L'albero dei frutti selvatici di Nuri Bilge Ceylan - la recensione di FilmTv

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Mauro Gervasini dice che Wichita è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 13:30.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

Il cast dei sequel di Avatar cresce (ve ne parliamo nella prossima newsletter, nella vostra casella di posta sabato 18 maggio). Per l'occasione vi riproponiamo un confronto critico pubblicato all'epoca dell'uscita del primo film.

Il calciomercato delle piattaforme streaming e dei canali a pagamento, dai destini sempre più intrecciati. Un'analisi di Andrea Bellavita.

Lo scorso 9 maggio è morto a Seattle lo sceneggiatore Alvin Sargent, fra gli sceneggiatori più eclettici e di maggior successo nelle ultime cinque decadi di Hollywood. Suo è Paper Moon , che gli valse la prima nomination agli Oscar. Vi riproponiamo la locandina di Gianni Amelio.

La citazione

«Lui adesso vive ad Atlantide / con un cappello pieno di ricordi / ha la faccia di uno che ha capito / e anche un principio di tristezza in fondo all'anima / nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata / e a volte ritiene di essere un eroe. (Francesco De Gregori - Atlantide)»

scelta da
Matteo Bailo

cinerama
8649
servizi
3092
cineteca
2812
opinionisti
1906
locandine
1028
serialminds
820
scanners
488
Recensione pubblicata su FilmTv 40/2018

L'albero dei frutti selvatici


Regia di Nuri Bilge Ceylan

Un tempo Nuri Bilge Ceylan l’avremmo chiamato “maestro”, o forse anche solo “autore”, ma con un senso di solenne riverenza. Oggi tendiamo a considerare con sospetto entrambe le definizioni, con il pensiero rivolto più al cinema e ai suoi meccanismi che non al pensiero da cui prende vita. Di fronte però a L’albero dei frutti selvatici è difficile non riprendere categorie sorpassate eppure necessarie a decifrare un metodo fondato sulla pura soggettività del suo creatore. Quello di Ceylan resta un cinema personale fatto di riflessioni e contrasti (fra uomini e donne, uomo e natura, passato e presente), con lunghe scene di dialoghi cariche di un senso misterioso o da attendere come un’epifania. Da C’era una volta in Anatolia in poi, i suoi film sono diventati meno ermetici e più aderenti alla realtà ostica dei loro personaggi e della Turchia moderna. Ceylan non si affida più, come in Il piacere e l’amore e Le tre scimmie, al potere divinatorio delle immagini, al loro senso unico e interpretabile; piuttosto, grazie anche all’insostituibile aiuto della moglie Ebru, scrive i suoi film a partire dalle contraddizioni e dalle incomprensioni di cui è piena la vita, a costo di prolungarne la durata e aumentarne la densità. È un modernista, un regista che richiede paragoni con i grandi del passato, con Antonioni, Beckett, Cechov, Dostoevskij, e conoscenze approfondite della cultura turca; le sue opere - soprattutto Il regno d’inverno - Winter Sleep e quest’ultima - sono universali, sintesi di conflitti interiori e relazioni esterne, quadri personali, familiari, sociali. In L’albero dei frutti selvatici torna la parte occidentale della Turchia delle sue origini e già sfondo di Nuvole di maggio, film da cui è ripreso il tema della creazione artistica; a Uzak rimanda invece il rapporto fra giovinezza ed età adulta, declinato nello scontro tra il protagonista Sinan, aspirante scrittore da poco laureato e tornato nella città natale di Çanakkale, e il padre maestro di scuola e giocatore d’azzardo disprezzato da tutti. Niente silenzi, però, e nemmeno inquadrature sospese o incroci tra cinema e realtà. L’albero dei frutti selvatici è costruito come un mosaico, un quadratino, come diceva Joyce di Finnegans Wake, pezzo su pezzo, dialogo dopo dialogo, con il sogno che confonde la vita e l’incertezza del protagonista sulla direzione da dare alla proprio destino che genera l’episodicità del racconto. «Ho sempre pensato che quell’albero fosse come me, come te, come il nonno» dice Sinan al padre, di fronte alla pianta dei frutti selvatici: è lei, come nella poesia di Yunus Emre citata, a celare l’impenetrabile segreto dell’esistenza. È lei a farsi protagonista della scena più bella di un film stranamente - ma inevitabilmente, vista la contraddizione delle forze in campo - sospeso fra estrema cura e varietà stilistica. Nel corso delle tre ore del film, l’albero è il solo elemento fermo, unico; tutto il resto, anche il destino di Sinan, è vario, molteplice, talvolta fallimentare. Come la vita, come il cinema.

I 400 colpi

PA
7
SE
6
MG
5
RM
9
MM
9
EM
7
FM
8
RMO
7
EMO
8
LP
9
GS
9
RS
6
media
7.5
L'albero dei frutti selvatici (2018)
Titolo originale: Ahlat Agaci
Regia: Nuri Bilge Ceylan
Genere: Drammatico - Produzione: Francia/Germania/Svezia/Bulgaria/Macedonia/Turchia/Bosnia-Erzegovina - Durata: 188'
Cast: Serkan Keskin, Dogu Demirkol, Hazar Ergüçlü, Ahmet Rifat Sungar, Murat Cemcir
Sceneggiatura: Nuri Bilge Ceylan, Ebru Ceylan, Akin Aksu

Pallini di FilmTv

Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

Vuoi vedere il film in streaming?

Aggiungi questo contenuto
ai tuoi articoli salvati.

Aggiungi questo film
a quelli che vuoi vedere.

Manda il testo di questo
articolo a un amico.


Articoli consigliati


The Wild Pear Tree» Cinerama (n° C0/2018)

Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P.T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni cultura.


Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P.T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni cultura.

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti
Privacy Policy