Piccola posta Expanded n° 01/2020 (02)

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La citazione

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Cinelab / Cinenews


Pubblicato su FilmTv 01/2020

Piccola posta Expanded n° 01/2020 (02)

Gentile Direttore, non so quale film abbia visto Roberto Silvestri quando ha assistito alla proiezione di L’ufficiale e la spia di Roman Polanski. In quello che ho visto io il capitano Dreyfus non viene utilizzato come capro espiatorio “dal governo conservatore e clericale francese”, bensì da alcuni ufficiali dei servizi segreti che, analizzando i quattro possibili colpevoli di un caso di spionaggio, puntano immediatamente ed esclusivamente lui perché è ebreo contando sull’accondiscendenza dei loro superiori, i quali tutti, dai generali al primo ministro, se ne fregano delle regole democratiche e condannano il malcapitato senza fargli un giusto processo, per di più creando prove false, perché l’antisemitismo in quel periodo è pane quotidiano, sta montando rapidamente in tutta Europa e loro sono antisemiti e militari (quest’ultimo elemento andrebbe sviluppato meglio, ad avere spazio, perché non è affatto secondario). Ora, identificare alcuni ufficiali con tutto un paese arrivando addirittura a inserire l’abominio perpetrato nel “normale funzionamento di uno stato democratico” mi pare una lettura un po’ distorta e fuorviante, tant’è che è un altro ufficiale di quello stesso stato, il tenente colonnello Picquart, a svelare l’inganno e a far liberare Dreyfus, ed è quello stesso stato, anni dopo, a graziare il condannato. Inoltre Picquart, a differenza di ciò che ha visto Silvestri nel suo film, non lotta “rischiando il carcere”, perché in carcere ci finisce sul serio, e non fa quello che fa “per carrierismo, per prendere il posto (e la moglie) dei funzionari reazionari di cui poi copierà i metodi”, tutt’altro: la sua carriera finisce proprio perché non smette di indagare, la moglie l’aveva già presa ben prima dello scandalo e lui non finisce affatto per copiare i metodi dei suoi aguzzini. Il rifiuto di ristabilire Dreyfus nei gradi che gli competerebbero tradisce ignavia politica (non esiste una legge che lo permetta) dettata certamente dalla dichiarata antipatia per gli ebrei: ma definire, solo per questo, “altrettanto razzista e antisemita” un personaggio che ha fatto la galera e perduto tutto ciò che aveva per riportare alla libertà un innocente mi pare come minimo ingeneroso. Picquart è tecnicamente indifferente all’appartenenza etnico-religiosa di Dreyfus, avrebbe fatto lo stesso per chiunque, un nero, un sovversivo o un ebreo, perché così gli impone il suo senso dell’onore e della giustizia: Silvestri ignora completamente questo essenziale aspetto perché alieno al suo pregiudizio politico e non funzionale alla tesi filmica che ne vuole trarre. Ma così è, in un crescendo di affermazioni che vanno dall’errato (quelle già dette) all’incauto (l’antisemitismo e gli eccidi di sindacalisti e socialisti sono temi che appartengono a campionati, se non proprio a sport, del tutto diversi) fino al grottesco (ma come si fa ad accostare un caso enorme e spaventosamente esemplare come l’affaire Dreyfus alle disavventure estive di una nullità come Carola Rackete?!). Una serie di piccoli ma tattici depistaggi, qualche capziosetto spostamento di piano, qualche errorino oculatamente veniale, qualche eccesso di colore e il gioco è fatto. Si parva licet, non siamo distantissimi dal sistema usato dal tenente Henry.

(qui la prima parte di Piccola posta Expanded n° 01/2020)

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