Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Recensione pubblicata su FilmTv 08/2018

Il filo nascosto


Regia di Paul Thomas Anderson

(Attenzione: spoiler!). Never cursed, mai dannato, dice il biglietto che Alma, la protagonista femminile di Il filo nascosto, trova fra le cuciture di un abito da sposa disegnato dall’uomo di cui è innamorata, Reynolds Woodcock, ambitissimo stilista dell’alta società londinese degli anni 50. Nessun vestito, nessun oggetto della realtà materiale, in un film fatto soprattutto di particolari (stoffe, bottoni, accessori, mani), nasconde un segreto o un significato misterioso. Paul Thomas Anderson prosegue le riflessioni di The Master sull’impossibilità di rappresentare l’interiorità degli esseri umani, di svelare l’anima delle cose apparenti. E di conseguenza il suo nuovo lavoro è un’ammissione d’impotenza e responsabilità del cinema nei confronti dei mondi che ricostruisce. Come The Master è una storia d’attrazione e repulsione fra due personaggi, resa ancora più intensa dal legame che porta i due amanti Reynolds e Alma a intrecciarsi come fili, e non a scontrarsi. La loro relazione è sì ricalcata sulle ossessioni hitchcockiane del corpo femminile da modellare (La donna che visse due volte) o ritrovare (Rebecca, la prima moglie), ma con in più la consapevolezza dell’esistenza di quel corpo, oltre la semplice trasformazione in feticcio. Il ruolo di Alma nella vita del metodico ed egoista Reynolds è quello di esserci, di occupare uno spazio. La cameriera che diventa musa, amante, moglie e nemica di colui che la scopre dal nulla vince sul fantasma della madre dell’uomo (quando avvelena Reynolds per accudirlo come un figlio); resiste alla perversione che confonde la donna con l’abito che indossa (quando accetta la proposta di matrimonio, con la macchina da presa che esclude un po’ alla volta dall’inquadratura un vestito da sposa); vince, ancora, sulla classica trama dello stilista innamorato della sua modella, ripresa da Falbalas di Becker. Quello tra Reynolds e Alma è piuttosto un gioco continuamente rilanciato, che inverte a ogni passaggio i ruoli di vittima e carnefice. Nella sequenza del Capodanno, con i due protagonisti che si ritrovano nella folla come in Viaggio in Italia, senza però riappacificarsi, supera anche la fuga nell’intimità come riparo dal tumulto della realtà. L’amore, in questo film in cui ogni modello richiamato è al tempo stesso superato, risiede nell’accettazione dell’altro come pura, ingombrante presenza. E il cinema, con la pellicola che rende il mondo filmato concreto, è un terzo incomodo (rappresentato narrativamente dalla sorella di Reynolds, sua socia, guardiana e testimone), l’osservatore di una relazione inafferrabile e inesauribile. Per questo il cineasta a cui Anderson più si avvicina è forse Bergman: il Bergman di Passione e del dialogo impossibile eppure inevitabile fra amanti; il Bergman di Persona e dell’interrogazione (che Anderson affronta con una maturità di scrittura unica) sul legame fra l’inconscio desiderio della madre comune a ogni individuo, il potere del cinema di possedere i volti con la luce e la resistenza dei corpi a uno sguardo che modella, veste, quasi uccide. 

I 400 colpi

AA
8
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8
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8
PMB
8
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8
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9
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8
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9
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10
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10
media
8.9
Il filo nascosto (2017)
Titolo originale: Phantom Thread
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 130'
Cast: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Camilla Rutherford, Richard Graham
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson

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