Un witcher per domarli

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Matteo Marelli dice che Il minestrone è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Il 3 aprile arriva su Netflix la quarta stagione della serie spagnola di successo. Dove eravamo rimasti?

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«All work and no play makes Jack a dull boy»

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News


20 Dicembre 2019

Un witcher per domarli

Fuori(le)Serie #025

Debutta, dopo mesi di attesa e di speculazioni, l'adattamento televisivo di The Witcher, in primis saga di romanzi fantasy ma anche (se non soprattutto) trilogia videoludica di enorme successo, nonché ulteriore possibilità per Henry Cavill di rovinare qualcosa che in moltissimi amano alla follia. Ma questa settimana il palinsesto offre anche novità meno rischiose, come il canterino Soundtrack e l'inedito Grown-ish (spinoff di Black-ish), così come recuperi di pietre miliari di una tv d'altri tempi, come la miniserie The Kingdom - Il regno firmata da Lars von Trier.

 

NETFLIX

Soundtrack (Usa, 2019) - dal 18/12/2019
Da una parte, quella che promette male, Soundtrack vorrebbe essere la versione pigra (con canzoni non originali e cantate in playback) di Crazy Ex-Girlfriend (missione impossibile) o persino Glee (santi numi, e pensavamo di essercene liberati). Senza contare che è la diretta digievoluzione di Mixtape, uno show rifiutato da Fox e raccolto per strada da Netflix; e con tutto il bene che si può volere al palinsesto di Fox, non contiene capolavori tali da giustificare il rifiuto di una serie valida. Dall'altra parte, quella che promette meglio, Soundtrack se l'è inventato Josh Safran, quello che aveva ideato Quantico, un grosso guilty pleasure degli ultimi anni televisivi; e attorno al baraccone dei numeri musicali, Safran ha creato un melodramma losangelino che intreccia molteplici personaggi e piani temporali, e che promette lacrime a non finire. Se vi piacciono le battaglie di lip sync e This Is Us, è la serie che fa per voi. 

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online (Gb/Usa, 2019) - dal 18/12/2019
Tutto quello che riguarda la storia di Luka Rocco Magnotta è disturbante, e attraversa ecumenico l'intero spettro del disagio. Si parte dal più semplice dei dettagli, come il fatto che Luka Rocco Magnotta non sia il suo nome di battesimo – all'anagrafe canadese è registrato con il molto meno ragguardevole Eric Newman – ma se lo sia scelto nel momento in cui, dopo essere stato condannato per frode, ha voluto rifarsi una nuova vita partendo da zero. Partendo da Luka Rocco Magnotta. Quindi si attraversano tutte le sfumature del disturbante – post violenti su siti di suprematisti bianchi, video in cui soffoca gattini – alla ricerca di un'agognata celebrità, raggiunta all'apice della sua orribile parabola con il rapimento, l'uccisione e il dismembramento di uno studente cinese di ingegneria informatica in trasferta a Montreal. Da questa storia – che ha come appendice la rocambolesca fuga di Magnotta, poi ritrovato e arrestato in un internet café di Berlino – Mark Lewis ha tratto una docuserie in tre parti che, coerente fino in fondo con il tema trattato, è disturbante al punto giusto.

