Doppio amore di François Ozon - la recensione di FilmTv

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Matteo Marelli dice che Sedotta e abbandonata è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

Scorsese-DiCaprio, coppia al fulmicotone. Tre ore di film senza pause (e possibilmente senza tagli). Vi riproponiamo la locandina di Emanuela Martini.

Alice Rohrwacher dirigerà almeno due degli otti episodi della seconda stagione di L'amica geniale , dal titolo Storia del nuovo cognome . Avete già visto la prima?

Quest'anno alla #Berlinale69 non ci sono nomi di grande richiamo cinefilo. Un esempio preso dal passato? Bruno Dumont. Vi riproponiamo la recensione di un suo film, nella homepage della sezione Scanners.

La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

scelta da
Alice Cucchetti

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Recensione pubblicata su FilmTv 16/2018

Doppio amore


Regia di François Ozon

(Attenzione: spoiler!). Una vagina che dissolve nel primissimo piano di un occhio; una scala di proporzioni e fughe escheriane; il bianco abbagliante e le simmetrie schiaccianti delle opere di una galleria d’arte moderna; due coppie di gemelli monozigoti, la prima irrealizzata (perché una delle bambine non è mai nata), l’altra invece vitale e conflittuale; una ragazza molto sexy che si taglia i capelli in una foggia corta e mascolina; uno psicanalista che contravviene alla deontologia e si abbandona al contro-transfert; sesso che non si sottrae al sadomaso; sogni, incubi, proiezioni e naturalmente un profluvio di specchi e superfici riflettenti. Doppio amore, il film di François Ozon presentato a Cannes 2017, cerca (ma non trova) un equilibrio tra erotismo kitsch e thriller-mélo alla Hitchcock-De Palma-Polanski (con un po’ di Cronenberg, del Siodmak di Lo specchio scuro, di La signora di Shanghai di Welles, per citare solo i più ovvi). Preso in un ingranaggio le cui carte sono “telefonatissime” e prevedibili fin dall’inizio (e durante la visione continuiamo a sperare che la storia vada in un’altra direzione), Ozon perde di vista (o annacqua, rendendola poco percettibile) una dote che possiede e che sarebbe stata essenziale: l’ironia, la capacità di sorridere del proprio stesso gioco e di rendercene, perciò, complici. Bisogna essere molto padroni della macchina da presa (e molto autocritici) per riuscire a rifare quello che De Palma ha già rifatto quarant’anni fa partendo da Hitchcock. E Ozon non ha il rigore dell’Assayas degli ultimi film sui doppi. E tutto si spegne perciò in un esercizio citazionistico troppo laccato.

I 400 colpi

PMB
6
MC
6
FDM
8
SE
9
IF
8
MG
6
RM
6
EM
4
FM
2
RMO
7
LP
9
ES
6
GS
8
RS
6
media
6.5
Doppio amore (2017)
Titolo originale: L'amant double
Regia: François Ozon
Genere: Erotico/Thriller - Produzione: Francia/Belgio - Durata: 107'
Cast: Marine Vacth, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique Reymond
Sceneggiatura: François Ozon

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.


Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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