Luis e gli Alieni di Christoph Lauenstein, Wolfgang Lauenstein - la recensione di FilmTv

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La citazione

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Recensione pubblicata su FilmTv 29/2018

Luis e gli Alieni


Regia di Christoph Lauenstein, Wolfgang Lauenstein

La vita è grama per Luis, dodicenne vessato dai bulli e guardato a vista da preside e sgherra dei servizi sociali, che lo vogliono sottrarre a un padre svitato e povero in canna il quale, alla cura di casa e figlio, preferisce lo studio delle stelle nell’attesa di uno sbarco alieno. Tre extraterrestri stanno effettivamente puntando la Terra, per impossessarsi non delle nostre risorse bensì di un materassino relax promosso da una televendita intercettata per caso e per noia. La sinossi del debutto animato dei fratelli tedeschi Lauenstein è più stramba dell’opera stessa; moderatamente godibile il lungo segmento en travesti della parte centrale, tutto giocato sulla fluidità metamorfica degli alieni (anche di genere, sebbene il film non corra mai il rischio di uscire da un cauto seminato).

I 400 colpi

FDM
5
FM
5
media
5.0
Luis e gli Alieni (2018)
Titolo originale: Luis & the Aliens
Regia: Christoph Lauenstein, Wolfgang Lauenstein
Genere: Animazione - Produzione: Germania/Lussemburgo/Danimarca - Durata: 86'

Sceneggiatura: Christoph Lauenstein, Wolfgang Lauenstein

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


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