Magnolia di Paul Thomas Anderson - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Quando chiesero a Marx cos’è la dittatura del proletariato rispose: ”la Comune di Parigi, perché ha abolito l’esercito e la polizia”. Poi vennero i Soviet e Solidarnosc. Questo è il movimento. Non nacquero per caso. (C.L.R. James)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 14/2000

Magnolia


Regia di Paul Thomas Anderson

Ci sono casi e coincidenze e intersezioni che regolano e intrecciano le nostre vite. Nel 1958, un ragazzo si getta dall'ultimo piano di un grattacielo e, durante il volo, incrocia la fucilata che sua madre sta sparando a suo padre nell'appartamento due piani più sotto. È uno degli episodi che aprono, come una cornice ripresa da cinegiornali d'epoca, il labirinto in cui si articola la struttura narrativa di "Magnolia": ventiquattr'ore, da parzialmente nuvoloso alle nuvole fitte alla pioggia alla schiarita, nella vita di una ventina di personaggi, a Los Angeles, oggi. Intorno a due patriarchi peccatori, arrivati al rendiconto di una malattia terminale, si dipana la narrazione più ambiziosa e dissennata degli ultimi anni: ambiziosa perché non si concentra, come "Boogie Nights", su una rappresentazione lineare, ma mescola l'attimo, il qui e ora, di ognuno, tentando di estrarne il "cuore", il nodo cruciale; dissennata perché non tiene conto delle regole, dei tempi e dei ritmi, delle abitudini e della coerenza, pur di rimandarci quest'immagine complessiva, disperatamente analitica, quotidiana eppure del tutto eccezionale, tremendamente intima eppure così condivisibile. "Magnolia" è un giorno nella vita di ciascuno di noi, con le sue debolezze e i suoi paradossi, le sue voragini dolorose, le sue cattiverie gratuite, le sue generosità involontarie, i suoi momenti, nel cuore della notte, di terrore rivelatore, di rimpianto per un'intera vita, per un'ingiustizia fatta o subita nel passato, per un sogno andato a male o per un'illusione che nasce. Cinema "psichico" quasi, un'immersione in un flusso ovattato, in un continuum che non dà tregua, dove uno zoom su un volto è più terribile di qualsiasi discorso, dove uno sguardo, un passaggio tra un ambiente reale e un'immagine trasmessa dal televisore, più incisivo di molti silenzi. Un film sterminato (dura più di tre ore), dove, almeno per le prime due ore, pare di stare in un unico piano sequenza: sopraffatti dalla musica di Aimée Mann, si è letteralmente trascinati in un gorgo ipnotico. Un film imperfetto, ma talmente generoso che ogni imperfezione, incongruenza, esitazione, insistenza, diventa un impagabile pregio, un tassello, un dolore, un dubbio, una speranza che vanno ad aggiungersi allo squallore disperato del mondo, del nostro mondo. Un mondo fatto di solitudini, di crudeltà, di lacrime che non si trattengono, di rane che piovono dal cielo, di gesti minimi che possono aiutarci a fare i conti con il passato, quello con il quale noi crediamo di aver chiuso, ma che spesso non ha chiuso con noi. Paul Thomas Anderson è il regista più coraggioso del decennio; la sua passione non ha prezzo.

Magnolia (1999)
Titolo originale: Magnolia
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Drammatico - Produzione: USA - Durata: 188'
Cast: Tom Cruise, Julianne Moore, John C. Reilly, Philip Seymour Hoffman, Jason Robards, William H. Macy, Melora Walters, Jeremy Blackman, Philip Baker Hall, Melinda Dillon, Luis Guzmán, Henry Gibson, Alfred Molina
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Musiche: Aimee Mann e Jon Brion
Montaggio: Dylan Tichenor
Fotografia: Robert Eiswit

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Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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