C'era una seconda volta (Francia, 2019) - dal 19/12/2019
Ormai non è più roba da sociologi, ma è argomento ben sdoganato. Tanto da essere stato inserito nell'esclusivo canone dei discorsi da osteria, la culla della filosofia orale che come si crea, così si perde. L'argomento è la nostalgia, il desiderio pungente e il rimpianto malinconico di un momento o un'epoca trascorsi che diventa rifugio dalla complessità del presente, e il modo in cui è stata strumentalizzata o abbracciata (a seconda del diverso grado di giudizio personale) dall'industria dell'intrattenimento, che da qualche anno cavalca prepotente il bisogno di accoccolarsi sotto l'egida di qualcosa di rassicurante, che siano sequel, spinoff. Rifacimenti o anche prodotti “originali” che rimandino alle atmosfere di un certo periodo. La miniserie thriller francese C'era una seconda volta – che nella versione inglese è stata tradotta letteralmente, Twice Upon a Time, senza ricordare che è stato anche il titolo dello speciale di Natale 2017 del Dr. Who e rovinando qualsiasi ricerca su Google di un potenziale spettatore anglofono – è l'incarnazione seriale del concetto. La storia è quella di un Gaspard Ulliel, sempiterno manzo anche sul piccolo schermo, che da mesi sogna il ritorno della sua ex ragazza, Louise, di cui è ancora innamorato. Un'ossessione, la sua, che un bel giorno si materializza nella consegna, non richiesta, di un misterioso pacco: una scatola di cui non si vede il fondo. Garpard Ulliel fa quello che fanno tutti i personaggi di tutti i thriller, e senza coscienza entra dell'oggetto sconosciuto. Fuoriesce dalla scatola e fortunatamente non si ritrova in una qualche luna di Giove dove finirebbe polverizzato in un nanosecondo, bensì nella sua stessa casa; solo qualche mese nel passato, quando ancora conviveva con Louise. Mistero.

The Witcher (Usa, 2019) - dal 20/12/2019
Per i molti amanti del genere, il processo di avvicinamento a The Witcher – la prima serie con una produzione importante alle spalle che prova a prendere il posto di Game of Thrones nel cuore dei fan, tiepidi o fondamentalisti che siano, del fantasy – è stato più o meno al livello del “vuoi più bene alla mamma o al papà? E quale dei due preferisci venga sfigurato da un'eventuale, cocente delusione?” The Witcher è la trasposizione televisiva della saga letteraria di Geralt di Rivia, vergata dal polacco Andrzej Sapkowski a partire dal 1990; saga che ha aumentato di molto il suo zoccolo duro di appassionati quando è stata adattata in una trilogia di videogiochi che ha avuto abbastanza successo da far pensare a Sapkowki che forse quei 10mila dollari scarsi che si era fatto dare per i diritti dei suoi romanzi non fossero poi un grande affare. Tanto che anni più tardi, i dollari chiesti dal romanziere polacco per tornare moralmente in pari sono diventati 16 milioni. Henry Cavill, nei panni del protagonista, tenta (dopo Superman) di non partecipare a un altro disastro in galleria che coinvolge un personaggio amato visceralmente dai fan. Geralt è uno strigo, un umano mutato attraverso un rito che gli ha conferito poteri magici oltre a forza, resistenza e sensi molto più sviluppati rispetto a quelli umani. I witcher, dopo aver completato una rigida formazione, usano le loro abilità  per combattere i mostri che infestano il continente e spezzare incantesimi e maledizioni. Geralt dovrà usarle anche per adempiere al suo destino e proteggere la giovane principessa Ciri.

 

AMAZON PRIME VIDEO

Grown-ish (Usa, 2019) - dal 15/12/2019
C'era una volta uno sceneggiatore e produttore televisivo di nome Keya Barris, che dopo aver raggiunto il successo commerciale co-creando insieme a Tyra Banks il talent show/reality America's Next Top Model, ha lasciato la sicurezza finanziaria di uno show ben avviato e potenzialmente in grado di andare avanti per i fatti propri per le prossime sessanta stagioni televisive e si è presentato agli uffici della Disney con un'idea: negli anni '70 c'erano I Jefferson a raccontare la cultura borghese (=rassicurante) afroamericana attraverso il linguaggio delle sitcom (=ultra rassicurante), negli '80 è stato il turno dei Robinson, mentre nei '90 ci pensavano Will Smith e il suo principe di Bel Air. Il nuovo millennio ha consegnato il testimone a quella banda di decerebrati dei fratelli Wayans, e nel decennio che sta per concludersi lo slot era vuoto. Nasce Black-ish, che racconta le vicende – vagamente ispirate alla quotidianità di Barris, che è stato spostato a un'anestesista di nome Rainbow (come la matriarca della serie) con cui ha avuto sei figli – della famiglia Johnson. Ed è un successo clamoroso, segno che una sitcom ben fatta di questo genere mancava nei palinsesti dei canali generici americani. Un successo abbastanza grande da meritare due spinoff finora inediti in Italia, con Amazon che rimedia in almeno un caso proponendo per la prima volta Grown-ish, le avventure universitarie di Zoey, la primogenita dei Johnson. 

