Doppio amore di François Ozon - la recensione di FilmTv

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Su IRIS alle ore 21:00.

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Rick Alverson (in concorso a #Venezia75 con The Mountain ) è un comico da prendere decisamente sul serio. Lo avevamo segnalato negli Scanners.

Manca poco per la quinta stagione (su Netflix dal 14 settembre). Il cavallo più (o meno) famoso di Hollywoo sta per tornare.

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Per festeggiare David Cronenberg che verrà premiato con il Leone alla carriera a Venezia 75 abbiamo pensato di rendere disponibili tutti gli articoli archiviati nella nostra collezione Locandine. A partire da La zona morta.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 16/2018

Doppio amore


Regia di François Ozon

(Attenzione: spoiler!). Una vagina che dissolve nel primissimo piano di un occhio; una scala di proporzioni e fughe escheriane; il bianco abbagliante e le simmetrie schiaccianti delle opere di una galleria d’arte moderna; due coppie di gemelli monozigoti, la prima irrealizzata (perché una delle bambine non è mai nata), l’altra invece vitale e conflittuale; una ragazza molto sexy che si taglia i capelli in una foggia corta e mascolina; uno psicanalista che contravviene alla deontologia e si abbandona al contro-transfert; sesso che non si sottrare al sadomaso; sogni, incubi, proiezioni e naturalmente un profluvio di specchi e superfici riflettenti. Doppio amore, il film di François Ozon presentato a Cannes 2017, cerca (ma non trova) un equilibrio tra erotismo kitsch e thriller-mélo alla Hitchcock-De Palma-Polanski (con un po’ di Cronenberg, del Siodmak di Lo specchio scuro, di La signora di Shanghai di Welles, per citare solo i più ovvi). Preso in un ingranaggio le cui carte sono “telefonatissime” e prevedibili fin dall’inizio (e durante la visione continuiamo a sperare che la storia vada in un’altra direzione), Ozon perde di vista (o annacqua, rendendola poco percettibile) una dote che possiede e che sarebbe stata essenziale: l’ironia, la capacità di sorridere del proprio stesso gioco e di rendercene, perciò, complici. Bisogna essere molto padroni della macchina da presa (e molto autocritici) per riuscire a rifare quello che De Palma ha già rifatto quarant’anni fa partendo da Hitchcock. E Ozon non ha il rigore dell’Assayas degli ultimi film sui doppi. E tutto si spegne perciò in un esercizio citazionistico troppo laccato.

I 400 colpi

PMB
6
MC
6
FDM
8
SE
9
IF
8
MG
6
RM
6
EM
4
FM
2
RMO
7
LP
9
ES
6
GS
8
RS
6
media
6.5
Doppio amore (2017)
Titolo originale: L'amant double
Regia: François Ozon
Genere: Erotico/Thriller - Produzione: Francia - Durata: 107'
Cast: Marine Vacth, Jérémie Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Boyer, Dominique Reymond
Sceneggiatura: François Ozon

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Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.


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