Figlia mia di Laura Bispuri - la recensione di FilmTv

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Sergio M. Grmek Germani dice che Gunga Din è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 05:20.

Uno dei film più amati di Albertone, uno dei suoi personaggi più indimenticabili. La locandina è di Emanuela Martini.

Il 28 febbraio comincia in prima assoluta su Joi la terza stagione di una serie che abbiamo molto amato. Dove eravamo rimasti?

Il vincitore della Berlinale69 è Nadav Lapid, nostra vecchia conoscenza, con il film Synonymes . Vi ricordate quando presentammo Policeman su FilmtVOD?

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

La citazione

«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 08/2018

Figlia mia


Regia di Laura Bispuri

Un prete, un cane e un figlio che educa i grandi: è la segnaletica classica del cinema italiano da De Sica a Comencini a Moretti. Patrimonio che Bispuri, figlia d’arte di Cinecittà, ama destabilizzare e scavalcare. Le sue “bambine cattive” mettono a soqquadro i morti (Passing Time), la scuola (Biondina), il sesso secondo il partito del lavoro d’Albania (Vergine giurata) e qui addirittura due mamme, Golino e Rohrwacher. Alla prima, adottiva e operaia, la piccola e rossa Casu imporrà la fantasia, alla seconda, naturale e cowgirl spericolata, ricorda che i cavalli sono più affascinanti degli uomini. Siamo alla parodia di Il mio corpo ti scalderà, visto che i maschi sono messi fuori dalla porta (altro che preferire a Jane Russell un destriero, come il machista Hughes). Questa giovane generazione dei Cappai, Alice Rohrwacher, Bispuri e Quatriglio riafferma che il western ci appartiene quanto il neorealismo. Basta che il film sia di genere favoloso, né maschile né femminile. Come A Ciambra, il corto Biondina era smanioso di crescere e diventare Figlia mia: lo stesso anelito di libertà fuori dalle gabbie imposte. La location non metropolitana, le vasche dei pesci di allevamento, e il mare, qui sardo, sullo sfondo. Il montaggio aritmico e verticale, quasi si vola nel vuoto tra uno stacco e l’altro. L’esperienza visiva è forte e sorprendente. Togliete il sonoro al film, e resta affascinante. «Bruttina e inetta», la bimba cresce come un salmone selvatico dell’Alaska, nuotatrice asincronizzata inallevabile, a meno che non si metta in grado di cercare un tesoro e di superarsi sprofondando in un buco inquietante. Tra Salvatores e Sayles (Limbo). 

I 400 colpi

PA
7
PMB
3
MC
8
FDM
5
SE
4
EM
5
FM
6
GS
5
RS
8
media
5.7
Figlia mia (2018)
Titolo originale: -
Regia: Laura Bispuri
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Svizzera/Germania - Durata: 90'
Cast: Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Sara Casu, Michele Carboni, Udo Kier
Sceneggiatura: Laura Bispuri, Francesca Manieri

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Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
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