Una storia senza nome di Roberto Andò - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Recensione pubblicata su FilmTv 38/2018

Una storia senza nome


Regia di Roberto Andò

Sssh. Un vecchio agente segreto (Carpentieri) rivela una storia segreta a una segretaria (Ramazzotti), perché lei ne faccia il soggetto di un film. Un film che, come sempre, lei scrive come ghost writer per uno sceneggiatore bollito (Gassmann). Tutta sua madre (Morante), che fa la suggeritrice segreta di un patetico ministro del governo italiano. Il produttore segreto del film è lo stesso verso cui il film allunga un dito accusatorio. Ovvero la mafia, rea di aver rubato (storia vera) La Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio a Palermo, nel 1969. I fili si stringono. La trama s’infittisce. Fino alla caricatura. Roberto Andò continua a sperimentare allegramente con le forme del giallo, che è il genere della ragione che si restaura, ma che per lui, al contrario, arranca grottescamente, fatica ad arrivare a un traguardo, ad accomodarsi su una verità. Raffinato lettore di Sciascia, è come se a ogni film lo portasse allo sfinimento, e - dopo Le confessioni - a una parodia che probabilmente identifica come forma principe del contemporaneo. Ogni personaggio muove ed è mosso da un altro: chi sta scrivendo chi? E tra tutti questi segreti, questi falsi, dove sta la verità? Il balletto kitsch di copie e depistaggi (ben gestito nel cambio di registri) mima De Palma (una questione di visione del mondo, non di stile), ma il centro è come sempre il ruolo dell’artista nel mondo. Il film nel film finisce per rivelare una verità. Il film di Andò le si sovrappone, la rende opaca, ridicola, parodica, come impossibilitato a dire alcunché. È questo il punto. È un divertissement? Certo, ma, in segreto, è soprattutto una denuncia.

I 400 colpi

PA
7
PMB
3
SE
4
IF
6
MG
5
FM
4
EMO
5
LP
7
GS
7
media
5.3
Una storia senza nome (2018)
Titolo originale: -
Regia: Roberto Andò
Genere: Giallo - Produzione: Italia/Francia - Durata: 110'
Cast: Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassmann, Laura Morante, Renato Carpentieri, Jerzy Skolimowski, Antonio Catania, Gaetano Bruno
Sceneggiatura: Roberto Andò, Angelo Pasquini

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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