L'intrepido di Gianni Amelio - la recensione di FilmTv

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Adriano Aiello dice che Nikita è il film da salvare oggi in TV.
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Quest'anno la regista argentina Lucrecia Martel sarà la presidentessa di giuria alla Mostra del cinema di Venezia. Ne approfittiamo per riproporre la recensione di Zama , suo capolavoro.

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Dopo l’elezione di Donald Trump del 2016, Mauro Gervasini realizza una ricognizione sui film e i cambiamenti a Hollywood durante i due mandati del primo presidente americano nero, Barack Obama. Vi riproponiamo le sue riflessioni.

Siamo gli Oscar, e per rispondere a #OscarsSoWhite ora sì che ci preoccupiamo di dare visibilità agli artisti Neri e Donna! Ma in modo meccanico, superficiale e tutto sommato dannoso. Un'analisi di Ilaria Feole del 2018, pienamente attuale.

La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 37/2013

L'intrepido


Regia di Gianni Amelio

«Assurdo», gli dice Lucia. Assurdo che Antonio, 48 anni, di lavoro faccia il "rimpiazzo". Un mestiere terminale, nemmeno troppo immaginario, di un sistema che per essere stabile cerca il precario, l'occasionale. Così, che sia per un giorno, o anche solo per un'ora, Antonio sostituisce coloro che ne hanno bisogno. Ed è felice. Fa l'attacchino e lo stiratore, il muratore e il fattorino, gonfia palloncini per decorare il Primo Maggio di gioia, guida i tram per le vie di Milano. Fa tutto questo. E lo sa fare, con l'umiltà di chi può persino scendere in strada, a vendere rose. La moglie l'ha abbandonato, per un benestante, e intorno a lui, legate, ci sono le figure dei figli: Ivo, figlio biologico, e Lucia, figlia simbolica di cui s'innamora, e che ama d'amore paterno. Una generazione debole, illusa e delusa, debilitata. Se non prostituita. Lui suona il sassofono, ha studiato per farlo, vive di quel che gli piace, ma la notte è comunque attanagliato dal panico: sa che il futuro è instabile, e quando mostra ambizioni non lo accettano, lo chiamano «inaffidabile». Lei è bloccata, soffocata dalla depressione, persa nella stasi di chi si nega ai propri privilegi ereditati, ma non vede comunque strade in cui possa camminare da sola. Parla di questo, di loro, L'intrepido: di due generazioni e del capitale, di genitori capaci di reinventarsi (con onestà o con meschinità) e di figli feriti, chiamati «choosy» dal sistema che li ha educati a sognare, «ingrati» da chi li vede arrancare fuori del nepotismo. Amelio, con il suo realismo sghembo che inventa un angelo in tempo di crisi, chiama Antonio Albanese a girare con Chaplin negli occhi, omaggiando, aggiornando e degradando vagabondi e tempi moderni nell'oggi: ne esce un film libero, composto da quadri di melodramma sociale e gag malinconiche che non fanno sorridere, didascalico perché candido, elementare, buonista perché in cerca di un altro Miracolo a Milano. E così, con le sue licenze sognanti, con le sue fantasie, accompagna il reale verso una risoluzione simbolica: il padre sa usare il proprio talento anche negli affetti, sa farne una questione sentimentale, di cuore. Non fa una sostituzione, assume una responsabilità. E il sax può continuare, anche se triste, a suonare.

L'intrepido (2013)
Titolo originale: -
Regia: Gianni Amelio
Genere: Commedia - Produzione: Italia - Durata: 104'
Cast: Antonio Albanese, Livia Rossi, Gabriele Rendina, Toni Santagata, Sandra Ceccarelli, Giuseppe Antignati, Gianluca Cesale, Fabio Zulli, Bedy Moratti, Fausto Rossi

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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