Diario di una squillo perbene (Gb, 2007) - dal 15/12/2019
C'è stato un momento in cui gli inglesi hanno urlato forte “vogliamo anche noi un Sex & the City”. La prece è stata accolta nel 2007 dalle divinità pagane del piccolo schermo sotto forma di un romanzo autobiografico pubblicato da Brooke Magnanti. Che oggi è una ricercatrice nell'ambito della neurotossicologia sperimentale legata all'oncologia, ma ai tempi dei suoi studi universitari, e per un periodo di poco superiore a un anno, si è mantenuta lavorando come squillo di lusso, con una tariffa di 300 sterline all'ora e con lo pseudonimo (letterario prima e cinematografico poi) di Belle de jour. Come nelle avventure tratte dall'omonima rubrica di Carrie Bradshaw in Sex & the City, anche la quotidianità di Belle de jour, il suo rapporto libero ed emancipato con il sesso, la sua ironia, l'umorismo grottesco e surreale e le sue peripezie sentimental-professionali vengono raccontate in prima persona e con un occhio ammiccante sempre rivolto verso la macchina da presa e lo spettatore. 

Burning Love (Usa, 2012) - dal 18/12/2019
Quando vi sentite tristi, ma davvero molto tristi, non c'è niente di meglio di un mockumentary, quei film che, come This is Spinal Tap, fanno finta di essere un documentario – ne hanno la struttura, il linguaggio, la regia e il montaggio – ma in realtà sono opere di finzione sceneggiate e recitate. In televisione hanno cominciato a farlo da qualche anno comici come Bill Hader, Fred Armisen e Seth Meyers (Documentary Now!) e anche i tipi di Netflix hanno contribuito, con la riuscita e compianta (cancellata dopo sole due stagioni) American Vandal. Ebbene, ci aveva pensato prima degli altri – e per di più con una webserie, un formato distributivo che nel 2012 non era ancora così diffuso – il buon Ben Stiller, che ha prodotto un'idea concepita e sceneggiata da Erica Oyama. Ne è venuta fuori Burning Love, esilarante presa per i fondelli (tra il mockumentary e il reality show) del format tipicamente americano di The Bachelor, una versione sotto steroidi e con un impatto ancora più devastante sulla fiducia nel genere umano rispetto al suo corrispettivo nostrano, Uomini e donne. Uno scapolo o una scapola vengono corteggiati da uno stuolo di pretendenti che o credono davvero di poter trovare l'amore in tv, o sono semplicemente ossessionati dalla celebrità e cercano un modo per bypassare la cruda consapevolezza di non avere nessun talento. In entrambi i casi, il disagio umano è garantito nella realtà; figuriamoci in una parodia. 

