Giovanni Allevi: Equilibrium – The Film Concert di Fabrizio Cavada - la recensione di FilmTv

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La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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Recensione pubblicata su FilmTv 25/2018

Giovanni Allevi. Equilibrium – The Film Concert


Regia di Fabrizio Cavada

Pare saltato fuori dagli schizzi di un mangaka Giovanni Allevi, maschera da geniaccio iperattivo, criniera serpentina, espressione puntuta e nervosa, tra il compagno di banco secchione e l’artista preda di trasfigurazioni mistiche e tensioni elettriche verso un ordine musicale classico-pop disequilibrato. Un soggetto scenico a un tempo attraente e respingente, che il regista esordiente Fabrizio Cavada segue con attenzione devota - ma con risultati anodini - durante la prima dell’opera Equilibrium, al Teatro dal Verme di Milano il 15 novembre 2017 con l’accompagnamento dell’Orchestra sinfonica italiana, inframmezzando il documentario con stralci di confessioni private fuori campo, flussi di coscienza di Allevi sulla genesi della composizione sinfonica. Compitino standard, innocuo, pronto per una prima serata su Rai5.

I 400 colpi

FDM
6
Giovanni Allevi. Equilibrium – The Film Concert (2018)
Titolo originale: -
Regia: Fabrizio Cavada
Genere: Documentario - Produzione: Italia - Durata: 91'

Musiche: Diego Capitani
Montaggio: Diego Capitani
Fotografia: Leonardo Mirabilia

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


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