Le chiavi di casa di Gianni Amelio - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che Ultima notte a Warlock è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine Sony alle ore 21:00.

Siamo di parte, ma per Film Tv la chiusura di Rai Movie è un duro colpo, sia in termini di contenuto che di persone che in questa impresa ci hanno messo l'anima e soprattutto il cuore.

Su FilmTv n° 17, in occasione della pubblicazione del libro La spada del destino , Mauro Gervasini dedica una Lost Highway alla storia dei samurai nel mondo del cinema. Accompagna l'articolo una filmografia di Emanuele Sacchi, consultabile nella sezione Liste. Di uno dei dieci film della lista vi proponiamo la locandina di Emanuela Martini.

È cominciata anche in Italia l'ottava stagione di Il trono di spade , che sarà l'ultima. La settima stagione, se vi ricordate, ci aveva diviso: qui trovate il Perché no di Fiaba Di Martino.

Il 24 aprile è la data in cui usciranno in Francia dvd e bluray di High Life di Claire Denis, con Robert Pattinson e Juliette Binoche. Ancora non è prevista un'uscita nelle sale italiane, ma per l'occasione rispolveriamo la recensione di un altro film invisibile della stessa regista.

State già seguendo su TIMVision la seconda stagione di Killing Eve ? Vi riproponiamo l'intervista doppia alle due attrici protagoniste realizzata per l'arrivo della prima stagione, l'anno scorso.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 38/2004

Le chiavi di casa


Regia di Gianni Amelio

Il primo piano di un uomo; in sottofondo, i rumori del bar di una stazione. L'uomo ha la faccia affaticata, concentrata, ma non arrabbiata: sta passando le consegne di un'esperienza difficile a un altro uomo, che vediamo nel controcampo, che sembra preoccupato, teso, quasi intimidito. L'esperienza difficile si chiama Paolo, ha quindici anni, è nato da un parto disgraziato che ha ucciso sua madre e segnato il suo corpo, e in quel momento sta dormendo sul treno che deve portarlo a Berlino, per una terapia di riabilitazione in una clinica specializzata. I due uomini sono, rispettivamente, lo zio che lo ha allevato e il padre che lo ha rifiutato dalla nascita e che ora si assume il peso di un viaggio traumatico. Pierfrancesco Favino (in pochi minuti che lo confermano tra i giovani attori italiani più interessanti) e Kim Rossi Stuart (nel primo ruolo cinematografico da protagonista che rende davvero giustizia alle sue qualità d'interprete), faccia a faccia, in uno scambio di battute carico di malesseri, sottintesi, paure, forse anche di aspettative. La prima scena di Le chiavi di casa di Gianni Amelio dà il tono di tutto il film: un film che si inanella, si racconta, senza svelare i suoi misteri (che sono quelli dei rapporti affettivi, delle anime inquiete, delle improvvise complicità, dei rifiuti, degli sbalzi d'umore, degli scatti d'ira) ma rendendocene partecipi; concentrato sui volti e i gesti dei personaggi, sulla loro quotidiana "fatica"; semplificato al massimo nel linguaggio, pulito ma non rarefatto, segnato semmai dalla pulizia delle emozioni; rispettoso e complice dei suoi protagonisti, dubbioso come loro. Un film fatto di treni e di oggettivi spaesamenti (non solo perché si svolge tutto a Berlino e in Norvegia, ma soprattutto perché il giovane protagonista Paolo è necessariamente spaesato di fronte alle azioni più banali e quotidiane), che, con il suo viaggio di conoscenza tra un padre e un figlio, può di primo acchito ricordare Il ladro di bambini, ma che sotto nasconde anche le amarezze e le violenze di Così ridevano, che forse nasce come gesto di liberazione emotiva rispetto alla nota tragica e oscura di quel film. Per la prima volta nel cinema di Amelio, un ragazzo riuscirà forse a salvare l'anima di un adulto (e questo è il tratto che più lo avvicina a Il ladro di bambini) e a salvarsi da lui senza essere costretto a fuggire (come accadeva al protagonista del primo cortometraggio, La fine del gioco, che di soppiatto scendeva dal treno). Per la prima volta, le forze affettive in campo si equilibrano, e non nel segno della compassione o della rinuncia, ma in quello del bisogno e del rispetto reciproci. Per la prima volta insieme, padre e figlio attraversano la città sconosciuta con curiosità e la clinica minacciosa con dolore: il padre è straziato dallo strazio cui la riabilitazione sottopone il corpo del figlio (in una delle scene più "forti" del film, dove Amelio riesce a tenersi miracolosamente lontano dal ricatto della rappresentazione del dolore), è affascinato dall'inesauribile energia di Paolo, ma è anche innervosito, esasperato, disperatamente consapevole della distanza che li separa e sempre li separerà. Il figlio è una forza della natura, un affabulatore tenerissimo (la scena della dettatura della lettera alla "amica di penna" norvegese, e certe inaspettate ironie nei dialoghi), un ragazzo che gioca, che coccola, ma che all'improvviso può incupirsi e partire per tornare a casa, quella casa della quale, orgoglioso, esibisce le chiavi e della quale sa raccontare, ora gioioso ora terribilmente atono, i riti quotidiani (pulire, fare la spesa, la lavatrice...). Gianni Amelio ci racconta i primi balbettii di questa conoscenza e la progressiva crescita di questo affetto con la naturalezza di un amore "normale": anche se circondati da istantanee di altre vite segnate dal dolore impotente della differenza (come quelle di Charlotte Rampling e di sua figlia, e di altri ragazzi che intravediamo nella clinica), dimentichiamo in fretta le anomalie fisiche di Paolo, come pare dimenticarle il padre, per vivere invece insieme a loro le inevitabili alternanze di un amore che nasce, le ombre di un passato rimosso, le inadeguatezze di un rapporto a due. Le anime in pena forse per una volta riusciranno a convivere, accettando le rispettive responsabilità. Per una volta il melodramma cede il passo alla commedia, tragica ma anche lieve, dei sentimenti.

Le chiavi di casa (2004)
Titolo originale: -
Regia: Gianni Amelio
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Francia/Germania - Durata: 105'
Cast: Kim Rossi Stuart, Andrea Rossi, Charlotte Rampling

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.


Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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