The Silent Man di Peter Landesman - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Lui adesso vive ad Atlantide / con un cappello pieno di ricordi / ha la faccia di uno che ha capito / e anche un principio di tristezza in fondo all'anima / nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata / e a volte ritiene di essere un eroe. (Francesco De Gregori - Atlantide)»

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Matteo Bailo

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Recensione pubblicata su FilmTv 15/2018

The Silent Man


Regia di Peter Landesman

Nel 1972 Mark Felt era il numero due dell’FBI e, quando all’improvviso morì J. Edgar Hoover (creatore e sovrano assoluto del bureau), rimase il solo a conoscenza di tutti i segreti collezionati nel corso degli anni. Imprevedibilmente scavalcato da un direttore ad interim messo lì dalla Casa bianca (cioè da Richard Nixon), Felt continuava a essere molto potente e pericoloso. Per di più, era un uomo integerrimo, difensore accanito dell’indipendenza dell’FBI dagli altri poteri dello stato, compresi presidente e CIA. O almeno tale appare in The Silent Man, il film di Peter Landesman tratto dall’autobiografia di Felt, alias “Gola profonda”, colui che rivelò alcuni peccati scottanti della Casa bianca a un giovane reporter del “Washington Post”, Bob Woodward, che insieme a Carl Bernstein fece esplodere lo scandalo Watergate. Landesman di mestiere fa anche il giornalista investigativo, il che pare avere una certa influenza sui soggetti che sceglie; ma se in Parkland il tono era sorretto dall’emozione collettiva per l’assassino di JFK, qui, in questo universo di stanze segrete, garage, cabine telefoniche, panchine isolate, la tensione narrativa e morale e il senso del thriller diventano essenziali. Lo scontro politico (che è il cuore del film) si annacqua strada facendo, i caratteri sono un po’ scontati, la musica è incessante, le panoramiche sulla notte di Washington ridondanti. Il Watergate raccontato dall’altro lato rispetto a Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula (e, in parte, anche rispetto a The Post di Steven Spielberg) non ha mordente, né mistero né rabbia; più un’agiografia che uno studio del potere.

I 400 colpi

PMB
6
EM
5
RMO
6
GAN
3
media
5.0
The Silent Man (2017)
Titolo originale: Mark Felt: The Man Who Brought Down the White House
Regia: Peter Landesman
Genere: Biografico - Produzione: Usa - Durata: 103'
Cast: Liam Neeson, Diane Lane, Maika Monroe, Michael C. Hall, Marton Csokas, Noah Wyle, Josh Lucas, Tony Goldwyn, Ike Barinholtz, Wendi McLendon-Covey, Kate Walsh, Brian d'Arcy James
Sceneggiatura: Peter Landesman

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.


Emanuela Martini

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