In viaggio con Adele di Alessandro Capitani - la recensione di FilmTv

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Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 43/2018

In viaggio con Adele


Regia di Alessandro Capitani

Sorvegliato speciale del cinema italiano, investito di un’attesa messianica, lo sceneggiatore Nicola Guaglianone è, per tutti, ancora quello di Lo chiamavano Jeeg Robot. Nel frattempo, ha scritto per i grossi calibri della nostra commedia (L’ora legale, Benedetta follia), s’è cimentato con la serialità di culto (Suburra), ha partecipato a film curiosi (Indivisibili, Sono tornato). Però il film con Mainetti resta la sua unica, vera epifania. Non sembra che questo esordio di Alessandro Capitani al lungo (dopo tanti corti, uno anche vincitore di un David nel 2016) possa cambiare le cose. L’Adele del titolo, sempre in tuta da coniglio, è un’altra mattocchia come l’Alessia di Jeeg, forse giusto un po’ più filtrata da una certa cinefilia (Gummo? Donnie Darko? O magari la serie tv Wilfred?). La storia s’instrada subito lungo i binari del film di viaggio dolceamaro, con gli opposti che si attraggono (un padre attore nevrotico e una figlia “neurodiversa” alla loro prima - e ultima - volta insieme, dopo che lui ha scoperto l’esistenza di lei), le divagazioni e le digressioni continue, la meta sempre procrastinata. Ovvio, è un piccolo film indipendente, tenacemente voluto da Alessandro Haber, finalmente protagonista straripante dopo tanti piccoli ruoli di sguincio per non impallare protagonisti meno meritevoli. E Sara Serraiocco è sempre una presenza sottilmente disturbante. Non lo si può non guardare con simpatia. Ma, alla fine, perso nel suo mondo pastello a scherzare coi fanti (l’onnipresenza di Servillo al cinema) e coi santi (il cameo finale di Leconte), è esile esile. Sembra scritto su uno dei post-it che Adele ossessivamente appiccica ovunque. 

I 400 colpi

RMO
5
In viaggio con Adele (2018)
Titolo originale: -
Regia: Alessandro Capitani
Genere: Commedia - Produzione: Italia/Francia - Durata: 83'
Cast: Sara Serraiocco, Alessandro Haber, Isabella Ferrari, Patrice Leconte, Anna Ferruzzo, Elena Cantarone, Achille Missiroli, Marina Occhionero
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.


Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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