testa. A rendere più complicata la vita di Vash ci pensano le due agenti assicurative che gli vengono messe alle calcagna per evitare che faccia troppi danni. Loro e il fatto di essere una misteriosa entità artificiale in grado di produrre energia e con un fratello gemello che ha tutta l'intenzione di estinguere il genere umano per vendicarsi dei torti subiti in passato.

 

INFINITY

 

A.P. Bio (Usa, 2018) - dal 21/06/2020
Nei medesimi Stati Uniti d'America in cui, ad Albuquerque, New Mexico, Walter White scoppia male e si trasforma piano piano in Heisenberg, idealmente a Toledo (nell'Ohio ma pur sempre ai margini dell'impero) c'è un altro insegnante di liceo iperqualificato e frustrato che sta per dare di matto a causa di un evento rivoluzionario – non un cancro ai polmoni senza essere fumatore, bensì un clamoroso fallimento professionale. Solo che Jack Griffin non è un chimico, dunque non sa come si cucina la metanfetamina. Inoltre è noto che gli ohioensi preferiscano gli oppioidi alla Blue Sky. Jack Griffin è uno studioso di filosofia affiliato alla prestigiosa università di Harvard, dalla quale deve allontanarsi dopo che l'odiato rivale inglese Miles Leonard gli toglie l'incarico. Jack è costretto a tornare dalla madre a Toledo, dove trova un lavoro d'emergenza come insegnante di Advanced Placement Biology in un liceo del posto. Il cervellone del filosofo va in pezzi, ma invece di diventare il protagonista della miglior serie drammatica dell'ultima dozzina d'anni, decide di assecondare il lato umanistico della sua superiore istruzione e mette in piedi una sitcom prodotta dall'ideatore di Saturday Night Live Lorne Michaels. Griffin abiura alla biologia e coscrive la sua classe di adolescenti nel fedele esercito che sta per dichiarare guerra psicologica all'odiato Miles Leonard. 

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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