Shadow over Balkan (Serbia, 2017) - dal 18/12/2019
Non capita troppo spesso di avere a che fare con prodotti di intrattenimento che vengono dai Balcani. Nel cinema capita con Kusturica, e tutto bene. È capitato anche con A Serbian Film, ed è andata meno bene. Succede ancora più di rado con le serie tv, ed è un peccato: le possibilità di ampio respiro date dal linguaggio seriale sarebbero ideali per conoscere meglio la storia e la cultura di un territorio così vicino geograficamente eppure così poco approfondito. Bene, dunque, che Amazon proponga anche in Italia Shadows over Balkan, che usa come sfondo e ambientazione il tumultuoso Regno di Jugoslavia negli anni che vanno dal 1928 al 1940. Non solo racconta il fascino di Belgrado, capitale del regno e fra le più antiche città europee, fra le due Guerre mondiali, nel periodo in cui la polizia locale inizia a fare i conti con l'inedito traffico di oppio, che comincia a coinvolgere anche i Balcani; ma si prende anche il lusso stravagante di aggiungere un elemento esoterico, la Lancia sacra che rimestò il costato di Gesù Cristo sulla croce, a cui vengono attribuiti poteri mistici e che viene cercata da un gran numero di loschi figuri. Il noir e gli elementi storico-complottistici – i servizi di intelligence sovietici e l'Armata Bianca, gruppi segreti (come la Mano Nera) che lottano per il nazionalismo pan-slavo – si uniscono all'elemento fantasy in un calderone difficile da considerare noioso. 

The Kingdom - Il regno (Danimarca, 1994) - dal 18/12/2019
C'è una strana dissonanza cognitiva alla base di The Kingdom - Il regno, incubo lungo quattro ore scritto, prodotto e diretto da Lars von Trier e che in patria è stato trasmetto come miniserie in 4 puntate (diventate 5 nella prima messa in onda italiana) e quindi distribuito anche come film: il racconto di un ospedale infestato dai demoni dovrebbe essere più adatto all'edizione economica di un romanzaccio che si trova abbandonato nella sala di aspetto di un dentista, piuttosto che nelle mani di quello che, all'epoca, era correttamente ritenuto uno dei pochi innovatori del cinema sulla piazza. In realtà The Kingdom è l'ennesimo scherzo ben riuscito di von Trier, che avrà qualche difficoltà a muoversi in aereo ma certamente non si è mai fatto problemi a provocare i suoi spettatori con eccessi che vanno sia in un senso, sia nell'altro. Qui, con un occhio ben fisso sul seminale Twin Peaks, lancia l'amo del paranormale (che rimane sempre come sottile filo rosso che unisce tutti gli elementi umani della messa in scena) e finisce con il convincere un sacco di spettatori boriosi a godersi quella che è, a tutti gli effetti, una soap-opera ospedaliera (peraltro sceneggiata in maniera impeccabile). Come fu per Lynch Twin Peaks, così The Kingdom ha rappresentato per un regista dalla personalità spropositata come von Trier la possibilità di confrontarsi con un linguaggio a lui sconosciuto, manipolandolo e innalzandolo, come un pittore destrorso che tenta di disegnare con la mano sinistra. 

 

SKY GO

The Race - Corsa mortale (Gb, 2019) - dal 17/12/2019 
Innanzitutto un plauso a creatori e produttori della serie, che sono riusciti nel ragguardevole intento di portare sullo stesso set tre califfi del calibro di Sean Bean – quel meme umano che ha recitato anche nel Signore degli anelli, ma brevemente – Adam Brody, che merita affetto eterno per aver passato i migliori anni della sua vita e della sua carriera sullo sfondo di Una mamma per amica e The O.C., e il sempre caro Billy Zane, che in Titanic rivaleggiava con Leonardo DiCaprio ma nella vita vera no. I tre mitici sono fra i protagonisti, in un cast peraltro folto fino all'inverosimile, di questa nuova serie distopica britannica, che all'archetipo horror del virus fuori controllo che ha decimato la razza umana trasformando gli infetti in mostri notturni assetati di sangue e costringendo i sopravvissuti a vivere schiavi di un coprifuoco che impedisce loro di uscire con il buio, unisce il concept (già sfruttato dal cormaniano film di culto Anno 2000 - La corsa della morte) di una gara automobilistica stile Wacky Races, che garantisce in premio alla squadra vincitrice una nuova vita in un rifugio al sicuro dai mutanti assassini. 

 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarvi come distruggervi di binge watching intensivo durante il fine settimana -

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