Te lo dico pianissimo di Pasquale Marrazzo - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Guardatevi da tutte le imprese che richiedono vestiti nuovi (H.D. Thoreau)»

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Carolina Crespi

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Recensione pubblicata su FilmTv 38/2018

Te lo dico pianissimo


Regia di Pasquale Marrazzo

Nove anni dopo lo sbrindellato, ma deciso, e politicamente presente al suo tempo Sogno il mondo il venerdì (presentato a Locarno), il napoletano-milanese Pasquale Marrazzo torna al cinema con Te lo dico pianissimo. Nel frattempo, a teatro, s’è occupato di riscrivere e mettere in scena, tra il resto, La moglie del soldato di Neil Jordan, Veronika Voss di Fassbinder, A Single Man di Christopher Isherwood. Premessa necessaria per non sottovalutare questo opus n. 5, a cui basta una minuscola dimensione teatrale fatta soprattutto d’interni, priva di slanci di messa in scena, per imbastire una piccola pochade familiare tutta testo e gioco d’attori in cui, come in un isterico laboratorio dove la realtà si intensifica in caricatura, sono messe alla prova con brio questioni come l’omogenitorialità e l’omofobia. Pas mal.

I 400 colpi

GS
6
Te lo dico pianissimo (2018)
Titolo originale: -
Regia: Pasquale Marrazzo
Genere: Commedia - Produzione: Italia - Durata: 90'
Cast: Stefano Chiodaroli, Lucia Vasini, Renato Cortesi, Pietro Pignatelli, Cinzia Marseglia, Corinna Agustoni, Daniele Squassina, Luca Torraca, Luisa Vernelli, Tatiana Winteler
Sceneggiatura: Fabrizio Bozzetti, Pasquale Marrazzo, Roberto Traverso

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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