Tutto quello che c'è da sapere sulla sesta edizione del Babel Film Festival

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Ilaria Feole dice che Quiz Show è il film da salvare oggi in TV.
Su TV2000 alle ore 21:10.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

Dopo dieci anni di lavorazione e le prime première europee, i film del progetto DAU vengono resi disponibili al pubblico on demand: addentriamoci in questa opera colossale, analizzando i primi cinque film noleggiabili online.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

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Fabrizio Tassi

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News


29 Novembre 2019

Tutto quello che c'è da sapere sulla sesta edizione del Babel Film Festival

Ci siamo già dentro fino al collo, in un mercato culturale che si confonde con l'industria dell'intrattenimento, in cui la promessa di far imparare qualcosa al proprio pubblico è troppe volte un deterrente, e in cui l'informazione dev'essere a tutti i costi impacchettata insieme all'intrattenimento. Fortuna che la testa è ancora fuori e c'è ancora spazio per far respirare manifestazioni come il Babel Film Festival di Cagliari che, arrivato al traguardo della sesta edizione, prosegue nel suo felice matrimonio tra l'arte cinematografica in tutte le sue forme (corti e lungometraggi, così come documentari) e la divulgazione e la difesa culturale delle lingue minoritarie e non ufficiali, dei dialetti e delle varianti linguistiche e di tutto il bagaglio di conoscenza ed esperienze che si portano appresso. L'edizione 2019, che si svolgerà nel capoluogo sardo fra il 2 e il 7 dicembre, presta particolare attenzione alla lingua della terra che ospita la manifestazione, il sardo: pare semplice come inizio, e invece è già insidioso. Perché esiste la versione ufficiale della lingua, ma poi ci sono anche il nuorese, il catalano sardo (il dialetto algherese), il sassarese e il tabarchino (dialetto ligure parlato nell'arcipelago del Sulcis) e sono tutte ben rappresentate in questa edizione del festival. Che dal locale più stretto, poi si allarga a tutto il mondo. Dal Nord America, con una serata dedicata a corti che esplorano le popolazioni native del Canada, al Sud America, con pellicole recitate in lingua quechua, guaraní e k'iche'; dall'Europa, con film in basco, in alto slesiano (parlato nell'omonima regione polacca), in galiziano, in corso, in lingua arbëreshe (idioma degli albanesi italiani stanziati nel sud Italia) e in romancio, fino al Medio Oriente, con omaggi alla lingua curda e all'yiddish. Senza dimenticare la complessità linguistica del continente africano, rappresentato a Cagliari dall'esempio del Ciad, in cui il francese e la variante locale dell'arabo sono usati al fianco di un centinaio di altre lingue; tra cui il laal, ormai parlato da meno di mille persone. Oltre alle proiezioni, il BFF propone anche una serie di incontri con molti dei registi delle opere in concorso, oltre a un ciclo masterclass tenute da professionisti del cinema del calibro di Alina Marazzi, Mario Brenta, Daniele Maggioni, Lara Saderi e Massimo Mariani. Per ulteriori informazioni, rimandiamo al sito ufficiale del festival.

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