Mute di Duncan Jones - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 10/2018

Mute


Regia di Duncan Jones

Berlino, in una galassia lontana lontana. Il barista muto Leo, che è pure amish, si mette sulle tracce della fidanzata scomparsa. L’orizzonte degli eventi è una città multiforme alla Blade Runner, con estetica più cheap però, ma la storia sotto sotto è quella di un normalissimo noir metropolitano con i suoi uomini corrotti, i papponi, i gangster, le prostitute d’ogni genere e grado. C’è anche una bambina, con un ruolo determinante, all’interno di un mondo marcio dove la pedofilia ha a che fare con la “merce”, e questo avvicina pericolosamente il nuovo film di Duncan Jones, figlio di David Bowie (a lui e alla tata Marion Skene la dedica finale), ai romanzi simil-cyberpunk di Maurice G. Dantec, non proprio un genio. Che casino questo Mute, dove nulla sembra essenziale come dovrebbe, a partire da un racconto semplice per non dire elementare però sviluppato in 126 minuti, con una fauna umana molto composita ma sempre malamente scritta o definita. A partire dalla coppia di antagonisti chirurghi Cactus Bill e Duck (piacevolmente interpretati da Paul Rudd e Justin Theroux) che all’inizio sembrano i signori Wint e Kidd di Agente 007: Una cascata di diamanti e poi invece boh. Né aiuta la presenza impalpabile di Alexander Skarsgård, figlio di Stellan dal quale non ha evidentemente ereditato il talento. Il fanta-esordio di Jones Moon (qua citato in un paio di inside joke) era una sorpresa, Mute ahinoi una delusione. Fa sorridere la scelta dell’arma favorita da Cactus Bill, un coltellaccio che si chiama... Bowie.

I 400 colpi

PMB
3
AC
5
FDM
4
IF
5
AF
5
MG
4
FM
4
RMO
3
GS
5
Mute (2018)
Titolo originale: Mute
Regia: Duncan Jones
Genere: Fantascienza - Produzione: Gb/Germania - Durata: 126'
Cast: Alexander Skarsgård, Paul Rudd, Justin Theroux, Seyneb Saleh, Robert Sheehan, Gilbert Owuor, Levi Eisenblätter, Rosie Shaw, Eugen Bauder, Livia Matthes, Jarah Maria Anders, Caroline Peters, Laura de Boer, Grégoire Gros
Sceneggiatura: Michael Robert Johnson, Duncan Jones

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