Elle di Paul Verhoeven - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 19/2016

Elle


Regia di Paul Verhoeven

Avere quasi 80 anni e la foga di un esordiente. A dieci anni da Black Book, il cineasta olandese prende il corpo di Isabelle Huppert - contaminata dai segni del cinema di Haneke, come fosse un cyborg di carne e sangue - e la inserisce in un gioco al massacro in cui è vittima e carnefice, motore di un meccanismo di violenza e sessualità che sta tra Il quarto uomo e Basic Instinct, icona da videogioco à la Atto di forza. Il gesto può essere simulazione, il passato ha la forma di un flashback che si avverte ma non si vede, e che sgretola la protagonista in molteplici frammenti di personalità. C’è il voyeurismo, qui dentro, le inquietudini che si nascondono dietro l’apparente normalità, ci sono echi quasi da Chabrol, che sfociano nelle zone di una commedia nera all’ultimo respiro, dove entrano in gioco il cattolicesimo, la perversione, e una guerra al femminile in cui il conflitto è sempre dietro il primo strato dell'immagine, ovvero un’immagine che è solo un debole strato pronto a essere rimosso. Un ritorno ora più che mai necessario, un film che ha fatto avvertire il buco nero di un’assenza troppo lunga.

I 400 colpi

GS
10
Elle (2016)
Titolo originale: Elle
Regia: Paul Verhoeven
Genere: Grottesco - Produzione: Francia/Germania/Belgio - Durata: 130'
Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira, Christian Berkel, Alice Isaaz, Vimala Pons, Jonas Bloquet, Olivia Gotanègre
Sceneggiatura: David Birke

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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