Il codice del babbuino di Davide Alfonsi, Denis Malagnino - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 20/2018

Il codice del babbuino


Regia di Davide Alfonsi, Denis Malagnino

Viaggio al termine della notte a Guidonia. Piccola mala male assortita: Tiberio, giovane testa calda assetato di vendetta per lo stupro della fidanzata (è solo una posa?), e Denis, pieno di “buffi”, famiglia a carico. In più, il Tibetano, boss sardonico, che monta il primo (con la scusa di aiutarlo nella vendetta) e umilia ripetutamente il secondo. Sembra genere, ma non lo è. O forse sì. Lungi dal pop crime romano alla moda, quel che resta del collettivo indie Amanda Flor (La rieducazione) gira in diretta e in loco, tra campagne e periferie tutte uguali, quasi sempre in auto. E sempre addosso ai personaggi, che nemmeno il cinema può salvare ormai («Tutte le volte che vado ar cesso, me leggo il Mereghetti!» chiosa il “cinefilo” Tibetano nella discussione su Scarface). Un po’ si segue, un po’ si boccheggia. Onore al merito, però.

I 400 colpi

RMO
6
Il codice del babbuino (2018)
Titolo originale: -
Regia: Davide Alfonsi, Denis Malagnino
Genere: Drammatico/Thriller - Produzione: Italia - Durata: 81'
Cast: Denis Malagnino, Tiberto Suma, Stefano Miconi Proietti, Marco Pocetta, Fabio Sperandio, Alessandra Ronzon, Cristina Morar
Sceneggiatura: Davide Alfonsi, Denis Malagnino

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.


Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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