Vizio di forma di Paul Thomas Anderson - la recensione di FilmTv

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Arriva in sala Miserere , opera seconda di Babis Makridis. Su FilmTv n° 43/2019 abbiamo intervistato il regista, qui vi proponiamo un altro esempio della cosiddetta "new wave" greca.

Il genere supereroico e tutte le sue sfumature. Una riflessione di Mauro Gervasini.

Una coppia, Manhattan. È nel prossimo film di Woody Allen, atteso a fine novembre nelle sale italiane. Ma anche in questo film di culto, di cui recuperiamo la locandina scritta da Emanuela Martini.

Negli Usa è cominciata l'ottava stagione della serie da cui è partito il cosiddetto Arroweverse . Questa stagione sarà l'ultima e da noi arriverà l'anno prossimo. Nel frattempo riproponiamo la recensione della prima.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 08/2015

Vizio di forma


Regia di Paul Thomas Anderson

Con Journey Through the Past di Neil Young nelle orecchie riflettiamo, seduti su un ramo, sul nuovo film di P.T. Anderson, Vizio di forma. La canzone viene ripetuta due volte nel corso della lunga avventura (quasi due ore e mezza) del detective privato strafatto Larry "Doc" Sportello, ingaggiato dall'ex fidanzata Shasta per sventare la presunta macchinazione ai danni del suo nuovo boyfriend miliardario, perpretrata dalla di lui moglie + amante "guida spirituale". La canzone sembra un'utile "mappa" per questo viaggio cinematografico nel passato, implicazioni politiche, psichedeliche, letterarie comprese. Il libro di riferimento è a dire il vero contemporaneo, il penultimo di Thomas Pynchon. Non un granché, per chi scrive, perché si può pensare al noir come strumento per dire altro, ma lo straniamento postmoderno caro allo scrittore finisce per allontanare ogni tragicità (di personaggi e situazioni) respingendo chiunque la consideri condicio sine qua non affinché il genere conservi specificità, spessore e persino dignità. Anderson dichiara fedeltà al testo (pare esista un primo copione con il libro sceneggiato frase per frase) ma non è Pynchon e la sua versione finisce per essere diversa, più chandleriana (vivaddio: il riferimento quasi preciso è al romanzo incompiuto Poodle Springs). Doc attraversa un'epoca nel suo cruciale passaggio dal miraggio di libertà degli anni 60 alla reazione dei 70, con Altamont, Nixon, Reagan (governatore della California), Cambogia e Vietnam dietro l'angolo a segnare il passo e il nuovo spirito del tempo. Al netto delle diverse dipendenze (erba in quantità industriale al posto dell'alcol), Doc è come Philip (Marlowe), o meglio il suo ritratto speculare, uguale e contrario al modello. Un'impresa eccezionale di "riscrittura", riuscita: il personaggio sullo schermo ha l'anima che invece ci pare manchi nel romanzo di Pynchon, dove è puro pre-testo, un McGuffin semovente. Merito anche di Joaquin Phoenix, magnifico. Dell'intricatissima vicenda, alla fine, tutti i nodi vengono al pettine, ma sembra comunque di non aver capito nulla (noi spettatori e loro protagonisti). Poco importa: la geniale ultima scena (luce in faccia a Doc, sguardo in macchina) dà la giusta chiave di lettura del film. Che non è un capolavoro, non sposta l'asticella della storia del cinema, ma diverte confermando il talento del suo autore.

Vizio di forma (2014)
Titolo originale: Inherent Vice
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 148'
Cast: Joaquin Phoenix, Katherine Waterston, Jordan Christian Hearn, Taylor Bonin, Jeannie Berlin, Josh Brolin, Eric Roberts, Serena Scott Thomas, Maya Rudolph
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon
Musiche: Jonny Greenwood
Montaggio: Leslie Jones
Fotografia: Robert Elswit

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Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

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