L'amore secondo Isabelle di Claire Denis - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Tutti i travestimenti del mondo non coprono la puzza di marcio. (Zatōichi)»

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Nicola Cupperi

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Recensione pubblicata su FilmTv 16/2018

L'amore secondo Isabelle


Regia di Claire Denis

«Mi piace quello che succede tra noi, mi piace lo spazio da qui a lì» dice a Isabelle l’ultimo, in ordine cronologico, dei suoi uomini. Quello di Claire Denis è un film sullo «spazio da qui a lì»: l’intercapedine tra due persone, la distanza incolmabile, eppure necessaria, tra i due estremi di una coppia. E sul rapporto maldestro e contraddittorio di una donna con quello spazio: Isabelle ha superato i cinquant’anni, ha un ex marito, per amante un borioso banchiere sposato, per spasimante un attore narcisista, e nessuno di loro la fa felice, né allevia l’angoscia circa l’ingloriosa sorte della sua vita sentimentale. Probabilmente perché questi uomini sono risibili, egocentrici, immaturi, patologicamente incapaci di prendersi un impegno. Ma forse anche perché nemmeno Isabelle (che Juliette Binoche costruisce con un miracoloso impasto di sensualità luminosa e nevrotica goffaggine) è capace di decifrarsi: è la stessa donna che sospira di volere «un vero amore» e che poi raggiunge l’orgasmo col banchiere al solo pensiero di quanto «è stronzo». Quando sono sensuali le paiono innaturali, quando dice loro di andarsene spera che ritornino, e quando le lasciano libera scelta non sa che farsene. Il materiale per una commedia romantica diventa, nelle mani di Denis, un solare anti-dramma, sequenza di sketch tragicomici e stilizzati che volgono in leggerezza la crisi (amorosa, identitaria) di una donna tanto più sola quanto più cerca il contatto con l’altro. Donna che somiglia molto ad altre due protagoniste del cinema francese recente: Isabelle Huppert in Le cose che verranno e Virginie Efira in Tutti gli uomini di Victoria. Film che riflettono con disincanto sul femminile, sulla faticosa ma salvifica consapevolezza di non potersi riconoscere in uno stereotipo. Cosa c’è di sexy, nella scena d’apertura, dove un energico atto sessuale si rivela solo impaziente attesa dell’orgasmo di lui? Cosa c’è di romantico se uno sconosciuto si struscia in pista mentre Etta James canta, in At Last, dell’amore che cambia la vita? Denis si prende gioco, con ironica maestria, delle forme classiche dell’amore al cinema: il pianosequenza in cui intrappola molte interazioni di Isabelle è l’unico modo per restituire «lo spazio da qui a lì», per metterne in risalto il piacere e il tormento, l’azzardo della vicinanza, la misura dell’incomprensione. Perché il campo & controcampo non è che un’illusione: il miraggio di riuscire a darsi pari peso e pari tempo in un dialogo tra amanti. E una volta soli, ecco i monologhi esausti e saccenti della propria voce narrante, fabbricatrice di sentenze che possono esistere solo quando nessuno ascolta. «Non ne potevo più di tutte queste parole» dice Isabelle, eppure di parole è sempre affamata, dalle frasi degli altri si lascia scrivere, si lascia guardare, si lascia decidere. Un ritratto di donna che, con sontuoso ribaltamento finale, si fa universale: quando di colpo quella voce narrante di suprema disillusione («ma come ho potuto crederci?») si incarna in Gérard Depardieu. Un veggente che nulla vede, che parla come un bignami di mind-fulness da quattro soldi: l’importante è «restare open», e infatti i titoli di coda gli scorrono sopra, in un finale che nulla chiude.

I 400 colpi

PA
8
PMB
8
FDM
8
SE
7
IF
8
RM
6
MM
8
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8
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7
GAN
9
LP
8
GS
8
FT
7
media
7.7
L'amore secondo Isabelle (2017)
Titolo originale: Un beau soleil intérieur
Regia: Claire Denis
Genere: Commedia - Produzione: Francia/Belgio - Durata: 94'
Cast: Juliette Binoche, Xavier Beauvois, Nicolas Duvauchelle, Gérard Depardieu, Philippe Katerine, Josiane Balasko, Sandrine Dumas, Alex Descas, Laurent Grévill, Bruno Podalydès, Paul Blain
Sceneggiatura: Claire Denis, Christine Angot

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Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e  Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.


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