L'albero del vicino - Under The Tree di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson - la recensione di FilmTv

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La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

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Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 26/2018

L'albero del vicino - Under The Tree


Regia di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson

Vincitore del Torino Film Festival 2011 con l’esordio Either Way (poi rifatto in Usa da David Gordon Green con Prince Avalanche), Hafsteinn Gunnar Sigurðsson torna con questo opus n. 3 presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2017, in Orizzonti. Di L’albero del vicino - Under the Tree colpisce, in primis, il tono. Placido. Distaccato ma con garbo. Elegante ma con pudore, nel freddo ma dolce pastello della fotografia di Monika Lenczewska (che smette i narcisismi kitsch di suoi precedenti film, su tutti Message from the King di Fabrice du Welz). Capace di guardare con lo stesso sguardo la commedia e la tragedia. E, proprio per questo, in grado di produrre il comico. Ma un comico che è un fastidio non catartico, in quell’estetica pacata, un attrito grottesco, un che di inquietante e insinuante, che comunque si presume sotto controllo. Si comincia con un giovane marito e padre che nella notte guarda un porno amatoriale autoprodotto e girato con la precedente compagna. Scoperto dalla moglie è costretto ad andarsene di casa. Così raggiunge i suoi genitori, con un lutto familiare ancora da elaborare (un figlio/ fratello suicida), e finisce nella guerra idiota di dispetti coi vicini, a suon di cacca di cane e del sempiterno albero che fa ombra sul cortile. L’effetto domino porta a effetti collaterali imprevedibili: e quell’estetica tranquilla finisce per essere un paradosso, per suggerire abissi irrisolti in quei personaggi che guarda come comode figurine da sitcom. E ad accogliere un crescendo demente di sfoghi frustrati, sino all’orrore.

I 400 colpi

PMB
7
AF
7
EMO
6
GS
7
media
6.8
L'albero del vicino - Under The Tree (2017)
Titolo originale: Undir trénu
Regia: Hafsteinn Gunnar Sigurðsson
Genere: Commedia drammatica - Produzione: Islanda/Francia - Durata: 89'
Cast: Steinþór Hróar Steinþórsson, Edda Björgvinsdóttir, Sigurður Sigurjónsson
Sceneggiatura: Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, Huldar Breiðfjörð

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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