Yorgos Lanthimos e il finto Rockefeller

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Ilaria Feole dice che Quiz Show è il film da salvare oggi in TV.
Su TV2000 alle ore 21:10.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

Dopo dieci anni di lavorazione e le prime première europee, i film del progetto DAU vengono resi disponibili al pubblico on demand: addentriamoci in questa opera colossale, analizzando i primi cinque film noleggiabili online.

La citazione

«Un colpo solo (Michael Cimino - Il cacciatore)»

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News


21 Novembre 2019

Yorgos Lanthimos e il finto Rockefeller

Addio e grazie per tutte le news #201

In questi giorni La favorita sta concludendo la sua infinita passerella di successi. Presentato a Venezia nel settembre 2018 (gran premio della giuria per Yorgos Lanthimos e coppa Volpi a Olivia Colman) la regale commedia grottesca ha poi fatto incetta di tutti i maggiori premi, Oscar, BAFTA e Golden Globes, è stato fra i film d'autore di maggior successo al botteghino dell'anno e promette di fare danni anche ai prossimi European Film Awards, con la certezza di avere già in mano metà dei premi tecnici (fotografia, montaggio, costumi, trucco e parrucco), assegnati negli scorsi giorni prima della consegna delle statuette principali. Ma dal momento che Lanthimos deve averne abbastanza di fare avanti e indietro dall'Ikea di Salonicco per comprare nuovi scaffali kallax su cui poggiare strani fermaporte laccati in oro, per l'autore greco è giunto il momento di proseguire oltre La favorita e verso nuovi progetti. Come, ad esempio, il suo debutto ufficiale con il linguaggio seriale televisivo. Lanthimos, infatti, ha raggiunto un accordo con Fox Searchlight, con cui aveva già collaborato su La favorita, per produrre e dirigere una miniserie tratta dal romanzo, ispirato a una storia vera, The Man In The Rockefeller Suit: The Astonishing Rise and Spectacular Fall of a Serial Impostor, pubblicato da Mark Seal nel 2011 e la cui storia aveva già ispirato (nel 2010) il film per la tv Who Is Carl Rockefeller?, in cui il protagonista era interpretato da Eric McCormack. La versione di Lanthimos, invece, non ha ancora un cast delineato, né una scadenza per la messa in onda. Rimane, però, la ragguardevole storia dell'impostore Christian Karl Gerhartsreiter, che da un giorno all'altro ha deciso che avrebbe fatto finta di essere un membro della famigerata famiglia Rockefeller, da 300 anni maestri del capitalismo all'americana. Con solamente un nome falso e una grossa faccia tosta, Gerhartsreiter ha guadagnato una serie di lavori di pregio a Wall Street e persino un matrimonio di lusso. Proprio la moglie, Sandra, dopo decenni di misteri e (presumibilmente) di Natali passati a trovare scuse per non andare a pranzo dai Rockefeller, ha mangiato la foglia e ha svelato l'inganno. 

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