Herbert West Reanimator di Ivan Zuccon - la recensione di FilmTv

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 27/2018

Herbert West ReAnimator


Regia di Ivan Zuccon

Rimontaggio di una webserie, è il quinto film su otto tratto da Lovecraft di uno dei migliori autori di cinema dell’orrore italiani. Il che significa uno capace di fare propria una materia respingente. Perché è triste, lo stato del nostro orrore: budget bassi, interpreti non noti e al limite dell’amatoriale (qui il protagonista è Cerman, regista di In nomine Satan, e feticcio di Zuccon), sospensione del senso di incredulità sempre sotto pressione. Eppure Zuccon, se non si non tacciano le sue immagini di ridicolo e se gli si concede l’alibi dei presupposti produttivi, riesce a fare cinema personale, capace di rielaborare liberamente il referente letterario restando coerente all’autore, e in grado soprattutto di far di pauperismo virtù, con soluzioni di riporto (Glazer, Lynch...), ma lontane da secche realiste. Arte povera, ma visionaria.

I 400 colpi

GS
6
Herbert West ReAnimator (2017)
Titolo originale: -
Regia: Ivan Zuccon
Genere: Horror - Produzione: Italia - Durata: 70'
Cast: Emanuele Cerman, Valentina Bivona, Rita Rusciano, Alessio Cherubini, Roberta Marrelli, Elisa Carrera Fumagalli, Marco Tizianel, Veronica Urban, Valentina Framarin, Sofia Pauly
Sceneggiatura: Ivan Zuccon
Musiche: Mauro Crivelli
Fotografia: Ivan Zuccon

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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