Keith Richards: Under the Influence di Morgan Neville - la recensione di FilmTv

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«E questo è quanto (Casinò - Martin Scorsese)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 02/2016

Keith Richards: Under the Influence


Regia di Morgan Neville

Documentario nato durante le session di registrazione dell’ultimo album solista di Keith Richards, Crosseyed Heart. Non ne è, però, la narrazione: in verità Under the Influence racconta il viaggio musicale del chitarrista e principale compositore dei Rolling Stones attraverso gli Stati Uniti, a partire dalla fatidica data del loro primo sbarco nel nuovo continente, nel 1964. «Ho dimenticato molti indirizzi nella mia vita, ma mai quello della Chess Records». Comincia tutto lì, quando Keith varca la soglia del leggendario laboratorio discografico del blues di Chicago e incontra Muddy Waters che sta imbiancando (!!!). Il resto è storia, ma il film comunque la rievoca attraverso le parole di Richards, quelle di Tom Waits (i due paiono gemelli separati alla nascita: «Siamo amici da 40 anni»), Buddy Guy, Steve Jordan, oltre al materiale di repertorio. Grande omaggio a Gram Parsons, il Virgilio di Keith nel country che collaborò alla realizzazione di Exile on Main St. E strepitosa la lunga sequenza di ricostruzione delle session che diedero vita a Street Fighting Man, inizialmente nata da un “gioco” tra la chitarra acustica di Keith e il ruvido battere di Charlie Watts. Dalle registrazioni di Sympathy for the Devil immortalate da Jean-Luc Godard, anche una rara immagine di Richards, Brian Jones e Mick Jagger, ognuno sul proprio sgabello, che improvvisano seguendo all’unisono tracce sonore sublimi. Come angeli.

I 400 colpi

MG
7
Keith Richards: Under the Influence (2015)
Titolo originale: Keith Richards: Under the Influence
Regia: Morgan Neville
Genere: Documentario - Produzione: USA - Durata: 81'
Cast: Steve Jordan, Keith Richards, Waddy Wachtel, Tom Waits

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Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

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