La settima onda di Massimo Bonetti - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 22/2018

La settima onda


Regia di Massimo Bonetti

Al cinema il sette nel titolo, si dice, porta bene. D’altronde, l’omonima canzone dei Nomadi sembra c’entrare poco nell’esordio alla regia (in sala con quattro anni di ritardo) di un attore da sempre discreto e poco appariscente, come tanti suoi ruoli, soprattutto quelli per Pupi Avati. Massimo Bonetti ci prova a raccontare una storia di quieta disperazione d’oggi in un vago meridione, dove un pescatore strozzato dai debiti e tentato dall’illegalità di piccolo cabotaggio, attore mancato (Montanari, che ce la mette tutta, va detto) incrocia un vecchio regista a fine carriera (e vita). Quando gli dice bene, sembra una versione in sedicesimo di Il postino di Troisi, quando gli dice male, s’incaglia nelle secche di una narrazione asmatica. Purtroppo è più spesso il secondo caso, nonostante il fascino spelacchiato di Haber.

I 400 colpi

RMO
5
La settima onda (2015)
Titolo originale: -
Regia: Massimo Bonetti
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 90'
Cast: Francesco Montanari, Alessandro Haber, Valeria Solarino, Imma Piro, Antonino Iuorio, Marco Baldini, Tony Sperandeo, Paco De Rosa, Andrea Delogu, Donatella Pompadour, Greta Sacco
Sceneggiatura: Massimo Bonetti

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.


Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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