L'intrepido di Gianni Amelio - la recensione di FilmTv

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Matteo Marelli dice che Sedotta e abbandonata è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

Scorsese-DiCaprio, coppia al fulmicotone. Tre ore di film senza pause (e possibilmente senza tagli). Vi riproponiamo la locandina di Emanuela Martini.

Alice Rohrwacher dirigerà almeno due degli otti episodi della seconda stagione di L'amica geniale , dal titolo Storia del nuovo cognome . Avete già visto la prima?

Quest'anno alla #Berlinale69 non ci sono nomi di grande richiamo cinefilo. Un esempio preso dal passato? Bruno Dumont. Vi riproponiamo la recensione di un suo film, nella homepage della sezione Scanners.

La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 37/2013

L'intrepido


Regia di Gianni Amelio

«Assurdo», gli dice Lucia. Assurdo che Antonio, 48 anni, di lavoro faccia il "rimpiazzo". Un mestiere terminale, nemmeno troppo immaginario, di un sistema che per essere stabile cerca il precario, l'occasionale. Così, che sia per un giorno, o anche solo per un'ora, Antonio sostituisce coloro che ne hanno bisogno. Ed è felice. Fa l'attacchino e lo stiratore, il muratore e il fattorino, gonfia palloncini per decorare il Primo Maggio di gioia, guida i tram per le vie di Milano. Fa tutto questo. E lo sa fare, con l'umiltà di chi può persino scendere in strada, a vendere rose. La moglie l'ha abbandonato, per un benestante, e intorno a lui, legate, ci sono le figure dei figli: Ivo, figlio biologico, e Lucia, figlia simbolica di cui s'innamora, e che ama d'amore paterno. Una generazione debole, illusa e delusa, debilitata. Se non prostituita. Lui suona il sassofono, ha studiato per farlo, vive di quel che gli piace, ma la notte è comunque attanagliato dal panico: sa che il futuro è instabile, e quando mostra ambizioni non lo accettano, lo chiamano «inaffidabile». Lei è bloccata, soffocata dalla depressione, persa nella stasi di chi si nega ai propri privilegi ereditati, ma non vede comunque strade in cui possa camminare da sola. Parla di questo, di loro, L'intrepido: di due generazioni e del capitale, di genitori capaci di reinventarsi (con onestà o con meschinità) e di figli feriti, chiamati «choosy» dal sistema che li ha educati a sognare, «ingrati» da chi li vede arrancare fuori del nepotismo. Amelio, con il suo realismo sghembo che inventa un angelo in tempo di crisi, chiama Antonio Albanese a girare con Chaplin negli occhi, omaggiando, aggiornando e degradando vagabondi e tempi moderni nell'oggi: ne esce un film libero, composto da quadri di melodramma sociale e gag malinconiche che non fanno sorridere, didascalico perché candido, elementare, buonista perché in cerca di un altro Miracolo a Milano. E così, con le sue licenze sognanti, con le sue fantasie, accompagna il reale verso una risoluzione simbolica: il padre sa usare il proprio talento anche negli affetti, sa farne una questione sentimentale, di cuore. Non fa una sostituzione, assume una responsabilità. E il sax può continuare, anche se triste, a suonare.

L'intrepido (2013)
Titolo originale: -
Regia: Gianni Amelio
Genere: Commedia - Produzione: Italia - Durata: 104'
Cast: Antonio Albanese, Livia Rossi, Gabriele Rendina, Toni Santagata, Sandra Ceccarelli, Giuseppe Antignati, Gianluca Cesale, Fabio Zulli, Bedy Moratti, Fausto Rossi

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

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