Magnolia di Paul Thomas Anderson - la recensione di FilmTv

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Dario Stefanoni dice che Car Wash - Stazione di servizio è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:25.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Revolution is my boyfriend»

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Recensione pubblicata su FilmTv 14/2000

Magnolia


Regia di Paul Thomas Anderson

Ci sono casi e coincidenze e intersezioni che regolano e intrecciano le nostre vite. Nel 1958, un ragazzo si getta dall'ultimo piano di un grattacielo e, durante il volo, incrocia la fucilata che sua madre sta sparando a suo padre nell'appartamento due piani più sotto. È uno degli episodi che aprono, come una cornice ripresa da cinegiornali d'epoca, il labirinto in cui si articola la struttura narrativa di "Magnolia": ventiquattr'ore, da parzialmente nuvoloso alle nuvole fitte alla pioggia alla schiarita, nella vita di una ventina di personaggi, a Los Angeles, oggi. Intorno a due patriarchi peccatori, arrivati al rendiconto di una malattia terminale, si dipana la narrazione più ambiziosa e dissennata degli ultimi anni: ambiziosa perché non si concentra, come "Boogie Nights", su una rappresentazione lineare, ma mescola l'attimo, il qui e ora, di ognuno, tentando di estrarne il "cuore", il nodo cruciale; dissennata perché non tiene conto delle regole, dei tempi e dei ritmi, delle abitudini e della coerenza, pur di rimandarci quest'immagine complessiva, disperatamente analitica, quotidiana eppure del tutto eccezionale, tremendamente intima eppure così condivisibile. "Magnolia" è un giorno nella vita di ciascuno di noi, con le sue debolezze e i suoi paradossi, le sue voragini dolorose, le sue cattiverie gratuite, le sue generosità involontarie, i suoi momenti, nel cuore della notte, di terrore rivelatore, di rimpianto per un'intera vita, per un'ingiustizia fatta o subita nel passato, per un sogno andato a male o per un'illusione che nasce. Cinema "psichico" quasi, un'immersione in un flusso ovattato, in un continuum che non dà tregua, dove uno zoom su un volto è più terribile di qualsiasi discorso, dove uno sguardo, un passaggio tra un ambiente reale e un'immagine trasmessa dal televisore, più incisivo di molti silenzi. Un film sterminato (dura più di tre ore), dove, almeno per le prime due ore, pare di stare in un unico piano sequenza: sopraffatti dalla musica di Aimée Mann, si è letteralmente trascinati in un gorgo ipnotico. Un film imperfetto, ma talmente generoso che ogni imperfezione, incongruenza, esitazione, insistenza, diventa un impagabile pregio, un tassello, un dolore, un dubbio, una speranza che vanno ad aggiungersi allo squallore disperato del mondo, del nostro mondo. Un mondo fatto di solitudini, di crudeltà, di lacrime che non si trattengono, di rane che piovono dal cielo, di gesti minimi che possono aiutarci a fare i conti con il passato, quello con il quale noi crediamo di aver chiuso, ma che spesso non ha chiuso con noi. Paul Thomas Anderson è il regista più coraggioso del decennio; la sua passione non ha prezzo.

Magnolia (1999)
Titolo originale: Magnolia
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Drammatico - Produzione: USA - Durata: 188'
Cast: Tom Cruise, Julianne Moore, John C. Reilly, Philip Seymour Hoffman, Jason Robards, William H. Macy, Melora Walters, Jeremy Blackman, Philip Baker Hall, Melinda Dillon, Luis Guzmán, Henry Gibson, Alfred Molina
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Musiche: Aimee Mann e Jon Brion
Montaggio: Dylan Tichenor
Fotografia: Robert Eiswit

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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