Il tuttofare di Valerio Attanasio - la recensione di FilmTv

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 16/2018

Il tuttofare


Regia di Valerio Attanasio

Dicono i bene informati che Valerio Attanasio, sceneggiatore all’esordio alla regia, fosse l’uomo in più del primo Smetto quando voglio, il vero responsabile della sua natura sghemba e originale. Chissà se è vero. Quel che è certo è che qui, con una bella energia e un buon ritmo, sogna di rifare quella commedia all’italiana anni 60, vagheggiata e rimpianta da tanti anche se non sempre con cognizione di causa. Il cialtronissimo principe del foro Toti Bellastella (Castellitto in versione Gassman), tutto prosopopea e retorica stentorea, sembra arrivare dalla galleria di irresponsabili esuberanti della commedia del Boom, moglie iena e possidente inclusa (Elena Sofia Ricci, finalmente oltre le suore tv alla melassa), anche nelle tante crepe che ne rivelano gradualmente la vera natura. Di fronte a lui, candido e inesorabilmente travolto dalla progressione catastrofica degli eventi, c’è il praticante a vita (e tuttofare) di belle speranze Antonio Bonocore (Poggi, una sorta di Trintignant di Il sorpasso in sedicesimo). Classico: perché l’uno possa raccontare balle, ci deve essere anche l’altro a sorbirle fiducioso. Niente di davvero mai feroce, o anche solo autenticamente cattivello, ma almeno scantona la morale rancida e deresponsabilizzante del vicino Io sono Tempesta. E Attanasio ha la mano felice nel ritrarre il sottobosco del praticantato legale e annessa dépendance universitaria (contigua a quella di Smetto quando voglio, appunto), e nello sbozzare tipi umani dell’Italietta farsesca di oggi. Un po’ meno nel far progredire il racconto (parentesi mafiosa inclusa), ma è di sicuro un cavallo sul quale puntare (non solo per Vision/Sky).

I 400 colpi

RMO
7
Il tuttofare (2018)
Titolo originale: -
Regia: Valerio Attanasio
Genere: Commedia - Produzione: Italia - Durata: 96'
Cast: Sergio Castellitto, Guglielmo Poggi, Elena Sofia Ricci, Clara Maria Alonso, Tonino Taiuti, Marcela Serli, Luca Avagliano, Federica Toscano, Domenico Centamore, Beatrice Schiros, Mimmo Mignemi, Daniele Monterosi,
Sceneggiatura: Valerio Attanasio

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.


Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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